Manfredonia
Relazione finale (VIDEO CONFERENZA e RISULTATI)

“La catastrofe continuata che ha colpito Manfredonia dal 1976 non si è mai interrotta”

"La catastrofe prosegue tutt'ora per la mancata bonifica del territorio dell'ex-Enichem"

Di:

La catastrofe irrisolta; Manfredonia dimenticata
(Indagine conoscitiva sulla stato di salute della popolazione e dell’ambiente nella Città di Manfredonia – Relazione finale – A cura dell’Istituto di fisiologica clinica – Consiglio nazionale delle ricerche)

Manfredonia. ”Nella veste di conclusione di questo breve scritto, merita accennare ad alcune questioni significative che hanno profondamente segnato la storia di Manfredonia negli anni più recenti. La catastrofe continuata che ha colpito la città a partire dal 1976, non si è mai interrotta.

I successivi incidenti avvenuti nello stabilimento, la chiusura della fabbrica, il manifestarsi di patologie e morti tra lavoratori e cittadini, l’esito del processo avviato da Nicola Lovecchio, la mancata bonifica del territorio e la nuova industrializzazione introdotta dal Contratto d’Area, hanno fatto sì che la fisionomia della città rimanesse segnata fino ai nostri giorni in maniera profonda.

Negli anni Novanta la chiusura della fabbrica – imputabile essenzialmente a motivi di interesse economico e al superamento del tipo specifico di produzione – ha comportato la perdita del lavoro per centinaia di operai, costretti al prepensionamento, alla cassa integrazione o a trasferirsi in altre città vicine a stabilimenti dell’Eni. Successivamente iniziavano a divenire evidenti gli effetti sulla salute di cittadini e lavoratori, per i quali al dramma della chiusura si aggiungeva quello della malattia, vissuto in prima persona o nella sorte dei colleghi; è stato necessario che trascorresse il tempo di latenza delle patologie cronico-degenerative per poter registrare in ambito epidemiologico il reale impatto sulla salute.

La catastrofe prosegue tutt’ora per la mancata bonifica del territorio dell’ex-Enichem, aggravata dalla nuova industrializzazione ad elevato impatto ambientale realizzata con il Contratto d’Area, vicenda che ha contribuito ad una crescente sfiducia nell’operato dell’istituzione comunale: come in un copione già visto, negli anni Novanta veniva nuovamente imposto alla città un modello di sviluppo industriale calato dall’alto, nel quale imprenditori esterni al territorio beneficiavano degli incentivi statali per poi, dopo pochi anni, trasferirsi altrove.

La somma degli eventi ha fatto sì che la fisionomia della città sia a tutt’oggi segnata da forti fratture sociali e parentali di difficile composizione, da nodi irrisolti che si fatica a sciogliere: anche da questo punto di vista, la catastrofe non si è interrotta.

Resta infine un ultimo tema: quello della rimozione.

Non è nell’ambito di questa ricerca che si ha la possibilità di approfondire il significato denso e complesso di questo termine. Tuttavia si possono indicare alcune questioni.

La prima è quella della rimozione interna alla città, dei cittadini di Manfredonia. Di Enichem, la maggioranza della popolazione parla con fatica, perché per molti ancora oggi le vicende legate al petrolchimico sono dolorose, non solo per il conflitto che divise la città, ma anche per i tanti lutti che hanno segnato la vita delle famiglie.

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Tuttavia, a questa rimozione se ne affianca una esterna alla città, che riguarda le istituzioni nazionali e i mezzi di comunicazione di massa, e che assume in ambito storico una notevole rilevanza.
Manfredonia è stata dimenticata: nell’immaginario collettivo degli italiani, la catastrofe di Manfredonia non trova posto. La storia del complesso rapporto della città con il petrolchimico non è stata oggetto dell’attenzione che altre drammatiche vicende, a partire da Seveso, hanno suscitato negli studi di storia ambientale ed economica, negli approfondimenti dei mezzi di comunicazione di massa e tantomeno nel dibattito politico. Perfino la direttiva europea che venne redatta a seguito degli incidenti di Seveso e Manfredonia, è rimasta nel lessico collettivo come “Direttiva Seveso”.
Probabilmente le ragioni sono molteplici, e qui si tenta di indicarne sommariamente alcune.

Lavori operai Enichem (st - image: CMMF@)

Lavori operai Enichem (st – image: CMMF@)

Innanzi tutto, l’incidente più grave, quello del ’76 – si è visto – non suscitò un clima diffuso di allarme come a Seveso, perché la contaminazione da arsenico, diversamente dalla diossina, non dava segni visibili, se non nei pochi episodi di contaminazione acuta, e anche in quel caso molto meno drammatici. Inoltre, quella dell’Anic, e poi dell’Enichem, era industria di Stato, e non una multinazionale o una impresa privata.

Fin dal suo insediamento si era manifestato con evidenza il legame a filo doppio tra apparato politico e dirigenza aziendale, il tessuto di relazioni clientelari che con quel tipo di industrializzazione veniva costruito:

inevitabile che questo producesse una rinuncia sistematica a ogni attività di controllo da parte delle istituzioni nazionali. Peraltro, nel quadro dell’industrializzazione del paese, il potenziale sviluppo di un settore chiave come quello della chimica derivata dal petrolio non doveva essere messo in discussione, e questo garantiva alla dirigenza dell’azienda la totale agibilità sul territorio, che arrivava a comprendere anche la reiterata prassi di non fornire alle istituzioni le informazioni necessarie a tutelare la salute dei cittadini; come denunciò la Commissione ministeriale dell’89, mancava un controllo da parte delle istituzioni stesse, che di fatto accettavano di non poter intervenire.

RELAZIONE INTEGRALE
Relazione-conclusiva-progetto-Ambiente-e-Salute-a-Manfredonia

Vi è poi una ragione di ordine più generale, che investe il contesto politico, istituzionale e giuridico italiano: nel rapporto tra industria e ambiente, in passato come negli ultimi decenni, vi è nel nostro paese una sostanziale sottovalutazione delle problematiche ambientali, testimoniata dalla scarsa efficienza nella adozione di norme e regole a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini, dalla insufficienza dei controlli, dalla mancata bonifica dei territori inquinati, da interventi dell’autorità giudiziaria che quasi sempre hanno avuto a che fare con l’ambiente interno all’impresa e con i danni a carico della salute dei lavoratori, non con quelli inferti al territorio e alla cittadinanza.

Nel caso di Manfredonia, l’assoluzione dei vertici ex-Enichem nel 2007 ha provocato l’ennesima ferita alla popolazione di questa città.

Nicola Lovecchio (ph: fratelli Nasuto)

Nicola Lovecchio (ph: fratelli Nasuto)

L’approccio col quale in ambito istituzionale si affrontano situazioni simili a quella di Manfredonia ancora oggi non sembra mutare, visto che nel 2004 il Ministero delle Attività produttive, in accordo con il Ministero dell’Ambiente, ha promosso il Nimby Forum: un tavolo di lavoro, con soggetti privati e pubblici, organizzato per affrontare il fenomeno delle contestazioni ambientali che si sviluppano nei territori – semplicisticamente ricondotte alla “sindrome Nimby” (Not In My Back Yard – non nel mio cortile)104 – e che ha elaborato strategie di politica del consenso, ad esempio affiancando a progetti ad alto impatto ambientale, come discariche e inceneritori, forme di compensazione ambientali, quali parchi o piste ciclabili, e sociali, asili, scuole, eccetera.
Si tratta di nuove forme di monetizzazione dell’ambiente e della qualità della vita che rispondono a logiche di profitto, diametralmente opposte alle rivendicazioni dei cittadini che ancora oggi, non solo a Manfredonia contro l’Energas, ma in tutto il Paese, si organizzano in comitati a tutela del territorio (No-Tav, No-Mose, No-Ponte tra i più noti): «le comunità umane in conflitto difendono loro stesse e la vita nel suo insieme, rivendicando il diritto di partecipare, in quanto esposti, alla pianificazione dei programmi di prevenzione e alle decisioni riguardanti politiche impattanti per i territori. In una parola, a costruire biopolitica in senso proprio, attraverso l’attivazione di modelli di gestione comune e di controllo sociale su territorio e salute».

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Il carattere dirompente e innovativo che segnò i due anni di attività del Movimento Cittadino restano nella storia e nel bagaglio di memoria di Manfredonia. La partecipazione popolare, la produzione di un sapere condiviso, l’obiettivo di esercitare una pressione sulle istituzioni per indirizzare la programmazione dello sviluppo del territorio, furono l’essenza stessa di una riappropriazione democratica del diritto di cittadinanza. L’indagine “scalza” di Nicola Lovecchio contribuì a riaffermare con forza la difesa della salute sul posto di lavoro, e la piena dignità di ogni lavoratore e cittadino.

In questo contesto, recuperare nel patrimonio collettivo del nostro Paese la storia di Manfredonia, con i suoi conflitti e le sue lacerazioni, ma anche con le sue proposte di uno sviluppo alternativo, risulta quanto mai necessario.

RELAZIONE INTEGRALE
Relazione-conclusiva-progetto-Ambiente-e-Salute-a-Manfredonia

VIDEO CONFERENZA FINALE

REDAZIONE STATO QUOTIDIANO.IT – RI9PRODUZIONE RISERVATA



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Commenti

  • ora sarà interessante capire come fare prevenzione “secondaria” ossia sulla popolazione già identificata come “a rischio”


  • Sorridi sei a Manfredonia: la città dei balocchi

    Siamo solo carne da macello e carne elettorale.


  • Pescatore

    Mi fate capire come mai la spazzatura chi che volta la prendono e chi che volta no.Ma stile giovani che hanno messo è vero che non sono tando in gamba a detto di altri operatori ci sta gente che non si può muovere e allora evoglia noi.


  • S.S.S. (scupastred senza sold)

    Pensa per te pescatore pensa a voi che frequentate il porto e tutta la fetenzaria che lasciate!


  • Raffaele Vairo

    Si deve insistere e pretendere in tutte le sedi istituzionali e, se necessario, giudiziarie la bonifica del sito del territorio dell’ex-Enichem.
    Su tale questione, io penso che non solo il potere politico, locale e nazionale, ma anche noi cittadini di Manfredonia potevamo fare molto, molto di più…
    Un pubblico ringraziamento a tutti coloro che si sono battuti e continuano a farlo per informare i cittadini e, soprattutto, incalzare i responsabili della catastrofe i cui effetti letali proseguono tutt’ora anche causa della mancata bonifica.
    Grazie!


  • OCCHIO

    SI DOVREBBE ABBATTERE TUTTO QUELLO COSTRUITO SOPRA E INIZIARE A SCAVARE SINO A 50 METRI DI PROFONDITA’ E BONIFICARE IL TUTTO….MA E’ IMPOSSIBILE….

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