Capitanata

“Niente donne”, revocata Giunta di San Marco. Terrevoli: “non c’è soddisfazione”

Di: Piero Ferrante

Angelo Cera (fonte image: bisceglielive)

Angelo Cera (archivio, fonte image: bisceglielive)

San Marco in Lamis -”CI sono situazioni e vittorie che non danno soddisfazione questa è una di quelle. L’azione che noi portiamo avanti non è riconducibile esclusivamente alla presenza delle donne in giunta ma al rispetto di una norma costituzionale ed ad una effettiva democrazia paritaria. Il ricorrere al tar, creando situazioni conflittuali con i Sindaci ed i partiti è una azione violenta, che auspichiamo temporanea ma, allo stato attuale, inevitabile. Ringrazio davvero gli avvocati che ci hanno sostenuto attraverso un lavoro difficile e molto spesso gratuito”. Sospesa fra gioia ed amarezza. Appare così, a Stato, la Presidentessa della Commissione Regionale Pari Opportunità, Magda Terrevoli. La “vittoria” è quella ottenuta sul campo del Tribunale amministrativo per la Puglia, che ha annullato il decreto di nomina della Giunta di San Marco in Lamis. L’amministrazione guidata dall’onorevole Angelo Cera, dunque, non ha da essere. Si deve ripartire da zero. Inoltre, il Comune dovrà pagare le spese di giudizio a causa del mancato rispetto della norma sulla parità di genere (sentenza n.79/2012 del 11/01/2012, ponunziata ex art. 60 c.p.a.).

Maria Di Foggia. La prima a gioire del provvedimento è Maria di Foggia, portavoce Pd della conferenza delle donne. “E’ un risultato importantissimo quello ottenuto dalle istituzioni di parità della Regione Puglia che hanno presentato ricorso al TAR di Bari contro i sindaci di Ascoli Satriano, San Marco in Lamis e Trinitapoli per la mancata nomina di almeno una donna nei rispettivi organi di governo”, dichiara. La Di Foggia considera la sentenza “un precedente giuridico di grande rilievo a tutela della parità di genere”, precisando che “le donne democratiche salutano con entusiasmo e speranza per il futuro”. “E’ la dimostrazione – chiosa – che il lavoro concreto e solidale delle donne determina cambiamenti postivi per l’intero Paese che tanto ha bisogno di incamminarsi lungo la strada della democrazia paritaria, affinché si possa realizzare il nuovo patto comunitario fondato sull’equità sociale e la partecipazione attiva di tutte le componenti della comunità nazionale”.


Cera.
“La parità di genere” è un bel principio se applicato solo ad alcuni” commenta così il Sindaco di San Marco in Lamis, l’On. Cera alla sentenza dell’azzeramento della giunta nella cittadina garganica. “Il PD provinciale, che d’un colpo si è fatto portavoce degli interessi delle donne, non ha smentito quella tesi secondo la quale “fino a quando governiamo noi non ci importa delle donne” – rimarca l’On. Angelo Cera – infatti, quando a San Marco in Lamis c’è stato un Sindaco PD non si è mai pensato alle donne. Eppure c’è stata la possibilità di inserirle ben 7 volte, ogni volta che l’ex Lombardi ha fatto un rimpasto di giunta”.

E aggiunge: “La sentenza non mi rammarica. Anzi, sapevamo già di dover cambiare, tant’è che il Comune di San Marco in Lamis, non si è neanche difeso – sottolinea – la cosa che mi fa arrabbiare però, che purtroppo a pagarne saranno sempre i cittadini. Quando un comune come quello di San Marco in Lamis, con un bilancio risicatissimo, viene condannato a 3.000 euro di spese, non farà altro che toglierli al cittadino che poteva tranquillamente beneficiarne al miglioramento dei servizi”. E conclude: “Non è una battaglia di equità come sottolineato da alcuni, ma una vera e pura forma di lotta politica. Infatti, il PD provinciale insieme a Terrevoli e Cicolella non hanno riservato lo stesso trattamento per le loro amministrazioni. Cerignola, Monte Sant’Angelo, Vico del Gargano, Carpino, Cagnano Varano, Lesina, e tantissime altre, anche di centro destra, sono giunte senza una presenza femminile”

Il consigliere regionale Ruggero Mennea (archivio)

Mennea: “Alle donne il 50% delle giunte della BAT”.
“Sarebbe opportuno che i sindaci della Bat provvedano subito a nominare giunte composte al 50% da donne”. A sostenerlo è Ruggiero Mennea, consigliere regionale del Partito Democratico, dopo che il Tar della Puglia ha accolto il ricorso della commissione regionale pari opportunità e di alcuni cittadini e ha bocciato la giunta comunale di Bisceglie, completamente al maschile, per il mancato rispetto del principio costituzionale della parità di genere. “Quanto successo a Bisceglie ci deve far riflettere – sottolinea Mennea –. L’articolo 51 della Costituzione parla chiaro ed è importante, ma ritengo che il rispetto delle pari opportunità sia qualcosa che vada addirittura oltre le prescrizioni legislative. Ritengo sia una questione di rispetto, di buon senso e di cultura, un doveroso riconoscimento alle donne, che nella nostra società si sono ritagliate un ruolo importantissimo e sono perfettamente all’altezza di ricoprire incarichi di responsabilità in tutti i settori. Il mondo della politica, invece, in moltissimi casi è ancora in controtendenza e resta colpevolmente chiuso alla partecipazione femminile. La presenza di ‘assessore’ nelle giunte dei Comuni della nostra provincia sono certo che arricchirebbe la gestione amministrativa e la capacità di analisi degli esecutivi, che per una buona resa non possono prescindere dalla sensibilità e dalla competenza delle donne”. “L’auspicio è che i sindaci della Bat provvedano subito a nominare giunte che rispettino la parità di genere – conclude il consigliere regionale del Partito Democratico –. Sarebbe spiacevole essere costretti a farlo da un tribunale amministrativo piuttosto che in virtù di una decisione frutto dell’attenzione e della giusta considerazione nei confronti delle donne. Sarei felice se il primo a rispondere al mio appello fosse il sindaco di Barletta, ove, come nel caso di Bisceglie, la giunta è composta da soli uomini”.

p.ferrante@statoquotidiano.it

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Commenti


  • avv. Eugenio Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Se il telefono del professionista è “bollente” in ogni orario della giornata, il condominio può imporgli il “silenziatore”!!!

    Poiché l’immissione di rumore nell’ abitazione di un semplice condomino, priva il proprietario stesso, della possibilità di godere nel modo più pieno e pacifico della propria casa, e incide sulla libertà di svolgere la vita domestica, secondo le convenienti condizioni di quiete, è legittimo il ricorso d’urgenza all’Autorità Giudiziaria, affinché emetta un provvedimento a tutela di questo interesse, che attiene, anzitutto, al profilo oggettivo della proprietà, ma non si esaurisce in esso, poiché il godimento delle cose implica, in fatto, il rapporto tra la persona e la cosa in cui emerge un momento soggettivo, rappresentato dalle condizioni del titolare, che indubbiamente è rilevante per il diritto.

    Si è così recentemente espresso il Tribunale di Foggia , nell’accogliere un ricorso d’urgenza, presentato da un condomino, titolare di un appartamento ubicato in una zona centrale della città, avverso uno studio medico di consulenza “psicoterapeutica” , con sede proprio nell’immobile adiacente a quello del proprietario/ricorrente, “reo” di “produrre” immissioni di rumori molesti, derivanti dal continuo squillare dei telefoni, nonchè dalle attività terapeutiche in esso esercitate sino a “tardo orario” a favore della propria clientela/utenza.

    Il condomino, sottoposto da tempo alle immissioni dei sopra indicati rumori molesti, si era rivolto all’Autorità Giudiziaria dauna, asserendo di avere un interesse giuridico leso dalle suddette immissioni rumorose, affermando un’alterazione delle modalità di uso della sua esclusiva proprietà, incidente sulle sue condizioni personali, nonchè comportante una diminuzione del proprio diritto “dominicale”. A comprova di ciò aveva allegato, altresì, una perizia “fonica” di parte , dalla quale si evinceva il superamento del limite di tre decibel, oltre il rumore di fondo, da parte dei rumori prodotti dallo studio di psicoterapia, convenuto in giudizio, durante gli orari di pieno svolgimento delle proprie attività professionali.

    I medici, titolari dello studio associato professionale convenuto, si erano difesi in giudizio sostenendo la tesi della infondatezza della domanda, proposta dal condomino, poiché sfornita di prova e dati certi, provenienti dalla ASL locale ,relativamente al superamento della “soglia di tollerabilità” dei rumori prodotti dallo studio medico, nonché affermando la necessità che l’azione giudiziaria fosse rivolta, se mai, contro il proprietario dei locali ove è ubicato lo studio e non contro di loro, semplici “conduttori/affittuari” dell’appartamento adibito a tale uso.

    Ma il Tribunale di Foggia ha dato ragione al condomino/ricorrente , evidenziando in pronuncia come “ … il limite di tre decibel oltre il rumore di fondo può ritenersi quello massimo accettabile per l’incremento del rumore: se l’aumento del rumore di fondo è maggiore di tre decibel l’immissione diventa intollerabile ( così anche Tribunale Mantova, 07 dicembre 2004)

    Il magistrato dauno ha, inoltre , affermato che “… l’ azione diretta a far cessare le immissioni moleste di rumore, può essere esercitata anche nei confronti del conduttore dell’ immobile: tuttavia in una tale ipotesi può essere chiesta soltanto la condanna a cessare le dette immissioni, non anche ad effettuare una modificazione sostanziale della conformazione dell’ immobile da cui esse si propagano, modifiche queste solo da chiedersi , invece, al proprietario .”

    Il Tribunale foggiano ha, poi , continuato sostenendo che “ ..la domanda volta alla cessazione delle immissioni di rumore ,che superano la normale tollerabilità, può essere accolta se l’attore ha dato prova del superamento di tale soglia, indipendentemente dagli accertamenti compiuti dall’ Asl locale , anche essi tali da costituire un principio di prova delle avvenute immissioni”.

    Nel condannare lo studio medico convenuto all’obbligo di adeguare le proprie suonerie telefoniche ed ogni altra “strumentazione” ad uso terapeutico affinché “emettano” rumori con “decibel a norma”, il Tribunale di Foggia ha concluso affermando che analoghe considerazioni devono essere compiute anche per la fonte cosiddetta “antropica”, e cioè in relazione al rumore generato dai “pazienti” all’ interno dello studio, nei giorni e negli orari di apertura del centro di psicoterapia.
    ( in tal senso vedasi Tribunale Salerno, sez. fer., 26 luglio 2007; ma anche Tribunale Montepulciano, 26 febbraio 2007, n. 46).

    In merito alla recente pronuncia giudiziale del Tribunale di Foggia va registrato , altresì, il commento dell’avv. Eugenio Gargiulo il quale interviene sul tema, evidenziando come la protezione della proprietà da immissioni dannose è concessa – ex artt. 949 e 844 cod. civ. – anche nei rapporti tra condomini di uno stesso edificio quando uno di essi, nel godimento della cosa propria o comune, o ancora nell’esercizio di una professione ( come nel caso di specie), dia luogo ad “immissioni moleste e dannose” nella proprietà di altro condomino, facendo sorgere in colui che subisce l’immissione dannosa, il diritto al risarcimento del danno e ad una declaratoria giudiziale che sanzioni l’illegittimità delle immissioni.
    Foggia, 18 gennaio 2012 Avv. Eugenio Gargiulo

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