Manfredonia

Tribunali, riforme, mafia e disaffezione alle denunce

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Da sx: il dirigente del Commissariato di PS di Lucera, il procuratore capo Seccia, il sostituto procuratore A.Marangelli (Ph: adessoilsud)

Foggia – SCATTATA l’ora X. Entra in vigore la riforma approvata lo scorso inizio agosto dal Consiglio dei Ministri e che prevede, tra le altre, la soppressione del Palazzo di Giustizia di Lucera.

In tempi di tagli selvaggi e soppressioni discutibili almeno per l’oculatezza usata, sembra proprio che non si vada per il sottile. Neppure in tema di giustizia. Neppure se si parla di un territorio a dir poco difficile e vastissimo come quello della provincia di Foggia e neppure se i risultati dell’ente condannato alla soppressione fossero a dir poco lusinghieri.

Si, perché l’enorme mole di lavoro svolto dal Tribunale di Lucera e dal Procuratore Domenico Seccia ha prodotto risultati eccezionali, senza precedenti per il territorio. Centinaia di arresti e processi spesso conclusisi con dure condanne nei confronti di esponenti delle cosce malavitose attive dal Gargano al Basso Tavoliere, dal Sub-appennino alle coste dell’Adriatico.

Ed è proprio l’ormai quasi ex Procuratore di Lucera Seccia a lanciare l’allarme condiviso da Istituzioni locali e cittadini. L’autore de La mafia innominabile e La mafia sociale (edizioni La Meridiana di Molfetta) , dall’alto della sua pregressa esperienza pluriennale nella Direzione Distrettuale Anti mafia (DIA) di Bari e dopo quasi quattro anni da Procuratore fa il punto della situazione con un’analisi tanto precisa e dettagliata quanto inquietante.

Punto primo: il Tribunale in questione è competente su una vasta area di Puglia settentrionale e la sua soppressione farebbe ricadere un’immane numero di procedimenti sul solo Tribunale di Foggia, già pesantemente afflitto dai malanni dell’obsoleta macchina giudiziaria italiana.

Punto secondo: il lavoro svolto dal Tribunale e dal suo Procuratore è riuscito a ricomporre un mosaico complicatissimo, sviscerando dinamiche fino a poco tempo fa inimmaginabili, sconosciute. Ne ha decifrato codici e appreso il linguaggio. Ha dato un nome alle cose, arrivando a parlare di mafia vera e propria.

E allora come si può non tener conto di tutto ciò? Possibile sopprimere Tribunali in Italia? E gli illuminati politici e burocrati del bel paese, possibile che non siano riusciti ad individuare altri Enti inutili da sacrificare al loro posto? Seccia parla di “una strana mafia fantasma, innominabile nel caso di quella garganica, capace di vere e proprie mattanze e troppo, troppo sottovalutata. Ciò che più mi rammarica è l’assoluto mutismo che regna sul territorio su un tema importante come la mafia. Non se ne parla come se fosse radicata solo e sempre altrove mentre ormai da tempo ci è entrata nelle ossa. Non è riconosciuta, non c’è informazione ma è ormai parte di questa terra. Quasi 35 anni di azioni mafiose alle quali i foggiani assistono con troppa inerzia”.

Esorta a pesare bene le parole. A lungo, per esempio, si è impropriamente continuato a definire come “faida” la lunghissima guerra di sangue tra i clan di Monte Sant’Angelo senza chiedersi neppure: ma perché si ammazzano? Il termine spiega davvero tutto o c’è molto di più? Certo che si, c’è il controllo capillare del territorio e di tutte le attività produttive, fino alle singole persone, quasi casa per casa.

Proprio così: soprattutto nei centri del promontorio, la mano lunga della malavita è ancora troppo radicata nel tessuto sociale. Si tratta della questione culturale di cui parla Seccia, del grosso deficit di legalità che affligge queste comunità. Si parla in maniera totalmente distorta di rispetto, quasi ci si vanta di conoscenze particolari che finiscono solo per assoggettare, ricattare, controllare, usare. Si usa ancora troppo fare favori, grandi o piccoli che siano, nella logica del timore reverenziale in alcuni casi, del senso di appartenenza vero e proprio (aimè!) in altri. Sono agricoltori, allevatori, imprenditori ma anche semplici cittadini; in quasi ogni famiglia, anche fra le più insospettabili e per bene, si riesce a risalire a qualche parentela o amicizia (molto spesso acquisita) in grado di influenzarne, anche minimamente, i comportamenti.

Per non parlare di omertà e disaffezionealle denunce . Certo non siamo ancora a livello di Sicilia, Calabria e Campania ma la questione appare altresì preoccupante.

Troppi ragazzi crescono ancora col mito della malavita e con l’ambizione massima di entrare a far parte di qualche cosca. Sognano di fare i boss pur non provenendo dalle sacche di povertà e degrado sociale più profondo. Le cosce storiche si sono evolute e sempre più radicate nella società. Si sono fatte addirittura imprenditrici col tragico fenomeno dell’usura che, specie in tempi di crisi, termina quasi sempre con acquisizioni forzate di beni ed aziende.

“Ed è solo la punta dell’iceberg! Eppure non se ne parla a sufficienza”, continua tornando a porre l’accento sul tema delle parole usate. “Si è sempre parlato di criminalità e scontri fra bande anziché di mafia vera e propria, lasciando all’antistato un ampio margine per prosperare. Negli ultimi anni ci sono stati processi e sentenze ma molta strada deve essere ancora fatta per comprenderne analogie e differenze con i modelli siciliani e calabresi. La mafia garganica è un potere potente e vicino; duro da contrastare, distruggere, sfuggire, batterlo, riformare o rovesciare. Questo è il potere di questa mafia, cui non va attribuita alcuna patina folkloristica”.

Tornando alla soppressione verrebbe da pensare: ma proprio adesso! Proprio sul più bello, quando si iniziava ad intraprendere la strada giusta! Che ne sarà di questo territorio? Come non ipotizzare effetti nefasti consequenziali alla soppressione del Tribunale?

Di certo c’è che il Procuratore Seccia verrà trasferito presso il Tribunale di Fermo, nelle Marche (zona un tantino più tranquilla!) con buona pace di tutti! Sembra che in questo paese non si riesca proprio a ragionare in termini di buon senso e priorità, neppure dinanzi all’evidenza. Le azioni e le iniziative a tutela del Tribunale non stanno di certo mancando ma molto probabilmente finiranno con un nulla di fatto, triste finale per l’ennesima faccenda tutta italiana. Epilogo triste di un film che si continua a vivere da spettatori (neppure troppo interessati) piuttosto che da protagonisti.

Troppo spesso si viene tacciati di irresponsabilità quando si prova a porre l’attenzione su problemi legati alle attività criminose sul territorio. Troppo spesso di fare cattiva informazione e sterile allarmismo. Questa volta si sono usate autorevoli parole altrui, con tanto di virgolettato, tanto per la precisione…

(A cura di Antonio Gabrieleantonio.g76@libero.itRedazione Stato@riproduzioneriservata)



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Commenti


  • Franco

    Evidentemente , i risultati di Seccia non erano graditi…


  • Il Sipontino

    Franco, non solo non erano graditi ma, erano sullo stomaco di tutti anche di quelli che facevano il balletto davanti al dott. Seccia.
    In certi ambienti del politichese, per eliminare persone “scomode” le si premia collocandole con la promozione in altri lidi, proprio quello che è successo al dott. Seccia.
    Andiamo via da questa provincia, da questa regione, da questa nazione.

  • Mafia e Criminalità Organizzata

    E’ una delle emergenze prioritarie per l’Italia, anche se, in tema di mafia, ogni Paese possiede ormai una propria fiorente organizzazione, basti pensare alla mafia colombiana, alla messicana, alla cinese, alla russa (poi abbiamo quelle più piccole come ha ragione il Dott. SECCIA) nella nostra terra il triangolo Politica-Economia-Mafia, e così via. In ogni modo, per il problema italiano, personalmente suggerisco ed auspico di:
    Rafforzare i controlli bancari incrociati sulle attività delle società o dei singoli in sospetto di mafia;
    Rinforzare le forze di Polizia; Incidere fortemente e direttamente sulla cultura delle zone a rischio (specialmente al Sud del Paese), controllando minuziosamente l’assolvimento dell’obbligo scolastico per i giovani, ed elargendo sussidi a quelle famiglie bisognose i cui figli dovessero essere costretti a cercare un posto di lavoro e che, non avendo possibilità di conseguirlo, andrebbero ad ingrossare le fila della manovalanza mafiosa.

    GIUSEPPE MARASCO – Presidente Nazionale CIVILIS Confederazione Europea onlus

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