Manfredonia

“Parziale evasione”, CUD, denunce e condanna penale

Di:

Agenzia Entrate (archivio, fonte: aciclico)

Manfredonia – ANCORA segnalazioni relative agli avvisi dell’Agenzia dell’Entrate per presunte “parziali evasioni fiscali”, con invio CUD e il coinvolgimento di soggetti non disoccupati. Il caso è raccontato a Stato dall’avv. Cosimo Titta (del foro di Foggia), dopo la pubblicazione su Stato dell’articolo del 16 ottobre 2012, avente il titolo “Entrate: parziale evasione fiscale, ma non era disoccupato. Denuncia”.

“Avendo personalmente prestato assistenza legale – con esito positivo – ad un signore che si è trovato ad affrontare la stessa paradossale situazione, intervengo in proposito sperando di offrire un valido contributo a favore di tutte quelle persone che, a vario modo, sono state danneggiate da questa grottesca vicenda”, racconta l’avvocato Cosimo Titta.

“Comincio con il riferirvi che anche per il mio assistito (tale sig. F. M. C.) la sua disavventura iniziava con la notifica, in data 27 luglio 2012, di un avviso di accertamento con cui l’AGENZIA delle Entrate (Ufficio Territoriale di Manfredonia) gli contestava una “parziale evasione fiscale” relativa alle dichiarazioni dei redditi del 2007, e con la scoperta che, come accaduto all’uomo protagonista della vicenda da voi riportata (ma purtroppo il numero degli ignari danneggiati è destinato a crescere, considerato che le domande risultate falsamente presentate sarebbero una trentina: 28 per la precisione!), anche a nome del mio assistito era stata inoltrata, all’INPS di Manfredonia, una domanda – falsa – di prestazione di disoccupazione con requisiti ridotti, nonostante nel 2007 avesse prestato lavoro dipendente in modo continuativo per tutto l’anno. Inoltre, sia l’avviso di convocazione (che venne inviato a tutti i soggetti che risultarono intestatari delle domande di disoccupazione in questione), sia il relativo CUD, gli venivano spediti ad un indirizzo diverso da quello reale. Circostanza, questa, di non poca rilevanza, poiché proprio da essa dipese, in gran parte, l’impossibilità dei danneggiati – ivi compreso il mio assistito – di venire prontamente a conoscenza della presentazione, a loro nome, delle dette false domande di disoccupazione”.

“Ma, nel caso del mio assistito, contrariamente a quanto accaduto agli altri ignari ed incolpevoli protagonisti di questa ingarbugliata vicenda, si verificava una circostanza che risultava utile al fine della positiva risoluzione della vicenda stessa, ovvero il sig. M. C. F. si ricordava che, proprio nella seconda metà del 2007, anno a cui si riferiva l’incompleta dichiarazione dei redditi contestatagli dall’Agenzia dell’Entrate, aveva ricevuto un invito a presentarsi alla Guardia di Finanza di Foggia, che era stata allertata dall’INPS circa delle anomalie riscontrate in ventotto domande di disoccupazione (tutte presentate all’Istituto dallo stesso patronato verso la fine di marzo del 2007), ed, inoltre, si ricordava che, a seguito delle risultanze emerse, la stessa Guardia di Finanza aveva avviato un indagine che era poi scaturita in un giudizio penale a carico di tale signor L. M.”, dice l’avvocato Cosimo Titta.

“Infatti, quello che probabilmente il resto delle sfortunate vittime di questa vicenda non sa è che, a seguito di detto giudizio, disposto innanzi al Tribunale di Manfredonia nei confronti – appunto – di tale M. L., per i reati di “tentata truffa, in concorso formale, aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità alla persona offesa dal reato” (poiché, se il raggiro non fosse stato scoperto, a seguito della presentazione delle relative istanze, l’INPS avrebbe liquidato la somma di circa euro 76.936,00, come totale delle prestazioni richieste), il sig. M. L., con sentenza emessa dal Giudice dott. Gianfranco Placentino, in data 03 marzo 2011 (depositata il 24 marzo), veniva riconosciuto colpevole e condannato alla pena di mesi otto di reclusione ed euro 400,00 di multa, con concessione della sospensione della pena (dalla cancelleria mi hanno fatto sapere che avverso questa sentenza il sig. M. L. ha presentato appello)”.

L'avv. Cosimo Titta, capogruppo IdV Comune di Manfredonia (St)

“Comunque – come vi stavo raccontando – il fatto che il mio assistito si fosse ricordato di queste circostanze, nonostante fossero passati alcuni anni dal loro accadimento, e che me le riferisse per tempo, mi metteva non solo in condizione di venire in possesso della detta sentenza, pure se non senza qualche piccola difficoltà in cui mi imbattevo nella sua ricerca (difficoltà superate anche grazie alla grande disponibilità che ricevevo dal personale della Cancelleria del Tribunale di Manfredonia), ma mi permetteva anche, attraverso una sua attenta lettura, di ricostruire la vicenda e, soprattutto, di formulare la considerazione che se ad essere contestata all’imputato M. L. non era stata la “truffa consumata”, ma il solo “tentativo”, era presumibile che, alla fine, gli artifici ed i raggiri da egli utilizzati non avessero raggiunto i risultati sperati e che, pertanto, quelle somme relative alle indennità di disoccupazione, di cui l’Agenzia delle Entrate contestava al mio assistito la mancata dichiarazione, non fossero state più incassate al posto del mio assistito dall’imputato, come invece risultava dai dati comunicati dall’INPS”.

“Difatti, successivamente riuscivo ad accertare che le cose fossero andate proprio in questo modo, rendendomi, ben presto, spiacevolmente conto che l’INPS (al quale va riconosciuto comunque il merito di essersi accorto subito delle anomalie presenti nelle domande di disoccupazione ricevute e di essersi adoperato per ottenere gli opportuni chiarimenti presso il patronato che gliele aveva trasmesse e presso il quale M. L. lavorava), dopo aver accertato la fondatezza dei propri dubbi sulla autenticità delle richieste (le domande di disoccupazione risultarono false poiché i sottoscrittori, sentiti dalla Guardia di Finanza di Foggia, ne disconobbero le firme) e proceduto al blocco dei pagamenti di tutte le indennità relative, dimenticava di darne comunicazione all’Anagrafe Tributaria”.


Pertanto, la “Direzione Centrale Accertamento”, sulla base dei dati errati ancora in suo possesso (ahimè, non rettificati dall’INPS!) e convinta che quelle somme fossero state effettivamente incassate dai richiedenti, provvedeva ad effettuare le segnalazioni da cui scaturiva, da parte dell’Agenzia dell’Entrate, l’errata notifica dell’avviso di accertamento dell’incompleta dichiarazione dei redditi agli ignari ed incolpevoli destinatari, tra cui il mio assistito e, probabilmente, anche l’uomo protagonista della storia pubblicata sul vostro sito”.

“Tuttavia, riuscivo a ricomporre i pezzi di questa ingarbugliata vicenda ed a rappresentarla con estrema chiarezza al Direttore dell’INPS di Manfredonia, il quale, dopo una attenta disamina degli accadimenti e la verifica della fondatezza della circostanza, da me asserita, che il pagamento a chicchessia di quelle indennità di disoccupazione da parte dell’INPS, di cui l’Agenzia dell’Entrate lamentava la mancata dichiarazione, fosse stato prontamente bloccato dal detto Istituto già nell’immediatezza della scoperta delle anomalie nelle domande, provvedeva a correggere i dati precedentemente inviati all’Anagrafe Tributaria relativi ai redditi del mio assistito nell’anno 2007”. “Di conseguenza, in data 25 settembre 2012, l’Agenzia dell’Entrate di Manfredonia, sulla scorta della detta correzione operata dall’INPS, procedeva all’adozione di un provvedimento di totale annullamento (in autotutela) dell’accertamento erroneamente inviato al mio assistito (v. allegato), “per riscontrata inesistenza del presupposto impositivo”.

“Questa assurda vicenda si chiudeva, così, positivamente per il mio assistito, il quale, con il ricevimento del detto atto, metteva definitivamente la parola fine al suo calvario. Mi pare, però, che non per tutti quelli che, senza averne nessuna colpa, sono incappati nella stessa disavventura possa dirsi altrettanto. Dunque, l’auspicio, da parte mia, è che, anche grazie ai fatti narrativi, queste persone possano riuscire a trovare una via d’uscita da questa complicata vicenda, confidando anche nella necessaria collaborazione di tutti gli enti coinvolti”, conclude a Stato l’Avv. Cosimo Titta del foro di Foggia.


Redazione Stato, defilippo@statoquotidiano.it



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Commenti


  • anonimo

    Anzichè farti pubblicità sul sito, con foto ed altro, perchè non combatti nelle aule dei tribunali come tanti che mai compaiono sui siti?


  • Redazione

    La foto è stata inserita dalla redazione; grazie, Red.Stato


  • anonimo

    Vero che la foto è stata inserita dalla redazione ma è pur vero che è stata inviata alla redazione. Questo è un caso ma ce ne sono diversi simili di avvocati che inviano articoli su questioni giuridiche pur di farsi un pò di pubblicità. Di questioni oggetto di pubblicazione ce ne sarebbero tante ma ci sono tanti valididi professionisti che evitano di pubblicizzarsi per ogni successo conseguito. Chiudo!


  • Redazione

    Gentile lettore,
    in parte ha ragione ma: in questo caso avevamo pubblicato un caso analogo solo il giorno prima. Non crede che la notizia resa sia di utilità per tutti i lettori? Complessivamente ha ragione ma questa notizia è, a nostro avviso, di utilità comunitaria. Quindi ringraziamo il legale relativo. Grazie, buona serata; Red.Stato


  • Predicone

    Se dobbiamo raccontare al giornale tutti i nostri successi professionali, qui possiamo chiudere il giornale o meglio questo dovrebbe scrivere solo di questo. Poi sembra una causa in corte d’assise! Ma dai che e’ una causetta, comunque, se può servire ai lettori, va bene così. Saluti.


  • Scapocchione sipontino

    Io chiederei all’ordine degli avvocati un parere sulla pubblicità svolta dal l’avvocato sul sito.
    Anche perché se vi è’ un provvedimento di autotutela dell’agenzia , il singolo contribuente può presentare analoga istanza senza andare dall’avvocato!


  • Scapocchione sipontino

    Anzi a volere essere pignoli, l’agenzia delle entrate (se il falso e’ reiterato – 28 casi) può anche di sua iniziativa annullare in autotutela , senza troppe storie .
    Volere speculare suoi poveri malcapitati vittime di una truffa , e’ da avvoltoi.


  • Redazione

    Gentile lettore,
    allora abbiamo “speculato” anche noi con il primo testo, in verità pubblicato su segnalazione; il testo odierno riporta ulteriori particolari sul caso, comprensivi di una condanna penale; nessuna strumentalizzazione; il dato fondamentale è il caso non altro; in ogni modo rispettiamo la vs opinione; buona serata; Red.Stato


  • Scapocchione sipontino

    Il valido contributo che si può fornire agli altri 28 malcapitati (come si legge all’inizio dell’articolo ) e’ suggerire di andare all’agenzia delle entrate e compilare il modulo prestampato di istanza di autotutela.

    Ripeto : per il principio costituzionale di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, l’agenzia delle entrate può ritirare l’atto anche senza iniziativa del contribuente .
    Firmato: un professionista


  • Redazione

    Ok, La ringraziamo, di certo volevamo solo fare informazione; accogliamo e condividiamo il Suo invito; Red.Stato

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