ManfredoniaRicordi di storia
A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Transazione con eredi arcivescovo Muscettola per mancata corresponsione di 60 ducati annui al seminario


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Manfredonia. Nella sua bimillenaria storia, la Chiesa sipontina ha avuto modo di essere governata da moltissimi presuli; e di questi vescovi, invero, si può dire, che non tutti hanno corrisposto alle giuste aspettative del clero e del popolo, e per emotivazioni diverse, come: simonia, avarizia, arricchimento indebito, sperpero di denaro, frequente residenza fuori sede, carrierismo, manifesta ipocrisia (secondo lo Spinelli), ecc. Uno di questi casi è l’arcivescovo Muscettola, succeduto al cardinale Orsini. E qui trattiamo proprio di una transazione operata con gli eredi del defunto arcivescovo sipontino Tiberio Muscettola (1680-1708), circa la mancata corresponsione da parte del presule, e per 18 anni, di quanto dovuto dalla “Mensa” arcivescovile per la gestione del seminario diocesano.

L’obbligo di tale corresponsione consegue dalla “Platea del Seminario di Manfredonia eretto dall’arcivescovo Orsini”, conseguente al Sinodo tenuto il 7 aprile 1679. Nella “Platea” è prevista, tra le altre, anche la tassa della Mensa arcivescovile; del che si fa riferimento pure nell’atto stesso di transazione. Per tracciare alcune note biografiche, va pur detto che del Muscettola, dei principi di Luperano, “versato nelle sacre scritture”, vien detto che durante il suo presulato ha modo di curare le confraternite cittadine, di ampliare il palazzo vescovile, di donare alla fabbriceria della cattedrale sipontina 4.000 ducati e circa altrettanto alla basilica di S. Michele a Monte S. Angelo, ma, come scrive il Mastrobuoni, sia per accudire alle cause per la difesa dei diritti della Mensa, sia per ragione di salute, si tratteneva di frequente in Napoli. Da un rogito notarile, del 13 marzo 1696, rileviamo le modalità di queste donazioni.

La somma erogata (o buona parte di essa) proviene da un credito verso la marchese di Vico, signora Angela Spinelli, principessa di Tarsia, per l’affitto di tre mulini ad acqua posti in territorio della stessa città. Il credito fino allora maturato, per molti anni di fitto (nella misura di ducati 185 annui), ammonta a 1.000 ducati. A questi ultimi ducati, poi, si deve aggiungere quanto altro si escuterà con la riscossione del fitto per il futuro. In primis, che tanto della detta summa d’attraso, quanto di quello da hogi per tutt’ il sudetto e splitato tempo, che anderà pro tempore maturando, come sopra donati alle sudette chiese, cioè metà per chiasched’ una di esse si dovranno spendere in compra d’ argenteria per ornamento, e maggior decoro delle medesime.

Lo Spinelli è molto severo nei confronti di questo arcivescovo, tanto da meritare anche le rampogne dello stesso cardinale Orsini che aveva avuto modo di visitare più volte la sua ex diocesi, dimorando presso il Seminario. Ora, all’atto della transazione, redatto 26 dicembre 1715, sono presenti, come eredi del Muscettola, Antonia d’Afflitto, duchessa di Spezzano, madre e curatrice di Domenico e Giannantonio Muscettola, quest’ultimo “duce di Spezzano”, nonché di Giacinto Muscettola, anche egli duca di Spezzano e dei fratelli Antonio e Giuseppe Muscettola, figli del defunto duca Francesco Muscettola, nipote ed erede di monsignor Tiberio Muscettola. Rappresentano (come deputati ed amministratori) il Seminario: il canonico, dr. Tommaso Cavalieri, primicerio, il canonico Paolo Ricciardone, i sacerdoti Biase de Angelis e Desiato d’Apollo.

I rappresentati del seminario, il 17 ottobre dello stesso anno 1715, avevano adito, tramite il loro legale, Nicolò Guerriero di Napoli, al tribunale della Nunziatura della stessa città, proprio contro gli eredi di monsignor Muscettola per la …pretensione dell’annuii docati sessanta, che detto quondam Monsignor Muscettola doveva corrispondere per il corso di 28 anni, tempo del suo Presulato, al detto Venerabile Seminario, in esequutione, ed’ osservanza del Sinodo dell’ E.mo Singore Cardinale Orsini. Dalla pretesa somma di ducati 1880, dovuta a vario titolo, la transazione prevede il pagamento di 775 ducati, per le motivazioni riportate nella stessa transazione.

Le pretese del seminario possono così racchiudersi: Primo si è preteso dal detto seminario dover conseguire sopra detta eredità di detto monsignor D. Tiberio docati mille ottocento ottanta per causa dall’annui docati sessanta stabiliti nel detto Sinodo… Secondo dover restituirseli docati tre cento, li medesimi restituiti al Seminario, e poi impiegati dal detto Monsignor d. Tiberio nella refeggione del Palazzo del Monte S. Angelo, quando dovea rifarlo à spese della Mensa, una colli legittimi interessi di essi. 3° Haver il Seminario dato alimenti alli Vicarij, che hanno abitato nel detto Seminario, e’ alli Ospiti, e molti familiari per ordine del detto Monsignore d. Tiberio, e perche non era il Seminario tenuto…

Da parte degli eredi Muscettola viene replicato che le pretese non hanno sussistenza, in quanto si dovrebbero consultare i libri del seminario per appurare se risultano registrati i pagamenti effettuati. Si pone in dubbio se la “congrua” dell’arcivescovo fosse stata bastevole a fronteggiare tutte le “pensioni” gravanti sulle entrate, così come ancora è da accertarsi se i pagamenti di cui alla richiesta fossero o meno di spettanza della “Mensa”. E non solo fino al 1697, ma anche a tutto il 1708, …per riverenza non l’ havesse fatto, il seminario richiesta di pagamento. Ora, ricorrendo solo da quell’ anno a Roma, si individua, in tale mancanza ad agire, una esplicita rinuncia al credito.

Si pongono altresì in evidenza: la mancanza di documenti comprovanti i pagamenti e le somme ricevute e la non attendibilità dei testimoni escussi, in quanto non possono far fede in un tal tipo di controversia. Il senso di “riverenza” (o “timore riverenziale”) mostrato dai “deputati” è costato caro al seminario, tanto è che nella transazione si tiene conto dell’”attrasso” solo per 12 anni, cioè dal 1697, inizio ufficiale della vertenza (con il ricorso ai Tribunali della Curia Romana), al 1708, anno di morte del Muscettola. Questi 12 anni di mancato pagamento comporterebbero un credito di 720 ducati, rappresentando la differenza di ducati 55 quanto dovuto, per interessi, a un tasso composto sull’importo netto transatto pari al 7,64%. E con l’ atto, del 20 febbraio 1716, si registra l’avvenuta riscossione dei 775 ducati provenienti dalla transazione con gli eredi dell’arcivescovo Muscettola.

Allegata all’atto vi è la nota delle spese sostenute: Nota delle spese fatte nella lite tra’ la Mensa Arcivescovile, e suo Seminario di Manfredonia col signor duca di Spezzano erede di Mons. Muscettola fù arcivescovo di Manfreodnia, anzidette spese per conto a metà di detto monsignor odierno arcivescovo, et il suoi seminario, per un totale di ducati 239.1.4, di cui: …la metà de sudetti ducati 239.1.4 sono ducati 119.3.2 che spettano pagarsi dall’ Ill.mo Monsignor de Lerma arcivescovo di Manfredonia; l’altra metà spetta pagarsi dal seminario della sudetta Città.

(A cura di Pasquale Ognissanti, Manfredonia 17 dicembre 2015)

Transazione con eredi arcivescovo Muscettola per mancata corresponsione di 60 ducati annui al seminario ultima modifica: 2015-12-17T15:22:53+00:00 da Redazione



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