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"C’eravamo affezionati ma ci è sembrato giusto riportarla al suo posto"

Pozzaroli di giorno, tombaroli di notte

Tanti sono i racconti sui reperti portati via

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C’eravamo affezionati ma ci è sembrato giusto riportarla al suo posto”. Una coppia di Firenze ha deciso di restituire a Pulsano, dopo aver visto l’Abbazia rinascere con la presenza monastica, la statua di S. Caterina d’Alessandria (circa 50 cm di altezza), portata via tempo prima da un complesso totalmente abbandonato e rovinato. Una restituzione avvenuta qualche anno fa, che non compensa i furti, il saccheggio, l’incuria. Quanto è stato portato via da questo territorio è superiore a quanto è stato conservato. L’elenco è enorme. Il daino rubato e poi ritrovato, il capitello che si vedeva dalla strada su una colonna all’ingresso di Siponto… sono piccole cose.

A S. Leonardo portarono via nel 1989 le formelle del pozzo “Caetani” e tentarono di smontare e portare via l’intero portale. Dopo quel tentativo fu decisa l’illuminazione in modo che dalla strada si potesse vedere il portale ben illuminato

Tanti sono i racconti sui reperti portati via. Un agricoltore di Cupola Beccarini ebbe in regalo negli anni sessanta una 500 e un fucile da caccia da un professore francese che andava via ogni anno con il furgone pieno (credo stele daunie).

Le stele si trovavano in tutte le masserie della zona. Lastre rettangolari, con un’altezza tra i 40 e i 130 cm e uno spessore di 8-12 cm., erano usate come “chianche” per sedersi, nei muri a secco, nella pavimentazione di capannoni, depositi di attrezzi, persino nelle stalle. Per questi usi nulla di meglio nelle campagne dove si riusa tutto. Non c’è scavo effettuato per le vasche di raccolta d’acqua o per i pozzi artesiani che non abbia permesso di individuare tombe e reperti. I maggiori conoscitori erano i pozzaroli per lo più di Orta Nova, in un periodo (anni settanta) in cui nel Tavoliere si sono scavati disordinatamente e senza controllo centinaia di pozzi. Gli agricoltori andavano alla ricerca di acqua e la distanza minima di 150 metri tra un pozzo e l’altro non è mai stata rispettata. Questo ha creato le condizioni per un disastro ambientale gravissimo: abbassamento del suolo e salinizzazione delle falde acquifere. Il fenomeno poi si è attutito con la diffusione dell’irrigazione a gocce, che permetteva un notevole risparmio di acqua. Ebbene i pozzaroli scavando i pozzi venivano a conoscere le aree più interessanti e ricche di reperti. In una vasta area del comune di Trinitapoli vi era un escavatore presso un canale che di notte veniva utilizzato per scavare tombe. E l’area presentava un paesaggio impressionante di centinaia di tombe profanate. Un pozzarolo mi disse che si muovevano su commissione. Proprio in quel mese di settembre avevano avuto una richiesta di due anfore per un regalo per le nozze di un medico a Manfredonia.

Poi ci sono ritrovamenti casuali. Sempre in quegli anni Novanta in un ferragosto a Versentino, sede con Federico II di un palazzo imperiale, ho incontrato studenti dell’Università di Pisa che, in vacanza in Puglia, passavano frequentemente da quel luogo e trovavano sempre qualcosa, e quel giorno mi mostrarono delle monete. Altra notizia certa fu un cofanetto trovato nella stessa zona con circa 50 monete d’epoca bizantina, che venivano vendute a 50 mila lire ciascuna.

Ci sono stati privati che hanno raccolto e conservato reperti. Si sono adoperati perché non andassero dispersi (farmacista Sansone a Mattinata), e hanno fatto bene. Disponibili anche a darlo al pubblico, se il pubblico fosse stato disposto a prendersene cura.

Nel museo archeologico di Iesi la collezione più importante (VI – IV secolo) proviene dalla Daunia, dono di un medico originario di Ascoli Satriano al Comune dove esercitava la sua professione. I reperti, di grande varietà e importanza, erano il frutto di ricerche effettuate durante i soggiorni estivi nel suo paese di origine. Ci sono persone di questo territorio che vivono fuori e che portano via pezzi di memoria (le piccole statue di San Michele ad esempio), piccoli attrezzi di artigianato locale ritrovati in masserie abbandonate. Michele Melilllo nelle sue escursioni domenicali ha raccolto un immenso materiale, e questa sua passione ha permesso di allestire un museo a Siponto di grande interesse soprattutto per le scuole.

Il senso di questo discorso? La necessità di una conoscenza diffusa dei beni culturali e delle risorse del territorio che appartengono a tutti. Questa è la base per la tutela e la valorizzazione.

(A cura del prof. Paolo Cascavilla www.futuriparalleli.it)



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