Scuola e Giovani

Giunta approva piano dimensionamento scolastico

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Scuola (st - Foto Donzelli, archivio@)

Bari – LO scorso anno a giugno, la sentenza della Corte Costituzionale diede ragione al ricorso presentato da molte regioni, tra cui la Puglia, riconoscendo loro facoltà programmatoria esclusiva rispetto al Piano dell’offerta formativa , comunemente detto piano di dimensionamento. In altre parole non poteva essere imposto, come la legge 111 del 2011 faceva, l’obbligo di creare istituti comprensivi. Ma in quella stessa sentenza si ribadiva che comunque le regioni operano all’interno di risorse statali e quindi è il Miur,il Ministero per l’istruzione, l’Università e la Ricerca, che eroga le risorse, a decidere quanti istituti (quante autonomie) debbano esserci in una regione. In altre parole le regioni possono sì decidere su come organizzare le scuole, ma all’interno di parametri definiti. E se gli istituti scendono al disotto dei 600 alunni, o 400 per le comunità montane, perdono l’autonomia.

La decisione della Giunta regionale, che nella seduta di oggi ha approvato il Piano di dimensionamento scolastico si è mossa all’interno di questo quadro, perseguendo comunque l’obiettivo di costruire una rete di istituzioni dotate, il più possibile, di un assetto gestibile dal punto di vista organizzativo e stabile nel tempo, in grado di garantire un servizio qualitativamente efficace nell’interesse primario di studentesse e studenti e delle loro famiglie si è operato secondo i seguenti criteri:

Per le scuole del primo ciclo (elementari e medie)
– assicurare la stabilità nel tempo della media regionale non inferiore a 900 alunni per istituzione scolastica;
– sostenere e privilegiare, ove ne ricorrano le condizioni, la verticalizzazione delle istituzioni scolastiche del 1° ciclo in istituti comprensivi. Infatti, superata la logica impositiva e la rigidità della Legge 111/2011, si condivide la funzione pedagogica degli istituti comprensivi;
– procedere, in alternativa, ove non ricorrano le condizioni per le aggregazioni verticali, ad aggregazioni orizzontali tra istituzioni dello stesso tipo (es. due circoli didattici o due scuole medie);
ove, infine, risulti non concretizzabile alcuna operazione di aggregazione per motivi legati alle condizioni geografiche, socioeconomiche o altre peculiarità del territorio ed alle condizioni dell’edilizia scolastica, mantenere autonome anche singole scuole del 1° ciclo, purché sufficientemente dimensionate;
– rispetto all’assetto già definito con il Piano di dimensionamento attuato per l’anno scolastico 2012-2013, agire il più possibile secondo una logica di mantenimento e di assestamento complessivo, apportando, ove necessario, modifiche migliorative per garantire la funzionalità operativa e strutturale del sistema e, in particolare, nell’ipotesi di istituti comprensivi eccessivamente sovradimensionati, ridefinire un assetto dimensionale più equilibrato, al fine di assicurare un servizio migliore anche dal punto di vista della sicurezza e dell’apporto del personale amministrativo ed ausiliario. In alcune situazioni di comuni piccoli che vedono la presenza di un solo circolo o di una sola scuola media sono stati mantenuti comprensivi, anche oltre i 1200 alunni.

Per le scuole del 2° ciclo (scuole medie superiori)
-perseguire efficienza ed efficacia della distribuzione territoriale dell’offerta;

valorizzare i precedenti investimenti di saperi e di esperienze, tenendo conto della vocazione, dell’esperienza didattica e del profilo culturale della scuola;
-promuovere opportunità di interazione sistematica tra sistema formativo, mondo del lavoro e sistema della ricerca;
-incentivare lo sviluppo di filiere formative omogenee e poli tecnico-professionali.

Con particolare riferimento alle richieste di nuovi indirizzi, articolazioni e opzioni:
– evitare la frammentarietà dell’offerta formativa sul territorio con duplicazione/sovrapposizione di indirizzi;
– attribuire nuovi indirizzi coerenti ed omogenei con gli indirizzi preesistenti nell’ambito dello stesso Istituto o ordine di scuola o complementari con indirizzi di diverso ordine nell’ambito di IISS, soprattutto se si tratta di Istituti professionali e Tecnici, che siano, altresì, funzionali ai bisogni formativi del territorio di riferimento; – autorizzare articolazioni e opzioni a completamento di indirizzi preesistenti; – autorizzare indirizzi/articolazioni/opzioni che comportino nuova spesa, solo a condizione che ci sia formale assunzione dei relativi oneri da parte dell’Ente locale competente e, in ogni caso, l’ attivazione dei nuovi indirizzi è subordinata all’effettiva disponibilità di aule, attrezzature e laboratori adeguati ed all’assunzione dei relativi oneri da parte dell’Ente locale competente.

-Confermare i licei musicali già autorizzati nella programmazione precedenti e non attivati per mancata assegnazione di organici;
Sentito l’Ufficio Scolastico Regionale e preso atto delle sollecitazioni delle OO.SS. in tal senso, sono state rinviate le decisioni in merito alle richieste di attivazione di licei ad indirizzo sportivo, anche nelle more della pubblicazione del relativo Regolamento in G.U. e delle conseguenti indicazioni ministeriali.

Infine la scelta di istituire ben 15 Cpia,( Centro Provinciale Istruzione Adulti) che sottolinea l’attenzione rispetto ai processi di educazione/istruzione della popolazione adulta, ed in particolare a quella rivolta ad immigrate ed immigrati,e la volontà di non disperdere il patrimonio di sapere e di esperienza accumulato negli anni nei Cpt (centri territoriali permanenti) sostituiti appunto dai Cpia.

Confermati, dunque, nelle more della pubblicazione del relativo Regolamento, i 14 Cpia già autorizzati lo scorso anno per le Province di Bari (4), Bat (2), Brindisi (1), Foggia (2), Lecce (2), Taranto (3) e autorizzato l’attivazione di un ulteriore Cpia nella Provincia di Lecce. La delibera richiama il lungo percorso,avviato dalle linee guida regionali, della stretta interlocuzione e collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale. Ma non solo: le stesse sono state, infatti, presentate e discusse in tutte le province alla presenza degli assessori provinciali e dei sindaci dei vari territori, anche alla presenza delle organizzazioni sindacali, con le quali si è registrato, in ogni momento un confronto franco e produttivo.


Redazione Stato



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