CronacaManfredonia

Omicidio Lsu Di Bari, “non ci sono piste preferenziali” (VD-FT-Audio)

Di:

Il dirigente del Commissariato di Ps di Manfredonia, dr. Luciano Di Prisco (stato@)

Foggia/Manfredonia – “NON esiste una pista preferenziale: tutte le ipotesi restano aperte”. Lo ha detto a Stato il dirigente del Commissariato di Manfredonia dr. Luciano Di Prisco, relativamente all’omicidio di Matteo Di Bari, 59enne ex Lsu stabilizzato nel 2002 nella Geco-Ites di Foggia (titolare del contratto di manutenzione delle strade e degli edifici, con progetti in enti della Capitanata), trovato cadavere martedì 6 novembre all’interno di un garage in via Barletta. Agli uomini della squadra di Pg le indagini dopo la morte dell’uomo, con coordinamento del sostituto procuratore del Tribunale di Foggia dr.ssa Rosa Pensa.

L’omicidio. Come ricordato, il cadavere dell’uomo è stato trovato il 6 novembre, verso le ore 11, in via Barletta. In attesa del responso dell’esame autoptico (svoltosi probabilmente l’8/9 novembre, a cura del medico legale dr.ssa Emanuela Turillazzi, di Medicina e Chirurgia del Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’UniFg) non chiarito il momento del decesso del 59enne con gente che avrebbe visto l’uomo sino alla mattina dell’omicidio ed altra “la sera precedente al bar”. Certo il colpo mortale al capo di Di Bari – ad opera di ignoti – con un oggetto contundente, probabilmente una cd ‘mazzetta’ (bastone di legno con base di metallo). Esclusa l’ipotesi di torture o metolodogie omicide mediante diversi colpi: sarebbe stato uno solo quello inferto sulla vittima, con corpo rinvenuto poco dopo l’entrata del piccolo locale (con l’uscita a destra su via Brindisi).

L’uomo, celibe, incensurato, senza madre nè padre, con due fratelli (uno residente in Germania, l’altro a Bologna, ripartiti da Manfredonia stamane, dopo la presenza di prassi in Commissariato) era soprannominato ‘Sfasciatrippe‘, ed era descritto come una “persona tranquilla, un buon lavoratore, grande tifoso del Manfredonia calcio, disponibile con gli amici“. Matteo Di Bari risiedeva in via Natale Cimaglia, due traverse a Sud del garage di via Barletta. Il cadavere sarebbe stato rinvenuto dalla nipote direttasi verso il locale per “prendere una bici” con porta d’ingresso lasciata socchiusa. Si è parlato di un cadavere ritrovato a pancia in giù e probabilmente legato con dei fazzoletti (o del nastro adesivo) alla bocca, alle caviglie ed anche alle braccia.

L’uomo non ha precedenti penali, nè legami con la criminalità e non avrebbe soprattutto vizi: “nè alcool, nè droga, neanche il gioco d’azzardo”.

Non chiarito il lasso temporale relativo alla presenza dell’uomo nel garage (se dalla mattina o addirittura dalla sera precedente) tantomeno il numero di invididui presenti nello stesso locale.

Le ipotesi, le piste d’indagini. Come detto, escluso al momento qualsiasi legame con la criminalità organizzata, questo in base alle modalità dell’omicidio: l’uomo sarebbe stato bloccato (o colpito), probabilmente da due soggetti, imbavagliato, legato con il nastro adesivo, colpito alla testa e lasciato all’interno del garage, forse legato ad una sedia (non indicabile la temporalità dei colpi e le modalità dell’omicidio). Non sarebbero state riscontrate lesioni in altre parti del corpo, mentre resta al vaglio degli inquirenti la presenza di tracce sul pavimento del locale.

Fra le ipotesi anche il movente passionale. In corso accertamenti sulle amicizie e conoscenze dell’uomo. Negli ultimi giorni si è parlato di una “relazione ” fra il 59enne ed una donna del centro, a sua volta “sposata con 4 figli” e “convivente con un altro uomo”. Ricostruzione dunque degli ultimi movimenti del 59enne: forse un incontro nel garage con una persona conosciuta, forse una trappola con presenza all’interno del locale del soggetto che poi avrebbe agito con violenza. Il campo delle indagini potrebbe dunque restringersi su soggetti legati alla donna: ma al momento – smentendo dunque le ipotesi emerse ma infondate – non ci sono indagati relativamente alla pista suddetta.


Pista soldi.
Di Bari non era titolare di attività commerciali, nè interessato da fallimenti o situazioni debitorie. Viene descritto come una “persona generosa”, con portafogli spesso “colmo di banconote, nell’ottica di 1000/1500 euro”. Smentite anche le voci di una persona “appariscente” e che girava con auto o moto di lusso. A disposizione dell’uomo un semplice scooter. Il giorno dell’omicidio non è stato ritrovato nè il portafogli dell’uomo, nè una cassetta di metallo portatile all’interno del locale in via Cimaglia (dalla raccolta dati la famiglia dell’uomo ha intestati: il garage in via Barletta, il locale in via Cimaglia ed un altro piccolo immobile; non ci sarebbero state divisioni ereditarie o divisioni: l’uomo disponeva dei beni – ma con quote comuni – in base ad accordi tra i famigliari, in considerazione della residenza stabile degli stessi a Bologna e in Germania. “Nessun problema con i fratelli”). Dunque anche l’ipotesi, da non escludere, di una “rapina finita male”. Una rapina con modalità d’azione non consuetudinaria: non sono stati ritrovate le chiavi del garage, dell’abitazione (che naturalmente Di Bari portava con sè) e nè tantomeno di una cassaforte di sicurezza custodita all’interno dell’immobile in via Cimaglia. I probabili autori tanto dell’omicidio quanto dell’incursione nell’abitazione dell’uomo (a due traverse a sud di via Barletta) hanno portato via – dalla raccolta dati – una cassetta di metallo che avrebbe potuto contenere “banconote tra 6 e 10mila euro”. Ma come detto non è stata toccata la cassaforte, nè la casa sarebbe stata trovato a soqquadro, come avviene solitamente nelle rapine. Dunque: gli ignoti avrebbero agito a colpo sicuro e forse erano alla ricerca di dati, di documenti, di elementi non conosciuti, di correlazioni fra la vita dell’uomo ed altro: l’omicidio e dunque l’incursione in casa e poi la fuga con la cassetta di metallo.

Continuano dunque le indagini del Commissariato di Manfredonia che dovrebbe richiedere l’acquisizione dei filmati degli impianti di videosorveglianza della zona per monitorare i diversi movimenti effettuati nelle ore prossime e precedenti l’omicidio.

Legale dei famigliari dell’uomo l’avv. Raffaele Di Sabato. Legale dei famigliari di Matteo Di Bari è l’avv. Raffaele Di Sabato, del foro di Foggia, dopo aver ricevuto da due giorni il mandato ufficiale. “Attraverso la stampa invio un nuovo appello dei famigliari affinchè l’attenzione resti alta sul caso, a 10 giorni dall’omicidio dell’uomo. Non esistono piste preferenziali e questo rende più difficile il compito degli uomini del Commissariato di Ps, del dirigente dr. Di Prisco, con indagini che sono in ogni modo attive e continue e attraverso le quali confidiamo in una celere risoluzione del caso”.

Terza morte violenta avvenuta a Manfredonia nel corso del 2012. La morte di Matteo Di Bari segue le due avvenute il 5 giugno 2012 nelle campagne di Siponto (ma esclusi naturalmente legami fra i fatti), mentre non è stata mai fatta chiarezza sulla scomparsa del 21enne Cosimo Salvemini, del quale non si hanno più notizie dalle sera del 18 luglio 2012.

Redazione Stato, ddf@riproduzioneriservata

AUDIO – LE INDAGINI

Photogallery (Statoquotidiano@2012@)


VIDEO INDAGINI – OMICIDIO (MONTAGGIO A CURA G.-FOTO ODEON@)





Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • Alternativa

    Dottor Di Prisco cerchiamo di scoprire la verità. Troppo facile quando sono delinquenti e più difficile quando sono brave persone come Matteo. Mi hanno detto che un paio di giorni fa ci stavano delle persone con le tute bianche nel garage. Forza signori. Restituite un pò di giustizia a una persona che non ci sta più. Grazie.

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