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Riordino Province, Montaruli: con Foggia? Antidemocratico

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Incontro in Provincia Bat, riordino Province (st)

Andria – DOPO l’incontro nella Sala Giunta della Provincia di Barletta – Andria – Trani di giovedì 15 novembre scorso, incontro con il Presidente dell’Associazione di Categoria UNIMPRESA provinciale BAT, Savino Montaruli che ha partecipato al tavolo in rappresentanza dell’Associazione accreditata nel Partenariato Economico e Sociale dell’Ente.

D. – Presidente Montaruli, anche l’Associazione Unimpresa provinciale Bat, nel corso della riunione presso la Sala Giunta della Provincia, ha annunciato di voler sostenere le ragioni alla base del ricorso presentato dall’Ente contro il piano di riordino del Governo. Perché?
R. – Abbiamo enunciato questa volontà perché come associazione ci siamo costituiti sul territorio il 20 novembre 2006 quindi molto prima che si costituisse l’Ente Provincia con le libere elezioni del 6 e 7 giugno 2009, a dimostrazione che abbiamo per primi creduto nell’identità territoriale e nell’autodeterminazione che avrebbe e non a caso dico avrebbe, dovuto portare benessere sociale e progresso della nostra Comunità ma le note difficoltà, non solo rispetto alle problematiche legate al trasferimento dei beni e dei servizi dalle province madri, impongono, ancora oggi, un riassetto generale e credo che “l’allargamento” e “l’apertura” della nostra istituzione ad altri territori e ad altre realtà, anche culturali, sia una strada percorribile e innovativa, quindi è opportuno provarci.

D. – Ma Lei crede veramente che questa sia una strada percorribile e realizzabile?
R. – Se vivessimo in una realtà politica ed amministrativa fondata sul concetto di condivisione e di interesse generale Le risponderei subito di si ma mi rendo conto che la nostra classe politica e dirigente, in generale, abbia un livello culturale e un senso delle istituzioni e della democrazia molto discutibile e lo dimostra il fatto che non siamo stati in grado di presentarci come Comunità coesa e decisa ad andare avanti in modo unitario. Ancora oggi sono note a tutti “le fughe” anche da parte di alcuni politici che continuano a giocarsi le loro personali campagne elettorali sfruttando il popolo ed una presunta volontà popolare della quale, in effetti, si ha paura e timore. Durante il recente consiglio regionale che si è occupato della questione è emersa palesemente tutta questa divisione ed essersi presentati in quell’assise senza reali e documentate posizioni da difendere è stato un grosso errore.

Questo lo hanno capito anche a Roma laddove, invece, per altre realtà territoriali sono state concesse deroghe alle rigide prescrizioni imposte mentre del nostro territorio non se ne è occupato nessuno e credo che anche in futuro nessuno lo farà perché la mente e i pensieri dei nostri autorevoli politici, soprattutto in questo momento, sono altrove.

D. – Secondo Lei cosa invece si sarebbe dovuto fare per dare più forza alle ragioni del territorio?
R. – La strada del ricorso amministrativo è quella più istituzionale ma dobbiamo anche ricordarci che in altre circostanza simili sia il Tar Lazio che il Consiglio di Stato se ne sono lavate le mani quindi il percorso è molto arduo. Ritengo, invece, che le nostre ragioni avrebbero dovuto essere supportate da atti democratici reali come le delibere chiare dei consigli comunali, soprattutto da parte di quei comuni che avrebbero manifestato la volontà di entrare a far parte del territorio allargato, che non ci sono mai state, e un referendum popolare provinciale, previsto dallo Statuto ma inattuabile per assenza dei regolamenti piuttosto che dei singoli comuni, in modo da dimostrare seriamente che la decisione di mantenere intatta l’identità territoriale partisse dal basso e non solo da parti politiche che non trovano neanche sostegno nei loro partiti nazionali e nei loro parlamentari. Tutto questo non lo si è voluto fare e ne pagheremo le conseguenze.

D. – Come giudica l’incontro di giovedì scorso?
R. – Io continuo a pensare che i momenti di difficoltà rappresentino sempre delle opportunità. Anche in sede istituzionale sta accadendo questo e il fatto che la politica, oggi, si accorga di quanto importante sia fare rete con la società civile e andare avanti con posizioni unitarie e aperte al contributo di tutti è una dimostrazione inequivocabile di un cambiamento culturale lento ma necessario. Errori ce ne sono stati, anche nel recente passato ma un Ente giovane e ambizioso come il nostro sono convinto che con il tempo possa individuare con esattezza i punti di criticità e trasformarli in punti di forza.

D. – Tutti d’accordo, quindi, a salvare la Bat?
R. – D’accordo a salvare quello che siamo e che siamo stati in grado di costruire nel tempo e l’aver pensato di allargare i confini territoriali ad altre realtà comunali per raggiungere il “parametro” richiesto dal Governo è proprio il segnale di quanto siano lontani da noi pensieri di retroguardia che fanno solo rallentare il tempo delle decisioni e danno invece la possibilità alla nascita di nuove divisioni e contrapposizioni come quelle messe in campo da tempo da amici e compagni che da un lato si spartiscono l’immensa torta del potere e dall’altro tentano di distinguersi di fronte all’elettorato che, invece, ha capito molto bene le finalità ed è stanco di stare in mezzo a giochi che mirano solamente ad una resa dei conti che dovrebbe, invece, essere tutta interna e tutta tra le parti.

D. – Presidente, se dovesse nascere la nuova Provincia Federiciana o come dir si voglia, Andria ne diverrebbe per legge il naturale capoluogo essendo la città più popolosa. In questo caso si sentirebbe di essere un po’ campanilista?
R. – Devo ammetterlo, amo troppo la mia città per non essere un sano campanilista e l’idea che Andria possa ottenere questo giusto riconoscimento mi rende felice ma sono convinto che anche questo, invece di rappresentare un motivo di orgoglio per l’intero territorio e non solo per gli andriesi, diventerebbe motivo di ulteriori divisioni e la beffa è che queste divisioni saranno alimentate proprio da (soliti) personaggi andriesi; gli stessi quasi sempre alla finestra, in penombra e la cui storia non è mai stata scritta e dei quali non sapremo cosa ricordare. In questo la mia città è sempre stata penalizzata e tradita.

D. – Ultimo passaggio, quindi, in Parlamento?
R. – E’ la cosa che più mi fa paura perché pare che sia l’ultima possibilità “politica” di ottenere un risultato che vada nella direzione auspicata. Quel luogo non è mai stato a noi vicino né ha mai compreso le ragioni di una comunità con un grande desiderio di sviluppo e di crescita e temo che anche questa volta non ci sarà alcun sostegno alle nostre ragioni. Questa crisi di rappresentanza e di rappresentatività, esattamente come accaduto in seno al consiglio regionale, dovrà far riflettere tutti quanti noi e forse farci capire che c’è un sistema che va completamente demolito e sovvertito, con metodi democratici e popolari ma anche con qualcosa in più, con convinzione e sguardo aperto verso il futuro.

D. – Se si dovesse andare con Foggia?
R. – Sarebbe ingiusto ed antidemocratico ma solo perché la scelta, in tal caso, non sarebbe stata affidata alle volontà delle singole popolazioni dei comuni dell’attuale Bat ma imposta o derivante da leggerezze politiche che non hanno voluto “scegliere”. In ogni caso spero che i tanti che invece di svolgere il loro quotidiano, difficile e complesso ruolo istituzionale continuano a fare solo gli opinionisti, possano smetterla di denigrare ed offendere i cittadini della provincia di Foggia, dimenticando o peggio non sapendo che proprio con molti di quei comuni come la stessa Foggia, San Severo, Lucera, Manfredonia, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis e tanti altri gli andriesi e i cittadini della Bat hanno intensi, consolidati e storici rapporti umani e commerciali, quindi continuare con questa linea di denigrazione è dannoso e rischioso, oltre che stupido e infantile.

D. – Allora, “ad adiuvandum”?
R. – “Ad adiuvandum!


Redazione Stato



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Commenti


  • Redazione

    PROVINCIA FEDERICIANA: MENTRE SI ATTENDONO LE DECISIONI (VINCOLANTI) DEL COMUNE DI ALTAMURA, BISCEGLIE “FUGGE IN AVANTI” E CONVOCA UN CONSIGLIO COMUNALE.
    SI ATTENDONO SORPRESE?

    Da Altamura tardano ad arrivare notizia circa quanto accaduto nel corso dell’incontro pubblico tenutosi lo scorso venerdì presso la Sala Consiliare sulla Provincia Federiciana, al quale era anche prevista la presenza e la partecipazione di rappresentanti del territorio Bat a partire dal Presidente Ventola ma anche del Presidente dell’ANCI Puglia che, per il suo comune ha già deciso con chi stare, mentre l’adesione della città murgiana rimane fondamentale ed imprescindibile per la realizzazione del “progetto” con i suoi 420 chilometri quadrati di territorio che consentirebbe di superare la soglia dei 2.500 chilometri quadrati, che è il criterio che il Governo e il Parlamento hanno posto come “ineliminabile” per la sussistenza della Provincia.
    Intanto nel nostro territorio è in corso il gioco dell’attesa; c’é chi attende, come il comune di Andria, di farsi un poco di propaganda buttando fumo negli occhi dei cittadini e paventando la possibilità di un referendum impossibile a causa dell’inefficienza e dell’inoperosità di anni di mala politica che ha pensato ad approvare solo i provvedimenti di propria “appartenenza” e mai quelli della partecipazione e della democrazia, a Barletta la città ha altro cui pensare, anche se la loro immensa gioia sarebbe che Andria andasse con la Città Metropolitana di Bari per restare la città più popolosa ed ambire a diventare capoluogo unico di una futura improbabile ed illusoria Provincia; a Trani tutta la comunità è in ansiosa attesa di conoscere chi debba essere la personalità che andrà ad occupare i più alti gradi politici per dirigere la nave e negli altri comuni sembra che la crisi delle aziende e delle famiglie e i disagi sociali dei cittadini abbiano la meglio, giustamente, sulle chiacchiere e sulle beghe personali. Unica eccezione la città di Bisceglie, la bella città di Bisceglie che nell’ambito della Provincia Bat ha sempre avuto uno strapotere spesso celato ma evidente e vincolante. Proprio a Bisceglie si terrà giovedì prossimo un consiglio comunale “strategico” durante il quale si discuterà sull’adesione di Bisceglie alla Provincia di Foggia o alla Città Metropolitana di Bari.
    Un evidente ulteriore passo in avanti rispetto alla “battaglia”, anche giudiziaria, portata avanti dal Presidente Ventola che si trova sempre più in uno stato di isolamento politico avendo osato intraprendere azioni a difesa di questo territorio senza consultare ed assoggettarsi ai nuovi e vecchi poteri forti, compresi quelli dei “nominati”.
    E’ vero, a Bisceglie si discuterà anche della nuova ipotesi di costituzione della Provincia Federiciana ma siamo certi che non sarà questo il tema al centro dell’attenzione dei politici i quali sanno molto bene che la corda la possono tirare, eccome se la possono tirare, essendo città di confine e sapendo bene che la sua adesione alla Città Metropolitana taglierebbe fuori definitivamente Molfetta dal progetto di nascita della Provincia Federiciana e “l’amore” d Bisceglie con la città di Molfetta e la Zona Asi di Bari è cosa risaputa ed antica.
    Come dire, le sorprese non mancheranno anche perché l’eventuale, improbabile, impossibile e non interessante adesione a Foggia avrebbe nefaste conseguenze rispetto alla possibilità che avrebbero Trani e Barletta rispetto alla loro eventuale adesione alla Città Metropolitana di Bari.
    Strategia?
    Staremo a vedere e mentre ad Altamura stanno aspettando di vedere cosa potrebbe accadere a Matera, qui nella Bat è in corso il gioco dell’”attendi tu, attendo io” e fra qualche giorno potremmo tutti ritrovarci “automaticamente” nella Provincia di Foggia e sarà una nuova guerra politica senza esclusione di colpi con in mezzo sempre loro, i cittadini che rimangono a guardare anche se hanno già deciso di “vendicarsi con l’arma democratica del voto”.
    Basterà a cambiare registro? Crediamo di no, almeno da queste parti.
    Intanto tutte le nostre speranze passano “nelle mani e nelle menti” dei rappresentanti del territorio in Parlamento.
    Qualcuno li ascolterà o l’aula di Montecitorio si svuoterà come accaduto recentemente in via Capruzzi?

    Andria, 18 novembre 2012


  • Galgano

    Da Apulo fuori Regione seguo la vicenda del riordino con amara ironia.I dirigenti della Bat non sanno più a quali argomentazioni aggrapparsi per non scollare il culo dalle poltrone.E’ antidemocratico….Mai con i foggiani ..ne andrebbero di mezzo i servizi ai cittadini…Sono convinto che la Capitanata se avesse avuto invece che sta Bat il Salento ,terra molto piu’ campanilitica della Capitanata,non avrebbero avuto problemi ad una fusione con Foggia…ma infatti l’ideale sarebbe tutta la Bat e i Baresi uniti con gli albanesi e La Capitanata ed il Salento fuse tra loro con il nome di Capitansalento…Ormai l’Italia è considerata Europa del Sud e questi professionisti del poltronificio non riescono a capire che solo con l’unione si affrontano le grandi sfide dei mercati.Dispiace solo che i poveri cittadini vengono turlupinati con queste sterili discussioni


  • barabba

    In tutta sincerità non vedo un grande vantaggio per la BAT ad unirsi con Foggia. Magari il contrario si. Forse sarà per alcuni un problema di poltrone, ma certamente non si può paragonare l’attivismo economico del nord barese con l’immobilismo atavico della Capitanata. In effetti c’è qualche eccezione che nei tempi andati ha fatto ben sperare per il futuro dei dauni, ma purtroppo sono tempi lontani. Oggi chiedere ad una provincia ricca e attiva di caricarsi il fardello di una povera e sempre con la mano tesa……è un po’ come chiedere alla Germania di fare sacrifici per risanare la Grecia. Oddio è solo una questione economica, questo è certo. Se vogliamo analizzare le stesse prospettive con l’occhio del Salvificatore, beh allora le cose cambiano. Tutti sappiamo che non bisogna essere razzisti, che ogni popolo ha i suoi bei sentimenti da spendere per l’umanità e che quel che conta è SEMPRE ….Stare Uniti!!!!

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