Capitanata

Lo scossone di Alex Zanotelli: “Foggia svegliati”

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Padre Alex Zanotelli a Palazzo Dogana (St)

Foggia – L’ABBRACCIO di una città, i brividi di Alex Zanotelli. Il padre comboniano torna a Foggia (e, ancora una volta nel Tribunale della Dogana del Palazzo che accoglie la Provincia di Capitanata) tre anni dopo la sua ultima salita da Napoli per discutere di “Bioetica interetnica”. Fenomenologia evanescente, carezzevole discussione, buona per risvegliare l’orgoglio di un uomo potente come Zanotelli. Maglia blu, jeans chiari, gli eterni sandali, crocifisso colorato al collo e sciarpa iridata, il fondatore di Nigrizia ha colto l’occasione per “tirare le orecchie” ad una comunità intorpidita dalla crisi, lentamente afflosciatasi sotto i colpi dell’impotenza. Una comunità, per giunta, spunatata, primva dei suoi vertici istituzionali. Il sindaco Gianni Mongelli si affaccia soltanto alla celebrazione religiosa recitata da Zanotelli in ricordo del “fiore di questa terra”, fiore alquanto dimenticato, Ettore Frisotti. Antonio Pepe e squadra non si fanno vedere. E nelle ultime file si scorgono soltanto i consiglieri di Palzzo di Città Leonardo De Santis e Michele Sisbarra.

L’AMBASCIATA DI PACE – Cade così nel vuoto il rimbrotto dolce di padre Alex. Che ripesca dalla memoria storica del Capoluogo dauno l’esperienza dell’ambasciata di Pace: “Avevate una delle strutture più belle presenti in Italia. Foggia e la sua Ambasciata di Pace significavano tanto per la causa della legalità e del disarmo”. L’ambasciata, plasmata da associazioni e partiti grazie alla sponda istituzionale fornita dall’ex presidente di Palazzo Dogana Antonio Pellegrino (recentemente scomparso a seguito di una lunga ed incurabile malattia), si disperse nel vuoto d’improvviso, nel silenzio generale. Zanotelli implora i ragazzi di riassumere il controllo, di “ridarle vita e forma”, di “fare rete, di unire e non di dividere”. E chiede: “Come si fa a parlare di pace quando a pochi passi si ha un aeroporto come Amendola da cui partono caccia che hanno fatto e fanno strage di civili?”

LE SPESE MILITARI – E parte da qui la bioetica di Zanotelli, dallo stop da imporre alla guerra come strumento di morte, di lesione dei diritti inviolabili dell’uomo ed della collettività, dal rispetto per la vita come “parte viva”. Ammonisce la politica che fa i conti sottraendo alle persone senza mai sottrarre alle cause stesse di un disastro annunciato. Il discorso non può non scivolare sulla riforma approvata dal Parlamento: 43 miliardi per risollevare, in teoria le sorti economiche del Paese. IN effetti, come chiesto dall’Unione Europea, una manovra politica per “rassicurare i mercati”. Zanotelli parte all’assalto: “L’Istituto Sipri (Istituto svedese, il più importante al mondo per quel che riguarda le ricerche scientifiche in materia di conflitti e cooperazione, ndR) ci ricorda che, nel solo anno 2010, l’Italia ha speso, in armi e guerre, 27 miliardi”. Nella voce, l’inflessione di chi sa ma che, in ogni caso, strabuzza gli occhi di fronte a cifre tato alte. “Ma neppure se fossimo invasi dagli ufo!”, scherza con un filo di sarcasmo. E continua: “Aggiungendo ai 27 miliardi i soldi spesi nell’acquisto di aerei e armaneti vari, si andrebbe a coprire senza nessun dubbio la cifra della manovra”. Ed allora, “perchè non intervenire una volta per tutte e tagliare le spese realmente inutili per la gente, quelle militari?”. Applauso e approvazione.

La pleta. Di spalle, padre Alex (St)

BENI COMUNI, ACQUA – “Acqua, terra, fuoco, aria. Dobbiamo ripartire da qui, riprendere questi elementi per riaffermare realmente un’etica della vita”. Sono le ricette contro la fame, contro la mortificazione, contro la sopraffazione. Le detta alzando il dito padre Alex. Le detta con nella mente ancora il grande movimento d’opinione, “realmente popolare”, che ha determinato la vittoria nella tornata referendaria di giugno. E se, appena ieri, il Ministro Sacconi ha rilanciato la sfida del mercato, proponendo un passo indietro sul tema dell’acqua, aprendo la porta ad un ripensamento in tema di pubbliciczzazione degli impianti idrici, il padre comboniando ribatte con la forza dei numeri: “27 milioni di italiani, per la prima volta nella storia, si sono opposti ad un tentativo di sottrazione di beni comuni. Tutto il mondo ci ha seguiti. Anzi, al di fuori dei nostri confini, l’eco è stata ancora più forte, siamo un esempio per tutto il mondo. Nessun partito in parlamento, ricordo al Ministro, ha un bacino elettorale di 27 milioni di voti”. Di più. Per Zanotelli sarebbe, un eventuale ritorno all’idea privatistica, un “calpestare i diritti insiti nella democrazia”. Per questo, invoca una “democrazia di massima intensità”, una “biocrazia cosmica”, un “governo della vita” che parta dalla consapevolezza del patrimonio comune, da principi ecosistemici, solidarietà uomo-natura, uomo-ambiente, difesa dei beni in comune. Guarda i giovani negli occhi, a loro si rivolge, li implora impegnandoli in un monitoraggio continuo: “Come abbiamo potuto permettere ad un parlamento di privatizzare l’acqua? L’acqua è vita, l’acqua è madre. Avete mai privatizzato di privatizzare vostra madre?” E, più in concreto: “A che punto siete con l’attuazione dei principi referendari a Foggia? E’ pubblico l’Acquesdotto Pugliese? Il vostro Presidente dice che ne farà una struttura pubblica, ma a me risulta si tratti di una spa”. Non ci sono sindaci in sala, ma le orecchie di 61 fra uomini, donne e Commissari prefettizi saranno fischiate con potenza sibilante in corrispondenza temporale con il monito del comboniano: “Che i Comuni vigilino, che i comuni sappiano, che i comuni difendano l’acqua”.

BENI COMUNNI, TERRA – “La prima Bibbia che Dio ha scritto è il nostro pianeta, dobbiamo difenderlo con tutte le nostre forze, perché ce lo stanno togliendo”. la sfida di padre Alex è dura ma già lanciata. “Come è possibile parlare di bioetica se non siamo in grado di difendere quel che ci circonda e da cui la nstra stessa vita dipende?”. Disegna i principi cristiani della condivisione, dell’abbondanza, della ricchezza. Che non è patrimonio, che non è capitale. E quasi inneggia alla grandezza dei Cieli quando chiede e si chiede: “Avete un solo fiore? Avete milioni di fiori! Avete un solo seme? Avete milioni di semi! Avete un solo uccello? Avete milioni di uccelli! Dio è stato di un’abbondanza sconvolgente nel regalarci il mondo e pochi potenti provano a togliercela”.

SPAZZATURA – E per sottrarla al controllo dei cittadini usano le armi della propaganda, della prepotenza. Ma, anche, dell’affare, il più lucroso dei quali, di certo, è quello della spazzatura. “Discutere di bioetica significa discutere anche di un progetto di raccolta differenziata”. Un progetto quanto mai concreto che fa il paio con “la separazione secco umido”, con la raccolta differenziata obbligatoria, con il porta a porta. Anche in questo caso l’emergenza Foggia torna alla mente. Ma anche fare i conti “con uno stile di vita ben al di sopra delle nostre possibilità”. 12.5 miliardi di bottiglie di plastica prodotte in Italia nel 2010, 300 miliardi di tonnellate di materiale inerte in una nazione “che ha l’acqua migliore del mondo”.

MIGRAZIONI – E terra, ricorda Zanotelli, significa anche migrazione, cammino, spostamento. Specie in epoca di una “globalizzazione che ci ha obbligati a guardarci tutti in faccia”. Significa continenti, significa Europa, America, Occidente, Asia rampante. Soprattutto, per il comboniano, segnato dall’eseprienza di Korococho, significa Africa. “Africana era la prima coppia di uomini. Dall’Africa discendiamo tutti. L’Africa è il paradiso terrestre descritto nella genesi”. La rivoluzione del sacerdote colorato parte da quie approda alla lotta dichiarata al razzismo insito nelle due leggi approvate in Italia in tema di immigrazione. “Prima la Turco-Napolitano, poi la Bossi-Fini sono atti di razzismo” che colpiscono “gli emarginati, gli ultimi”, alimentando pericolosi circuiti di ritorno alla schiavitù. “I 20 milioni di schiavi prelevati dall’Africa sono stati il gruzzoletto iniziale del capitale”.

CHIESA – Chiude con un pensiero alla sua casa, Zanotelli. Alla Chiesa rivolge un gioioso inno alla vita, a farsi partecipe della sua promozione, della sua valorizzazione totale e completa. Ammette di condividere le posizioni ufficiali in tema di aborto ed eutanasia. Poi, però, specifica che “siamo ancora lontani dall’imperativo per la vita, che è un prima e un dopo, ma anche un durante”.

p.ferrante@statoquotidiano.it



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