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L'Università di Foggia da tre anni collabora attivamente con la Yanbian University

Foggia-Yanji, un ponte tra il Tavoliere e la Cina

In corso una ricerca sullo sviluppo di tecniche per la microestrazione da matrici ambientali e alimentari

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Foggia. Cominciata tre anni fa come ordinaria attività di collaborazione accademica, l’esperienza del prof. Maurizio Quinto (associato di Chimica analitica al Dipartimento di Scienze agrarie, degli alimenti e dell’ambiente dell’Università di Foggia) nella Repubblica Popolare Cinese sta diventando via via sempre più interessante e soprattutto scientificamente sempre più significativa. Insieme ai colleghi della Yanbian University (situata nella città di Yanji, circa 400.000 abitanti nel Nord Est della Cina), il prof. Quinto sta lavorando su nuove tecniche di microestrazione che permettono di ottenere principi attivi da piante medicinali, quali sostanze antiossidanti o con dimostrate attività antitumorali, in tempi molto ristretti e con l’utilizzo di pochissimo solvente. Lo strumento messo a punto, e chiamato gas purge-microsyringe extraction system (GP-MSE) può essere utilizzato anche per analisi ambientali e alimentari, ed è un’innovativa tecnica di microestrazione quasi completamente solvent-free, a tutto vantaggio della sostenibilità ambientale.

L’esperienza del prof. Quinto in Cina è cominciata nell’aprile del 2014, dopo aver partecipato al 3rd BIT Annual Conference and EXPO of Analytics 2014 a Dalian, su invito del comitato scientifico organizzatore (nell’ambito del Progetto FP7, coordinato scientificamente dal prof. Massimo Monteleone dell’Università di Foggia), come relatore ad una delle sessioni di lavoro. «Mi occupo di tecniche microestrattive da qualche anno – commenta il prof. Maurizio Quinto – ed ho sviluppato, insieme ad altri colleghi, un modello teorico che, presentato ad un congresso a Dalian (Cina), è stato ritenuto molto interessante, in particolare dal prof. Li della Yanbian University. Alla fine della mia relazione – racconta il prof. Maurizio Quinto – il prof. Li si è avvicinato ed ha chiesto altri particolari riguardo alla mia attività scientifica, proponendomi di andare a trovarlo, il giorno dopo, presso il suo laboratorio di ricerca. Con la curiosità e il coraggio necessari in questi casi, il giorno dopo ho preso l’aereo per Yanji e da allora è cominciata la mia esperienza presso la Yanbian University, dove sono già tornato per tre volte, mentre nel frattempo il prof. Li è stato visiting professor per tre mesi (gennaio – aprile 2016, NdR) presso la nostra Università».

E’ nata così un’intensa collaborazione che, oltre a una serie di progetti che stanno creando un concreto ponte scientifico tra il Tavoliere e la Cina (si pensi inoltre al sempre più frequente scambio di docenti e studenti tra diverse accademie cinesi e il Conservatorio Umberto Giordano o l’Accademia di Belle Arti di Foggia), ha fruttato diversi articoli pubblicati su riviste scientifiche internazionali, altri in fase di valutazione, poster e relative relazioni a congressi. «Tra le altre cose, sfruttando le nostre competenze, abbiamo messo a punto questo nuovo strumento, portandolo dalla fase prototipale a quella pre-industriale, con la speranza di una sua prossima commercializzazione, sia in Cina che in Europa. Ritengo inoltre che ci siano ulteriori ed interessanti prospettive di ricerca sui temi ambientali, molto a cuore alla Cina in questi ultimi anni, anche a causa dell’elevato livello di inquinamento presente nelle maggiori e più popolose città. Dal punto di vista personale, sto vivendo un’esperienza entusiasmante, che mi sta insegnando molto, anche a vincere i tanti pregiudizi nei confronti di questo Paese, una realtà che offre molte opportunità e gratificazioni dal punto di vista scientifico e della ricerca. Spero che questa collaborazione continui il più a lungo possibile – conclude il prof. Maurizio Quinto – perché la libertà di scelta, le opportunità scientifiche e le possibilità economiche che adesso caratterizzano questi atenei orientali sono condizioni sempre meno presenti in Europa e cominciano a scarseggiare anche negli Stati Uniti d’America. Fare ricerca e sperimentazione qui in Cina potrebbe garantire ancora molte soddisfazioni, a me come docente e credo anche all’Università di Foggia, che ho l’onore di rappresentare in Italia ed all’estero».

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