Cultura
Alla periferia della città si possono scorgere lembi di terra bagnati dal sole

Arcobaleno: ‘orti dall’anelito ambizioso’ a Foggia

Cooperativa sociale in prima linea dal 1995 per la promozione della giustizia, della solidarietà e della non-violenza nel mondo

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Foggia – Alla periferia della città si possono scorgere lembi di terra bagnati dal sole. E disposti in fila e a beneficio di chiunque voglia coltivare e usufruire dei frutti della terra e della natura. Sono gli orti sociali della Masseria De Vargas, dove è stato festeggiato il ventennio della cooperativa sociale Arcobaleno, in prima linea dal 1995 per la promozione della giustizia, della solidarietà e della non-violenza nel mondo, specialmente nei paesi del sud del mondo.

Orti dall’anelito ambizioso, quello di garantire l’autosufficienza e l’incontro tra famiglie, lavoratori, disoccupati e persone di svariata origine sociale. Qui per conversare sulla terra di mezzo di oggi verso un altro futuro, quel futuro che è importante far accadere già oggi, in un convegno intitolato “Generare il futuro, creare cultura: il ruolo delle cooperative sociali”.

Succede che si incontrino per parlare di un operato che ha visto in questi anni sulla scena attori di un certo concetto di cittadinanza, lontano dalle cooperative, organizzazioni e attività cosiddette no-profit che in realtà hanno speculato e ipotecato l’anima al facile guadagno, come quelle cooperative implicate nella vicenda di mafia capitale. Reduce dalla presentazione del suo libro, “La mafia sul collo”, Don Giacomo Panizza, legato a Progetto Sud, è il testimone d’eccezione della lotta alla corruzione, soprattutto quando questa infanga il mondo del sociale, e allunga i suoi tentacoli sulle terre del Sud come la Calabria, dove da tempo denuncia gli abusi della ndragheta e decide di gestire edifici confiscati alla mafia. Solo suona strano per lui che solo determinate categorie o associazioni debbano occuparsi di questo sociale come un fastidioso onere da demandare.

“Facciamo diventare le cose sociali della società, possibile che si occupi di sociale solo chi è legato in qualche modo alla chiesa? – spiega Don Giacomo Panizza – Perché non aprire i gruppi affinché questi gruppi si aprano ad altri gruppi e che siano gruppi di emancipazione e non per imprigionare qualcuno, perché non poter aiutare qualcuno senza per questo avere il timbro di qualcuno, tipo quello delle associazioni di volontariato?”. Tra gli argomenti in discussione con gli altri testimoni intervenuti – Giovanni Moro di Fondazione Fondaca, Michele Gravina di Banca etica e Domenico La Marca della Coop Sociale Arcobaleno – la faccenda scomoda delle cooperative corrotte, la dignità che dovrebbero assumere le politiche sociali senza che ci sia dipendenza tra assistente e assistito e l’onta che ricade sulle case famiglia, di cui Michele Gravina sostiene l’assoluta fiducia ben riposta “Fa più rumore un albero che cade fragorosamente che non una piccola azione, come quella di portare latte e caffè ai senzatetto da parte di associazioni incontaminate”.

Parte integrante della festa è stata la condivisione del cibo e della musica insieme alla scuola di musica Novecento dei laboratori urbani di Artefacendo, che vede, tra gli insegnanti ai giovani ragazzi, molti musicisti del territorio locale.

FOTOGALLERY

(A cura di Maria Pina Panella – mariapinapanella@gmail.com)



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