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Ddl anticorruzione: sì Senato alla fiducia

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Foto Mauro Scrobogna /LaPresse 17-01-2011 Roma Politica

Roma – CON 228 voti favorevoli, 33 contrari e 2 astensioni, l’Assemblea di Palazzo Madama ha dato il via libera a un emendamento interamente sostitutivo del ddl 2156-B in materia di prevenzione e repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione (approvato dal Senato e modificato dalla Camera), sul quale il Ministro della giustizia Severino ha posto, a nome del Governo, la questione di fiducia. Dal provvedimento è stato poi espunto il comma 84 relativo alla salvaguardia finanziaria, che sarà ora posto ai voti.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Dichiarati illegali i “multilevel “ e le cd. “catene di Sant’Antonio” sul web!

    La terza sezione penale della Corte di Cassazione con la recente sentenza 37049/2012 ha dichiarato illegale fare profitti attraverso il “marketing piramidale e le catene di Sant’Antonio”.

    La sentenza pronunciata il 26 settembre scorso ha un precedente storico che risale al 9 febbraio 2010 ed è relativa alla sentenza 209/2009 del Tribunale di Tolmezzo che aveva condannato l’imputato alla pena della sola ammenda, per aver commesso il reato di cui agli art. 5 e 7 della legge 17 agosto 2005, n. 173 “Disciplina della vendita diretta a domicilio e tutela del consumatore dalle forme di vendita piramidali“.

    Come si evince dalla sentenza, l’imputato era stato dichiarato colpevole “per avere, quale titolare di due siti web, promosso e realizzato attività e strutture di vendita nelle quali l’incentivo economico primario dei componenti si fonda sul mero reclutamento di nuovi soggetti piuttosto che sulla loro capacità di vendere o promuovere la vendita di beni o servizi determinati, direttamente o attraverso altri componenti la struttura.”

    L’imputato condannato aveva, dunque, impugnato la sentenza, chiedendone l’annullamento, avvalendosi del fatto che la stessa potesse essere qualificata come ricorso per cassazione perché proposta contro una sentenza di condanna alla sola ammenda, inappellabile ai sensi dell’art. 593, comma 3 cod. proc. pen.

    L’impugnazione è stata ,però, respinta dalla Suprema Corte in quanto è tutto riconducibile, in relazione all’attività svolta dall’imputato, alla categoria delle vendite piramidali e delle cosiddette catene di Sant’Antonio, di cui si parla espressamente nel comma 2 dell’art 5 della legge 173 del 2005 che recita “è vietata, altresì, la promozione o l’organizzazione di tutte quelle operazioni, quali giochi, piani di sviluppo, “catene di Sant’Antonio”, che configurano la possibilità di guadagno attraverso il puro e semplice reclutamento di altre persone e in cui il diritto a reclutare si trasferisce all’infinito previo il pagamento di un corrispettivo”.

    C’è da dire però che a seguito dell’esame della struttura creata dall’imputato, il dolo è appellabile al comma 1 sempre dell’art. 5 della 173/2005 in quanto “i partecipanti al sistema non svolgono alcuna attività di vendita o di promozione della vendita di beni o servizi ma ricevono un beneficio economico solo dal mero reclutamento di nuovi soggetti.” Conclusione della vicenda? Non solo non è stata cancellata la sentenza ma l’imputato è stato condannato, a norma dell’art 616 cod. proc.pen. al pagamento delle spese del procedimento nonché a versare mille euro in favore della Cassa delle ammende!
    Foggia, 17 ottobre 2012 avv. Eugenio Gargiulo

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