Cultura

Jodie e il visus culturale del Professore (e del paese)

Di:

70th Annual Golden Globe Awards - Show, Jodie Foster (Photo by Paul Drinkwater/NBCUniversal via Getty Images)

Manfredonia – TRA celia, leggero imbarazzo e apertura sincera Jodie Foster per una volta ha lasciato da parte l’amata privacy e ha parlato della sua omosessualità sul palco dei Golden Globes, dove ha ricevuto il premio alla carriera. ”Ho improvvisamente sentito il bisogno di dire qualcosa che non avevo mai detto in pubblico”, poi, pausa: ”Sono single”, deludendo chi pensava che volesse per la prima volta pronunciare la parola lesbica. ”Il mio coming out – ha detto l’attrice – l’ho fatto molto tempo fa, nell’età della pietra. Allora una ragazza poteva solo confidarsi con gli amici e la famiglia”. Poi ha dedicato il premio alla sua ex compagna da vent’anni e ai loro due figli, che erano in sala.”Ci si aspetta che le celebrità rivelino di essere gay con una conferenza stampa, ma io non sono da reality show e uno sulla mia vita sarebbe molto noioso… se foste anche voi una figura pubblica sin dall’età di tre anni e doveste lottare ogni giorno affinché la vostra vita sembrasse onesta e normale, allora valutereste la privacy sopra ogni cosa”. Ha concluso.

Intanto al di qua dell’oceano il professor Monti ormai sceso (o salito, come direbbe lui) nell’agone politico pochi giorni dopo affermava che per lui “la famiglia è costituita da un uomo e da una donna, è fondata sul matrimonio ed è necessario che i figli crescano con un padre e una madre. Detto ciò, il Parlamento può certamente trovare delle soluzioni convincenti per regolare altre forme di unioni e convivenze”. Al di là d’isterismi e furori ideologici di parte, di qualunque parte, bisognerebbe semplicemente fare un bagno di realtà e considerare che la famiglia oggi è già un puzzle multicolore e ricomposto. Dai nuclei tradizionali, alle famiglie monoparentali, ricostituite, sino alle famiglie con coppia genitoriale omosessuale. Ricorderei il clamore e il dibattito sociale all’inizio degli anni settanta per la legge sul divorzio..e quanto essa costituisse un vero sabotaggio, peggio, un attentato insostenibile al blocco sacro e inviolabile della famiglia tradizionale.


E quanto i ragazzini figli di separati avrebbero sofferto a scuola, mosche bianche, rispetto “alla naturalità di vita” dei compagni. Senza giudizio di valore alcuno, in negativo come in positivo, quante sono oggi queste (ex) mosche bianche nelle nostre classi? E oggi, ancora, discorsi analoghi per i bambini nati all’interno di coppie omosessuali. Si ribadisce sempre come non esistano ricerche che attestino la specifica negatività d’imprinting, psicologico e relazionale, di quest’ultimo tipo di famiglia versus la famiglia tradizionale. Si tratta di bambini, ragazzini, del tutto simili ai loro coetanei, stesse caratteristiche, stessi vissuti, stesse difficoltà.

Ma non sarà che forse si sbaglia la prospettiva da cui guardare? Si dice che si strumentalizzino i minori, li si tiri per le tutine e i grembiulini in funzione del consenso sociale alle scelte di vita dei genitori, ma sotto la lente d’ingrandimento dovrebbero finire i genitori, tutti i genitori a prescindere dall’identità di genere; dato che sono sempre la buona qualità e la buona stoffa genitoriale a fare la differenza, ben più che essere di volta in volta: mamma e papà, mamma e compagno, papà e compagna, mamma e mamma, papà e papà..allora occupiamoci di questo, piuttosto. Che il Professore abbia un pregiudizio culturale a svantaggio delle famiglie non tradizionali non è, in fondo, per nulla sorprendente. Anzi è concezione assai diffusa soprattutto tra quelli con più numerosi decenni sulle spalle. Nulla di strabiliante; quest’impostazione culturale e valoriale tradizionale prescinde ampiamente anche dal livello di acculturazione e Monti, semplicemente, lo testimonia.

La recente sentenza della Cassazione che ha sancito che “non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale”. E da questo derivi la necessità di argomentare l’effettiva dannosità per il minore del suo nucleo familiare a prescindere dall’identità di genere genitoriale sancisce non solo l’esistenza del pre-giudizio sociale diffuso, ma un principio di significato. Al di là del dato tecnico della sentenza stessa. Allora, impariamo a guardare con obiettività alla reale patogenicità dei nuclei familiari prescindendo dal visus condizionante dei nostri valori di riferimento, per quanto assolutamente leciti e legittimi. Guardiamo alle persone per come realmente sono e per come interagiscono tra loro, ben al di là, e oltre, il filtro di noi stessi. Che non viene prima del guardare, semmai dopo.

Possiamo scegliere di regolamentare la materia in base ai nostri valori certo, tirando di qua, piuttosto che di là. Oppure possiamo scegliere di guardare alla complessità della realtà e puntare a migliorare la qualità delle persone nelle loro relazioni, a prescindere.

Qualcuno ha detto “non puoi aspettarti di mettere assieme una massa di uomini e avere un’organizzazione efficiente. Sarebbe come mettere un uomo, una donna e dei bambini in una casa e aspettarsi una famiglia felice”. Vale per le società e vale per le famiglie, comunque le intendiamo.

(A cura della dottoressa Vittoria Gentile)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi