Regione-Territorio

Retrocessioni, la Regione prova il ‘salvataggio’. Ecco tutta la storia


Di:

Il Governatore pugliese Niki Vendola (ST)

Bari – LA PIU’ scontata delle approvazioni, quella appena andata in scena nella II commissione consiliare di Via Capruzzi. L’organo regionale, infatti, ha approvato all’unanimità la norma che tenta di evitare ai dipendenti regionali la retrocessione delle funzioni. “L’unica strada possibile”, ci dice un noto avvocato del lavoro, operante su Foggia. Ma che, domani, dovrà passare al vaglio del Consiglio. Per il momento, comunque, i 600 e più dipendenti colpiti dalle sentenze della Corte Costituzionale (che, di fatto, ha bollato come fuorilegge il concorso bandito nel 1998) e della Corte dei Conti, possono tirare un sospiro di sollievo, pensando che l’Ente barese punta alla loro salvaguardia. La proposta in commissione, elaborata dall’ufficio di presidenza del Consiglio regionale e firmata dal presidente Onofrio Introna, dal vice presidente Nino Marmo e dai consiglieri segretari Andrea Caroppo e Giuseppe Longo “in via eccezionale e al fine di garantire la continuità dell’attività amministrativa e la funzionalità degli uffici regionali, nelle more dell’esperimento delle procedure concorsuali per la copertura dei posti resisi vacanti per effetto della sentenza n. 354/2010 della Corte costituzionale, destina i dipendenti della Regione Puglia interessanti dagli effetti di tale sentenza alle mansioni proprie della qualifica in cui erano inquadrati al momento dell’entrata in vigore dell’art. 16 comma 8 della legge n. 111 del 2011”.

PALESE: “UN CONSIGLIO COME GLI ALTRI”. LOSAPPIO: “FATTO IL MASSIMO” – Dai Palazzi levantini si alzano voci d’apprezzamento bipartisan ed inviti alla cautela. Per Rocco Palese, capogruppo Pdl in consiglio regionale (vicepresidente della Giunta al tempo del concorso) giosce per l’unanimità ma ammette che “domani non sarà una giornata qualunque in Consiglio. Ci troveremo davanti i dipendenti interessati dal provvedimento e sarà una situazione drammatica”. Per il capogruppo Sel Michele Losappio, “l’Ufficio di presidenza ha fatto il massimo possibile, anche se non corrisponde alle esigenze dei nostri collaboratori e dipendenti”. Ha aggiunto poi un forte richiamo al senso di responsabilità ed ha invitato tutta la politica a sostenere una posizione comune. D’accordo con la proposta di legge anche il capogruppo Udc Salvatore Negro per il quale “in questa situazione delicata ognuno è chiamato a compiere il massimo sforzo nel proprio ambito. Noi abbiamo fatto il possibile, ora ci attendiamo che il Parlamento faccia quello che ad esso spetta”.

RABBIA – Eppure, nonostante le prese di posizione di maggioranza ed opposizione, fra i dipendenti regionali circola una certa disillusione. In questi giorni, hanno affrontato un tour de force di incontri, che li ha catapultati in lunghi colloqui con rappresentanti del mondo sindacale e giuslavoristi. L’intento: quello di capire fino a che punto ci si può spingere nel muro contro muro e come affrontare una situazione che, giorno dopo giorno, diviene sempre più complessa. Negli uffici, confessa qualcuno che, per ovvi motivi, sceglie l’anonimato, striscia un certo nervosismo. La pura è quella di trovarsi, da un giorno all’altro, “defraudati di qualcosa che ci siamo guadagnati sul campo con studio e sudore e che non si può certo dire ci sia stato regalato”. La disilluzione è legata anche e soprattutto al fatto che, prima di questo pomeriggio, l’unico rapporto che la Regione aveva intesuto con loro era stato l’invio di una lettera glaciale, a firma del Dirigente del Servizio Personale e Organizzazione, Domenica Gattulli, in cui, sostanzialmente, veniva comunicato il loro arretramento. “Si comunica – si legge nella lettera – che, per effetto delle recenti sopravvenienze normative e giurisprudenziali, all’esito del procedimento avviato con la presente comunicazione, il Suo inquadramento contrattuale sarà modificato in peius, con conseguente rideterminazione della Sua posizione economica”.

IN PEIUS – E’ quella definizione, l’in peius, che non fa tranquillizzare i sogni dei dipendenti regionali. D’altronde, il loro incubo ha avuto inizio proprio con il discusso bando, pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n.53 del 10 giugno 1998 e che arrivava come diretto risultato di quanto stabilito, il 30 dicembre dell’anno precedente (1997) dalla Giunta Regionale (Deliberazione Giunta n. 10179 del 30.12.1997, pubblicata sul Burp n.132 supplemento del 31.12.1997). Tre pagine e nove articoli per illustrare il provvedimento del 4 giugno con cui era bandito, testualmente, il “Concorso interno per titoli ed esami per n.482 posti di 8° Q.F. – Funzionario (Art.30 L.R. n.7/97)”. L’articolo 2, quello illustrato con la dicitura ‘Requisiti’, spiegava, appunto, le condizioni sine qua non della partecipazione: ovvero, l’inquadramento nella settema qualifica diringenziale (Istruttore direttivo) del ruolo unico regionale, l’anzianità di servizio pari ad almeno tre anni, il possesso del Diploma di Laurea (o equipollente conseguito all’estero e riconosciuto per accordi internazionali). Concorso, questo, poi bissato un anno più tardi, con l’aggiunta, ai primi 482 posti, di ulteriori 381 (questa volta, di VII qualifica funzionale).

LA STORIA 1, IL 2002 – Già nel 2002, però, sorsero i primi intoppi. Di Staso aveva lasciato la guida della Regione Puglia nelle mani dell’attuale Ministro ai rapporti con le Regioni e fedelissimo berlusconiano, Raffaele Fitto e la Corte Costituzionale (senteza n.373/2002) cadde sui bandi con una mannaia terribile, dichiarando, per la prima volta, incostituzionale il combinato disposto dell’articolo 32 comma primo della Legge Regionale 7/97 e dell’articolo 39 della Legge Regionale n.26 del 1984. Nel mirino dei Visoni, in particolare, era finita la parte in cui, scivevano, “[si] riserva il 100% dei posti messi a concorso al personale interno”. Insomma, i giudici contestavano la legittimità delle procedure, riversando la responsabilità sulla politica, rea di aver blindato il procedimento di concorso, negando l’accesso a quanti, a parità di titoli, avrebbero potuto entrarvi da non assunti. La questione di costituzionalità, in quell’occasione, fu promossa dal Tar Puglia, che aveva accolto i ricorsi di due funzionari, Arnaldo Caiazzo e Maurizio Catamerò. La Corte stabilì dunque, in ottemperanza alla sentenza, che la copertura dei posti disponibili alla data di indizione dei concorsi (decisa con la delibera di Giugno del 30 dicembre 1997) non poteva avvenire attraverso un reclutamento che fosse soltanto interno e che la Regione, indicendo una nuova procedura concorsuale avrebbe dovuto operare “ora per allora”, avendo a riferimento non solo i posti vacanti ad una certa data, ma anche “la disciplina normativa che allora regolava lo status sei dipendenti regionali”.

La lettera inviata ai dipendenti regionali (St)

LA STORIA 2, IL 2004 – Passano due anni e, nell’agosto del 2004 (ultimi scampoli del governo Fitto), la Regione prova a picchettare il provvedimento e, giorno 4, emana una legge, la numero 14, che all’articolo 4 introduce una disciplina transitoria per la quale le posizioni funzionali vacanti nelle categorie B, C e D sarebbero state coperte – si legge – tramite procedure selettive interne per una quota non superiore al 50%”. Un miglioramento, certo, tuttavia vanificato dal terzo comma della legge stessa. E’ qui, invatti, che si legge: “in sede di prima applicazione [dunque di future selezioni tramite concorso, ndR] erano fatti salvi gli esiti delle procedure di progressione verticale effettuate in base alla deliberazione di Giunta regionale 30 dicembre 1997 n.10179″. Insomma, in silenzio, la Regione tentò di cancellare le magagne passate aprendo a miglioramenti futuri. L’intezione era quella di una grande sanatoria che, normalizzando quanto accaduto, aprisse le porte ad una cambio di rotta avvenire. L’ennesima scorciatoia, questa, che non sfuggì alla Corte Costizionale che, nell’ultima ordinanza, quella del 2009, reputò “di tutta evidenza” l’inteno dell’Ente barese di silenziare le “norme dichiarate incostituzionali” nel 2002.

LA STORIA 3, DONATA FICCO – L’ordinanza del 2009 (n.211 del 23 marzo), è l’atto ultimo ed irrevocabile dei Visoni. Questa volta, al centro della questione, finisce un’altra cassata, Donata Ficco. La Ficco, laureata in pedagogia, aveva partecipato ad un concorso indetto dalla Regione nel 2006 e rientrante nel novero del Piano assunzionale per il triennio 2005-2007. Da meno di un anno, alla guida di Lungomare Nazario Sauro c’è Nichi Vendola, che ha clamorosamente strappato lo scettro di Presidente al ricandidatosi Fitto (che, nel frattempo, fa carriera prima in Forza Italia, poi nel Pdl e diventa Ministro nell’ultimo Governo Berlusconi, quello ancora in carica). I concorsi sono stati banditi quasi per contrappasso. Tecnicamente, “in dichiarata attuazione della sentenza della Corte Costituzionale 23 luglio 2002”. Ogni concorso assegna 30 posti (per un totale di 60). Il primo, per la categoria D1, il secondo per la D3. La dottoressa Ficco concorre per la posizione D1 ma viene scartata, ingiustamente, dopo la prima prova pur avendo superato il puntaggio minimo richiesto per il risicato numero di posti a disposizione. Eppure, secondo norma regolamentare, i banditori sarebbero tenuti ad ammettere a prova successiva dieci volte il numero degli aventi diritto. Dunque, trecento persone. Ciò non accade e la funzionaria esclude si rivale sulle norme già al centro della discussione. Scrive la Corte, dandole ragione: “Il suo interesse sostanziale acché venga messa a concorso una consistente percentuale dei posti rimasti vacanti di cui alle detrminazioni n.3 del 1998 e n.158 del 1999 e, più esattamente, degli originari posti del concorso corrispondente, per categoria e posizione economica al procedimento cui oggi partecipa, non è impedito dal non aver a suo tempo la dott.ssa Ficco impugnato dette determinazioni e di non essere la destinataria delle sentenze emesse nel 2004 dal Tribunale amministrativo”. Risultato, la Corte inima il Presidente Vendola a dar seguito al provvedimento del 2004 (quello del 50%) e a rimettere a bando il concorso ad evidenza pubblica.

LA STORIA 4, LA FINANZIARIA 2011 – In ultimo, prima la legge finanziaria di luglio 2011 (“i provvedimenti in materia di personale adottati dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in particolare le assunzioni a tempo indeterminato, incluse quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di rapporti a tempo determinato, nonché gli inquadramenti e le promozioni posi in essere in base a disposizioni delle quali venga successivamente dichiarata l’illeggittimità costituzionale sono nulle di diritto e viene ripristinata la situazione preesistente”) poi, un mese fa, la sentenza della Corte dei Conti (14 settembre 2011) che ha ricordato alla Regione l’obbligo di attenersi alle sentenze dei Tribunali.

LA LETTERA – Questo, in esclusiva di Stato Quotidiano, il testo della lettera inviato ai circa 600 dipendenti regionali dalla Regione Puglia.
“Si comunica che, per effetto delle receti sopravvenienze normative e giuriprudenziali, all’esito del procedimento avviato con la presente comunicazione, il Suo inquadramento contrattuale sarà modificato in peius, con conseguente rideterminazione della Sue posizione economica.

Difatti, la SV ha conseguito l’attribuzione della categoria D per essersi classificato in posizione utile nella graduatoria finale di merito del concorso per 482 posti di 8a q.f. indetto nell’anno 1998. Successivamente, gli atti del citato concorso sono stati posti nel nulla dal TAR Puglia – Sede di Bari con una serie di pronunce, ormai passate in giudicato, emesse nell’anno 2004.

Anche l’intervento del legislatore regionale (art.59, l.r. 4 agosto n.14), volto a consolidare gli esiti del concorso, è stato di recente annullato dalla Corte Costituzionale con sentenza n.354 del 15 dicembre 2010.

Infine, il legislatore statale, con l’art. 16, comma 8, della l.111/2011 ha predisposto che “i provvedimenti in materia di personale adottati dalle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ed in particolare le assunzioni a tempo indeterminato, incluse quelle derivanti dalla stabilizzazione o trasformazione di rapporti a tempo determinato, nonché gli inquadramenti e le promozioni posi in essere in base a disposizioni delle quali venga successivamente dichiarata l’illeggittimità costituzionale sono nulle di diritto e viene ripristinata la situazione preesistente a far data dalla pubblicazione della relativa sentenza della Corte Costituzionale. Ferma l’eventuale applicazione dell’articolo 2126 del codice civile in relazioni alle prestazioni eseguite, il dirigente competente procede obbligatoriamente e senza indugio a comunicare agli interessati gli effetti della predetta sentenza sul relativo rapporto di lavoro e sul correlato trattamento economico e al ritiro degli atti nulli”.

Tanto premesso, questa amministrazione è obbligata ad avviare le procedure volte a dare esecuzione alla citata sentenza del Giudice delle legge ed alla disposizione normativa dinanzi richiamata, finalizzata al ripristino della situazione preesistente ed al successivo riconoscimento degli avanzamenti economici eventualmente.spettanti per effetto della ricostruzione della carriera.

Ai sensi dell’art. 8 della l. 241/1990, si comunica che:
– il responsabile del procedimento è avvocato Domenica Gattulli – Dirigente del Servizio Personale e Organizzazione
– è possibile prendere visione degli atti presso l’Ufficio recludamento mobilità e contrattazione
– Il termine presumibile di conclusione del procedimento, entro il quale è possibile produrre memorie di partecipazione e documenti è da stimare in 15 giorni dal ricevimento della presente
– il rimedio esperibile avverso l’eventuale inerzia dll’Amministrazione è il ricorso avverso il silenzio inadempimento, ai sensi dell’art. 177 d.lgs. 104/2010″

p.ferrante@statoquotidiano.it
riproduzione riservata

Retrocessioni, la Regione prova il ‘salvataggio’. Ecco tutta la storia ultima modifica: 2011-10-17T16:12:49+00:00 da Piero Ferrante



Vota questo articolo:
2

Commenti


  • Redazione

    Cassano: Vendola faccia un passo indietro

    Massimo Cassano, consigliere regionale e vicecapogruppo del Pdl, ha diffuso la seguente dichiarazione:
    “Mentre Vendola, questa volta pare da Roma, lancia proclami sulle eventuali, possibili prossime primarie del Pd, i dipendenti della Regione Puglia sono abbandonati a se stessi e il rischio è che l’intera macchina amministrativa salti per aria. Infatti gran parte di questi addetti hanno acquisito professionalità nei singoli settori e molti di loro hanno ruoli apicali nella gerarchia interna alla pubblica amministrazione.
    Oggi la seconda commissione ha approvato all’unanimità la norma che tenta di evitare ai dipendenti la retrocessione delle funzioni. E domani se ne discuterà in consiglio Regionale. Una situazione drammatica, perché ora diventa fondamentale che tale proposta di legge – sebbene tra riserve di anticostituzionalità – venga approvata. Si tratta dell’unica soluzione possibile in questo momento per salvare la macchina amministrativa della Regione Puglia e la stessa attività di un ente che sta pagando a caro prezzo l’assenza totale e colpevole di una qualsivoglia azione politica da parte della maggioranza di centrosinistra.
    Un evento di una gravità inaudita che si unisce al totale fallimento delle politiche sanitarie, di lavoro, di sviluppo che stanno piegando la società pugliese. Una Regione che non riesce a sfruttare i fondi Fas, che perde tempo, che si invischia in situazioni di fantapolitica mondiale, dimenticando i problemi quotidiani della comunità che dovrebbe amministrare. Vendola ormai ha ampiamente dato dimostrazione di voler del tutto rinunciare al suo ruolo guida, “abdicando” scelte e decisioni ad una sorta di “Armata Brancaleone” che non riesce ad andare oltre sterili quanto inutili dichiarazioni. Da pugliese chiedo al “mio” Presidente quel passo indietro fondamentale per salvare la nave prima che affondi. Si dimetta dal suo incarico Nichi Vendola e affidi il giudizio sul suo operato di governatore alle urne. Tutti i cittadini non potranno che essergli finalmente grati”.


  • Giovanni

    Non sapevo che per salvare una costosissima illegalità sancita dalla Corte Costituzionale (qualcuno può dirci a quanto ammonta il danno economico procurato da stipendi e sontuose liquidazioni nel frattempo liquidate e certo non dovute?)si potesse spudoratamente ricorrere alla affannosa elaborazione di una legge ad personas:evidentemente il cattivo maestro ha fatto scuola…E’ davvero uno schifo indecente(coi nostri soldi)!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Share This