Cinema

Muffa – A. Aydin, 2012

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Muffa - poster

Muffa – poster

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione

Titolo originale: Küf
Nazione: Turchia, Germania
Genere: drammatico

NELLE sale italiane solo dall’aprile 2013, si fece notare dalla cinefilia più attenta (meno dal pubblico e dalla distribuzione) l’opera prima di Ali Aydin, vincitore di un paio di riconoscimenti minori alla Mostra del Cinema di Venezia 2012, il Premio Leone del Futuro e il Premio Venezia Opera Prima. Dal soggetto molto esile, Muffa racconta la vita di un anziano controllore di binari della ferrovia e la sua attesa di ricevere notizie di un figlio scomparso da diciotto anni. Mentre gli eventi scorrono, la sua solitudine li attraversa senza quasi incrociarli.

Nonostante non si possa non convenire sull’equilibrio di questo piccolo ed educato lavoro, dall’altro canto, fuori da certo snobismo da cinema indipendente, è arduo vedere nella pellicola di Aydin qualcosa di più del difficile esercizio intimista. Il tema della solitudine da amore e dolore viene affrontato con un tocco delicato e, soprattutto, col supporto di fotografia e riprese che raggiungono, a tratti, livelli emozionanti. A prova di tanto è sufficiente ammirare la prima sequenza (bambini in corsa con gli pneumatici) o lasciarsi ammaliare dai colori tristi di certi scenari naturalistici. Sotto questo fronte Muffa vince e incanta, comunica una desolazione che scivola tra livida campagna e grigia città, passando per la casa del protagonista, angosciosamente vecchia e spoglia. I silenzi completano il ritratto, disegno che non cerca il supporto della trama, ritenendosi esaustivo.

Muffa - dal film

Muffa – dal film

Ma lo è davvero? Si crede di no, e che lo sforzo autoriale e coraggioso di Aydin avrebbe ottenuto risultati migliori cercando un contorno narrativo più efficace e meno essenziale. Lasciare i soli silenzi e la fotografia a parlare è impresa encomiabile ed auspicabile al cinema, ma il rischio è che eventuali mancanze lascino indispettiti come di fronte ad un’opera furba o presuntuosa.

Muffa non irrita e l’equilibrio della sceneggiatura non lascia annoiati. Trasferisce il malessere di un cattivo vivere quando sconfitti da un dolore e trascinati da un ossessivo obiettivo, ma non avvince, i fatti non avvicinano abbastanza al protagonista e la chiusura non riesce a passare con chiarezza il messaggio […]1. Il contrasto con l’operaio e […]2 sono l’esempio di quanto di buono c’è ed è mancato nel resto dell’opera in dosi appropriate per dare un senso narrativo alla visione e inquadrare, giustificandone la necessità nel film, la solitudine dell’uomo.

Muffa è un’opera curata e un esordio ammirevole, ma c’è bisogno di altro per lasciare i segni nel cuore.

Valutazione: 6.5/10
Spoiler: 3/10

Copertina: Ali Aydin (fonte: www.vebidoo.de)

altreVisioni

Io la conoscevo bene, A. Pietrangeli (1965) – angosciante dramma con tinte da commedia, amaro molto oltre le apparenze. Cinema che va al di là del contenuto * 7.5
Alba tragica, M. Carné (1939) – noir senza speranza che fa della suadente fotografia il suo punto forte. Insolita femme fatale * 7.5

In Stato d’osservazione

American Sniper, C. Eastwood (2014) – drammatico *1gen
Big Eyes, T. Burton (2014) – biografico, drammatico *1gen
Fury, D. Ayer (2014) – azione, drammatico, guerra *29gen


[…]1 della seconda sconfitta
[…]2 il passivo omicidio



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