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Monte Sant’Angelo, “Ordine pubblico e sociale”

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Monte Sant’Angelo, 16 aprile 2017. Ieri di concerto con l’avv. Marcello Mariella di «Ass. Populus e DauniAttiva», durante l’intervista con il giornalista Giancarlo Rossi di RAI 1, abbiamo parlato di ORDINE PUBBLICO E «SOCIALE».

L’ ordine pubblico, inteso come concetto, s’identifica con l’insieme delle norme che consentono l’equilibrio della vita all’interno di una comunità. In quanto principio non è da identificarsi con la cultura romanistica, dove, indubbiamente i rapporti erano regolati da un criterio di rigida divisione fra le classi sociali: da una parte le classi subalterne, gli schiavi e i plebei, e dall’altra le classi al potere, aristocratici e ricchi possidenti. Per cui la divisione appare così netta che pare quasi impossibile stravolgere la struttura economica e,quindi, sociale. Ad eccezione di qualche nobile tentativo, come quello di Spartaco (73 a.C.), passeranno secoli prima che la tradizione citata possa essere rovesciata.

Tale tipo di ordine riflette o è lo specchio di una realtà rigidamente organizzata: la proprietà è privilegio solo di pochi, che da soli gestiscono e detengono il potere, la cultura, la morale,la politica,l’arte, etc…- E tale sistema configura fin’anche i principi che sottostanno alla categoria della legalità. Da ciò si evince che la legalità, intesa come corrispondenza fra l’essere reale e ciò che deve essere secondo la norma, non sempre coincide con la giustizia. Infatti che un plebeo o uno schiavo debbano avere uno status giuridico diverso dal dominus rientra perfettamente nella norma, cioè è legale.

Grandi precorritori della messa in discussione sono stati personaggi noti nella storia come Antigone(omonima tragedia sofoclea rappresentata nel 442 a.C.) e Sant’Agostino (354 – 430). Il mitico personaggio della tradizione tebana contesta al padre Creonte l’ordine statuito nelle leggi positive, che proibiva di seppellire Polinice in quanto codardo durante la battaglia, con una giustizia, al contrario, radicata nella natura, specchio della grandiosità divina, e che rigetta l’idea di lasciare il corpo di Polinice in preda agli avvoltoi. Non trascurabile neanche l’acuta osservazione di Sant’Agostino nel de Civitate dei, scritta fra il 413 e il 426, dove il filosofo di Ippona denuncia la non coerenza del principio di legalità inteso come status di ordine sociale. In questo senso l’anacronismo sarebbe quanto mai evidente: l’errato algoritmo produrrebbe una pari fenomenologia tra la categoria del legale e l’ordine vigente persino all’interno di una banda di ladroni o di clan tribale o mafioso.

Tale divario – e dopo il grande percorso maturato con l’avanzare della società comunale, della società umanistica e rinascimentale e della grande stagione illuministica di Voltaire, Diderot e Montesquieu -, sarà oggetto di messa in discussione e quindi di ribaltamento solo con la Rivoluzione francese dell’ ´89. Spetterà, infatti, ai legislatori della Francia rivoluzionaria avvicinare il tema della legalità e dell’ordine pubblico a quello di giustizia. Il senso dell’avvicinamento è da cogliere in una maggiore uguaglianza tre le classi sociali e quelle subalterne. Non più, di conseguenza, il monarca sarà l’arbitro della legge, ma il popolo secondo il principio della democrazia indiretta. Tale conquista sarà alla base della formulazione di uno Stato all’interno del quale il parametro sarà rappresentato dalla parità dei diritti in base al principio che tutti gli uomini nascono uguali sin dalla nascita. Ed è così che lungo il percorso storico l’ordine pubblico,inteso come equilibrio, convivenza serena sul piano dei diritti, maturerà per sfociare nel cd. Stato di diritto, cioè di una comunità che fonda la convivenza tra i componenti sul diritto, sulla norma, e non, invece, sull’autorità,così come recita l’antico brocardo giustinianeo:«quod placuit principi, habet vigorem legis».

Sarà questa una rivoluzione radicale che in occidente finirà per costituire la base del costituzionalismo, generando così l’avvento della società contemporanea. Tale eguaglianza o equilibrio tra le classi, purtroppo, è solo formale e non anche sostanziale. Infatti, se è vero che tutti possono vantare diritti (ad es. accesso alla proprietà, ai servizi, facoltà di godimento dei diritti civili, etc…), ciò si verifica solo come possibilità e non anche come evento necessario, dovuto.

Quindi, oggi, come sostiene Pietro Calamandrei, a causa delle palesi ed evidenti differenze fra ricchi e poveri o nullatenenti, lo stato di equilibrio stenta a configurarsi fra chi vive nella ricchezza e chi, al contrario, versa nella miseria più nera. Quale equilibrio o quale ordine pubblico si può invocare allorché masse sterminate di indigenti vivono miseramente affamate, senza lavoro o senza una casa e persino sotto la minaccia della guerra continua se si pensa a chi abbandona la propria terra: siriani, bengalesi o irakeni?

Questo è un interrogativo inquietante. Nel caso di specie, cioè M.S.A., l’ordine pubblico – e la considerazione supera il limite della razionalità -, lascia interdetti: ben 40 e più omicidi dagli anni ´70 e fino ad oggi, rapine in pieno centro e di giorno, oltre 2000 giovani emigrati negli ultimi trent´anni alla ricerca di un lavoro, un comune con crescita demografica negativa, scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni della malavita organizzata di stampo mafioso(ai sensi dell’art.143. D.L.267/2000), etc…- Come si può notare una situazione del tutto allarmante, cioè di emergenza, idonea a destabilizzare il quadro sociale o l’ordine pubblico del quale prima si diceva, contrariamente a quanto sosteneva nel 2008 il Sindaco di allora.

Al fine di porre qualche rimedio e frenare la grave emorragia o la piaga sociale della malavita che arruola la manovalanza con grande facilità tra masse di giovani in preda alla disperazione a causa della mancanza di lavoro (400 o 500 euro per commissionare un omicidio sulle piazze di Manfredonia, San Severo, Cerignola e Monte Sant’Angelo) occorrerebbero interventi di natura 1) formale, come la Tenenza dei CC, maggiore controllo sul territorio,istituzione di una sezione staccata operativa della DIA nel Comune di Foggia dalla Corte d’Appello di Bari, come si sostiene e si auspica da parte dell’Associazione Populus DauniAttiva della Provincia. Tale dislocamento, infatti, non presuppone che il luogo dove essa viene istituita sia sede di Corte d’Appello, essendo solo una sezione distaccata operativa;2) sostanziale, utilizzando le risorse locali tramite i FONDI DELLA COMUNITÀ EUROPEA con la costituzione di forme produttive cooperativistiche contrapposte a quelle tradizionali individualistiche. Solo così si creerebbero centinaia e centinaia di posti di lavoro, come è successo nelle Marche. Ma soprattutto si rende ormai improcrastinabile una politica in grado di avvicinare i cittadini alle Istituzioni attraverso il coinvolgimento diretto o la democrazia diretta tramite la rete WEB (Rousseau – de Tocqueville). Insomma, come sostiene Bobbio, l’ordine pubblico esige più Stato e meno repressione.

Tutto ciò, certo, non debellerebbe del tutto le criticità sociali o il disordine pubblico, sicuramente, però, eleverebbe il livello sociale, civile, culturale ed esistenziale della collettività, conferendole benessere e felicità, valido deterrente contro la malavita organizzata.

(Messaggio inoltrato da Michele Campanale, Monte Sant’Angelo)



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