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La questione “Crac” della Cassa del Tavoliere è al centro di ogni discussione, a Rignano

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Rignano Garganico. La questione crac della Cassa di Mutualità del Tavoliere continua a far discutere, a Rignano Garganico. Non può essere altrimenti, considerato che i “truffati”, per circa tremila miliardi elle vecchie vecchie lire, conterebbero, tra titolari ed eredi, alcune un centinaia di soggetti. A ritornarci su ci prova ancora una volta Francesco Gisolfi, ex- sindaco della cittadina per due volte. Lo fa, in qualità di vittima e nel contempo di dirigente ultimo del suddetto Istituto di Credito, per smentire talune “voci” circolate in questi giorni circa presunti rimborsi avuti da questo o quell’altro socio od ex-dipendente. Secondo il suo dire, nessuno, a cominciare da lui stesso, né ieri, né oggi avrebbe ricevuto la restituzione parziale o totale di quanto depositato. La dice lunga il suo già citato ricorso, inoltrato, alcuni giorni fa alla competente sezione del Tribunale di Foggia. Non a caso ci ha autorizzato a pubblicare il suo scritto, anche perché convinto che qualcuno si dovrà pur muoversi per rendere giustizia a tanti cittadini. Perché non si fa una legge per risarcire “tutti” i truffati dalle banche, compreso Rignano G.co? – si chiede con stizza qualcuno tra quelli più arrabbiati – anziché proteggere solo i soliti fortunali? Il riferimento è ai risparmiatori rimborsati (100 milioni di euro) a seguito del crac plurimilionario (euro) di CariFerrara, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria. Gisolfi, intanto, fa sapere che con l’anzidetto ricorso non s’ intende portare avanti una sua difesa personale, ma stimolare l’insieme a resistere e a combattere per l’interesse collettivo. Ecco di seguito il ricorso integrale dell’ex-primo cittadino sopra menzionato. Tanto lo si fa, al fine di produrre chiarezza su come siano effettivamente andate le cose.

Tribunale di Foggia /Sezione Fallimentare / Giudice Delegato/ Liquidazione coatta amministrativa della Cassa di Mutualitò del Tavoliere (C.M.T. o Cassa) – San Severo- Controdeduzioni al bilancio finale- Istanza di insinuazione nell’attivo. / I sottoscritti Francesco Gisolf…, /PREMESSO CHE / 1. il 3.05.01 era messa in l. c. a.l a CMT e nominato commissario liquidatore l’avv. Franco Orlando ; 2, tra il 2012/13 si interessavano e si sollecitavano autorità istituzionali e competenti, il Presidente della Repubblica, il Ministero dello Sviluppo Economico, gli onorevoli A. Cera, che a giugno faceva un’interpellanza al ministero, determinando la sostituzione del commissario Orlando , e M. Bordo, pronto e serio referente del sottoscritto ed altri; 3. il 12.05.13 l’avv. Franco Orlando era sostituito dal dott. Matteo Cuttano di Troia FG; 4. Con nota Prot. N. 0095508, il Ministero dello Sviluppo Economico depositava presso la Cancelleria Fallimentare c/o il Tribunale di Foggia il Bilancio Finale di Liquidazione. PRESENTANO al Signor Giudice Delegato della sezione fallimenti le seguenti controdeduzioni al Bilancio finale depositato dal liquidatore, dott. Matteo Cuttano, su autorizzazione dell’Autorità di Vigilanza: Questi i fatti. Dal 3.05.01 al 12.05.13 il commissario Franco Orlando ha gestito la l. c. a. della C.M.T. inconcludentemente, dandole il colpo di grazia: al dissesto finanziario degli amministratori, che hanno concesso prestiti a soci insolventi, senza garanzie, s’è aggiunto quello immobiliare suo, che non è riuscito a incassare l’indennizzo dell’esproprio del terreno di Agropoli e a vendere la sede della C.M.T. Nell’espletare l’ufficio di liquidatore non ha usato la dovuta diligenza professionale, di cui all’art.33 della l. fall., trascinando inconcludentemente la procedura per 12 anni. La l.c.a. ha una procedura semplice, ma non sommaria e tempi stretti, qualche mese per presentare il passivo, mentre il commissario ci ha messo quasi 5 anni! Il divieto di raccolta, emesso dalla Banca d’Italia su sollecitazione di qualche banca locale (La C.M.T. al momento della sua acme poteva vantare una raccolta di 8 mld), causando la corsa dei soci a chiudere il conto, accelerò la fine della C.M.T. I soci Bonaventura al diniego di chiudere il conto si rivolsero al giudice, che emetteva sentenza d’insolvenza, a cui il sottoscritto, consapevole che la sentenza avrebbe provocato la liquidazione, propose, inutilmente., appello.

La Cassa era un ente cooperativo e tutti i soci avevano gli stessi diritti, con o senza azione giudiziaria. Un colpo! Il ministero, prima di metterla in liquidazione e nominare commissario l’avv. Franco Orlando, che forse aspettava la nomina dietro la porta, doveva valutare se non era il caso di salvarla. Le condizioni c’erano. Invece, un organo dello Stato, ha finito col danneggiare la cooperazione. Assurdo! E pensare che l’art. 47 della Costituzione tutela il risparmio in tutte le sue forme.(Cfr. l’attuale salvataggio delle 4 banche e il rimborso ai risparmiatori). La moglie e il figlio del sottoscritto avevano un risparmio di oltre € 27.000! Ma le ragioni del tribunale e del ministero erano quelle d’intervenire subito per limitare le perdite. Ma nominando Franco Orlando le cose sarebbero andate per le lunghe. L’Orlando pare che fosse noto al ministero ed è facile arguire che vi avesse buone entrature per essere nominato lui che abita a 250 Km dalla sede della Cassa e rimanerlo per 12 anni senza concludere quasi nulla. Una volta messa in l.c.a., la C.M.T. scompare come ente cooperativo e scompaiono anche gli avvoltoi che le ronzavano attorno. Allora subito il commissario doveva iniziare e concludere la procedura di liquidazione, presentare il passivo, vendere allora che il mercato tirava la sede, definire la questione del terreno di Agropoli, scontare i crediti della Cassa per pagare i creditori privilegiati e dare qualcosa agli altri, evitando probabili ipoteche ed altri gravami. Ma così non è stato. La Vigilanza ha potere d’indirizzo e di controllo sulla liquidazione, il commissario quello di eseguire le sue direttive. La Vigilanza, quando ha visto che il commissario Orlando per presentare il passivo aveva impiegato un’eternità, allora, se non molto, molto prima doveva intervenire (La Vigilanza leggeva le relazioni semestrali ? E non s’accorgeva che la macchina della liquidazione era sempre ferma e la situazione s’aggravava!), ma ha lasciato fare, anzi non fare, mentre la lettera anonima, indirizzata al commissario Cuttano e al sottoscritto (Allegato n.2), dice che quel commissario erta tutt’altro che inerte per le sue cose. La sua inerzia ha causato un gravissimo danno ai soci: la sede è stata venduta dal nuovo commissario a un terzo del suo valore. .Il commissario Orlando per i soci è stato una iattura. È costato troppo tra onorario suo e dei consulenti, trasferte col mezzo proprio (solo a Rignano, filiale, è venuto 4 volte: A/R Km 430, a San Severo, sede, il sottoscritto è andato ¾ volte per le consegne), rimborso spese ed tanti altri gravami. Ad Agropoli s’è recata a proprie spese una delegazione, guidata dal sottoscritto, a chiarire col sindaco la questione del terreno espropriato dal comune..La Cassa aveva un patrimonio di un miliardo e mezzo di lire. Quanto ha adesso? Una trattativa o qualunque altra soluzione sarebbe stata senz’altro meglio per i soci. Ma così, invece, il ricavato basta a pagare la procedura e i crediti privilegiati. La Vigilanza non ha fatto la dovuta vigilanza sul commissario Orlando e così i soci non hanno avranno neppure un centesimo. Non risulta al sottoscritto che abbia fatto almeno un bando di vendita della sede.l’Autorità di Vigilanza non ha esercitato il potere d’indirizzo e di vigilanza. Ha permesso troppo al commissario Orlando. L’Autorità doveva sostituirlo subito. Il Ministero doveva andare a Nardò (LC) a prendersi il commissario. Ora il neo liquidatore è di Troia, a km30 da San Severo, costa molto meno e ha concluso la liquidazione! L’Autorità di vigilanza è stata troppo a guardare, se il commissario Orlando è rimasto in carica 12 anni senza concludere quasi nulla (ha venduto a trattativa privata (?) solo un sottano e l’arredo della sede). La sede, che nel 2007 valeva € 350/400.000, è stata venduta a un terzo del suo valore. Il danno su chi peserà? Sul popolo bue dei soci ! Il sottoscritto, pur essendo arrivato alla presidenza del cda quando i buoi erano stati rubati e in cassa non c’era più una lira e i dipendenti erano spariti già da tempo, pur non avendo nessun del cda dimestichezza con le banche, capì che, dopo il caos della gestione D’Andrea-Fuiani, si doveva intervenire subito per salvare il salvabile e così nell’anno di gestione non è stato con le mani in mano e con la consulenza del broker Franco Di Tullo di Manfredonia ha tamponato l’assalto dei creditori, privilegiati e chirografari, ha preso contatti con un gruppo di Catania, con il Proser Studio di Cormons, ha firmato una lettera d’intenti con Alfonso Tuttolomondo di Napoli, ha firmato un protocollo d’intesa con Cosimo D’Andrea di Agropoli.(Allegato n.3 ). A un passo dalla cessione! I soci sono stati truffati e il tribunale troverà i responsabili.

Il 12.05.13 è nominato commissario Matteo CUTTANO di Troia, il quale in quasi 3 anni ha chiuso la liquidazione durata quasi 15 anni. Si dà atto della sua efficienza. Se fosse arrivato prima i danni della Cassa sarebbero stati molto minori e, se avesse promosso un’azione risarcitoria contro i responsabili, a quest’ora si vedrebbe già qualche risultato. Peccato che non sia riuscito a recuperare ciò che si doveva recuperare. La truffa c’è. I responsabili del crack provino a discolparsi. Contra factum non valet argumentum. In virtù di quanto esposto, i sottoscritti Francesco GISOLFI e Vincenza BATTISTA CHIEDONO al signor Giudice di rinviare il Bilancio in contestazione con questi motivi e per tanti altri che il signor Giudice vorrà trovare nell’affaire: / 1 – Responsabilità dell’Autorità di Vigilanza sulle inadempienze dell’ex Commissario Avv. Franco Orlando. Sulle cause e sui responsabili del crack non è stata promossa nessuna indagine amministrativa (anche una semplice lettura degli estratti conto) per capire dove finivano i soldi dei soci. Correva voce, tra l’altro, che un presidente del cda attirava alla C.T.M. con lusinghe gente esposta in banca, a cui concedeva (con suo tornaconto?) mutui, che non sarebbero stati ovviamente onorati,.A riguardo il sottoscritto non è stato sentito. Non c’è stata un’indagine sulla mancata l.c.a. da parte dell’ avv. Orlando specie dopo la lettera anonima (Allegato 2) sulla presunta allegra gestione e dopo il relativo invito al dott. Cuttano da parte del sottoscritto a valutarne la posizione (Allegato n 4 ); L’ex commissario Orlando ha almeno due grosse responsabilità. La sua inadempienza ha causato uno svilimento del patrimonio sociale di almeno € 250.000. Non ha contestato responsabilità all’ex presidente L. Leone./ 2 – Mancato rimborso per spese sostenute come presidente ed ex del cda.Nella formu-lazione del passivo della Cassa il commissario Orlando non ha tenuto conto di alcune spese dell’ex presidente del cda Gisolfi (Allegato n 5 ). A telefono un acceso scontro e un arrivederci in tribunale. Non si capisce bene perché sia stato così fiscale col Gisolfi, che è stato molto attivo e così arrendevole con l’ex presidente L. Leone, uno dei maggiori responsabili (?) del crack. Il Gisolfi ha rappresentato e crede di rappresentare ancora i soci. Se non ci fosse stato il suo intervento, che anche grazie all’on. Cera ha ottenuto la sostituzione del commissario Orlando, la procedura sarebbe ancora ferma. la richiesta di rimborso, è stata presentata anche al dott. Cuttano, per essere accolta come credito privilegiato e essere inserita nell’attivo, ma la Vigilanza non l’ha accettata. Il rimborso si riferisce alla funzione di presidente del cda, articolata in 3 punti strettamente connessi: 1. Differenza tra entrate e spese – €. 3245; 2. Spese di rappresentanza €.3850; 3. Azione sostitutoria del commissario Orlando €.2/3000. Spese fatte da presidente e da ex, sempre a difesa degli interessi dei soci della C.M.T. Avuto il rimborso dal ministero, avrebbe fatto bene a pagarsi prima tutte le proprie spese e poi a pensare alle parcelle altrui. Che fesso! /L’Autorità di Vigilanza non è mai intervenuta sul modus operandi del liquidatore Franco Orlando. Sarebbe logico, ora, sospendergli ogni altro eventuale pagamento: la CMT è sua creditrice e non debitrice. Tutti i soci hanno perso tutti i loro depositi. Alla fine si usava questo inganno! Gli amministratori e qualche dipendente, nascondendo fraudolentemente l’inarrestabile crack della C.M.T., facevano iscrivere sui libretti gli interessi anche non maturati, per scongiurare la chiusura del conto e promettevano alti interessi per attirare altri depositiPer ultimo, non per importanza, da quanto si evince dal Bilancio, come conseguenza dei comportamenti succitati che, ribadiscono, hanno causato lo svilimento del patrimonio della CMT, nessuna somma è stata attribuita ai soci /Con osservanza /Rignano Garganico, 12.05.16 / Seguono firme.



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