Casi e Sentenze

Intramoenia allargata e reato di peculato

Di:

(ST)

Un medico dipendente di una Azienda sanitaria campana è stato condannato dalla Corte d’Appello di Napoli per i reati di falsità ideologica, peculato e truffa, poiché, autorizzato a svolgere attività lavorativa in regime di intramoenia presso il proprio studio, ha omesso di trasmettere alla Asl gli importi di sua spettanza in riferimento a talune somme incassate per le prestazioni eseguite, facendo apparire con false attestazioni incassi inferiori rispetto a quelli percepiti.


Il diritto

Il sanitario ha proposto ricorso in Cassazione sul presupposto che l’attività di intramoenia allargata avrebbe natura privata, in quanto espressione di un pregresso rapporto fiduciario tra medico e paziente. La Suprema Corte, al contrario, ha precisato che integra il delitto di peculato la condotta del medico che, avendo concordato con la struttura ospedaliera lo svolgimento dell’attività libero-professionale intramoenia e ricevendo per consuetudine dai pazienti le somme dovute per la sua prestazione (anziché indirizzarli presso gli sportelli di cassa dell’ente), ne ometta il successivo versamento all’azienda sanitaria. Infatti, per quanto la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio non possa in linea teorica essere riferita al professionista che svolga attività intramuraria, detta qualità è comunque in ogni caso attribuibile a qualunque pubblico dipendente che le prassi e le consuetudini mettano nelle condizioni di riscuotere e detenere denaro di pertinenza dell’amministrazione.

Esito del giudizio
La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna per falsità ideologica e peculato.


Redazione Stato



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