Cultura
Professore emerito di storia contemporanea presso l'Università di Padova

Addio Angelo Ventura, analizzò terrorismo italiano e antisemitismo

"L’ideologia della violenza e il terrorismo hanno tratto origine principalmente dalla borghesia intellettuale e naturalmente le istituzioni formative"


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Nei scorsi giorni è scomparso il professore emerito di storia contemporanea presso l’Università di Padova, Angelo Ventura, protagonista, tra gli altri, degli anni di piombo e degli studi sul terrorismo italiano di quegli anni. Tra gli altri, negli anni ’80 scrisse un testo allora passato inosservato per il clima generale, culturale e politico, che si intitola “Per una storia del terrorismo italiano” ed. Donzelli, al quale aggiunse una recente introduzione, nell’ultima edizione. Secondo il professor Ventura, analizzando la realtà degli ambienti terroristici soprattutto del nord Italia: «L’ideologia della violenza e il terrorismo hanno tratto origine principalmente dalla borghesia intellettuale e naturalmente le istituzioni formative», «hanno trovato nelle istituzioni culturali – dalla università, alla scuola, all’editoria- condizioni favorevoli al proprio sviluppo, incontrandovi risposte tardive, spesso ambigue e certo insufficienti »; d’altronde, «la cultura della violenza del terrorismo è nata e si è sviluppata all’interno delle istituzioni culturali trovando simpatie, indulgenza e omertà nell’establishment intellettuale».

Analizzando in particolare il ruolo avuto da “Potere operaio” e alla sua capacità di ramificarsi in diversi contesti: «il terrorismo sarebbe rimasto un fenomeno assai circoscritto se contemporaneamente Potere Operaio non avesse gettato nel campo della lotta armata il peso decisivo di un’organizzazione stesa in tutto il paese forte di migliaia di militanti, allievi nelle fabbriche, nelle scuole, nelle università e nei quartieri dei principali centri urbani, infiltrati nelle istituzioni».

Secondo Ventura le responsabilità e connivenze sono gravissime: «il fatto è che la cultura della violenza del terrorismo è nata e si è sviluppata all’interno delle istituzioni culturali trovando simpatie, indulgenza e omertà nell’establishment intellettuale(..) la responsabilità del gruppo dirigente di Potere Operaio e Autonomia -di Negri, Piperno, Scalzone e compagni- nella fondazione del partito armato non poteva ad esempio essere sconosciuta ai dirigenti del ‘Il Manifesto‘» e continuando afferma che «’Lotta Continua’ e ‘Il Manifesto‘ abbiano tenuto nei confronti del terrorismo rosso un comportamento simmetrico a quello tenuto da ‘Il Secolo d’Italia‘ nei confronti delle trame nere e del terrorismo di destra».

Passando ad analizzare le cause invece afferma che ruolo decisivo hanno giocato gli «atteggiamenti di estraneità verso lo Stato, ideologie rivoluzionarie avverse al sistema democratico e alla moderna società industriale, che giustificano in linea di principio la violenza», «in realtà l’ideologia della violenza del terrorismo non avrebbe trovato un suo spazio vitale del mondo della cultura se non avesse potuto insinuarsi in un senso diffuso di disagio, di sofferenza nei confronti del sistema politico sociale senza cioè un vero e proprio divorzio degli intellettuali dello Stato». Un’altra causa individuata dal professore Ventura è la prevalenza ossessiva ed ingiustificata di una certa cultura: «ma la cultura, ossessivamente propagandata e anzi imposta dogmaticamente per tanti anni, restava ancora quella marxista stalinista, rivoluzionaria, maturata nelle condizioni dell’Europa ottocentesca della prima rivoluzione industriale o della Russia arretrata. (….) Era questo il clima culturale che si respirava ancora nelle sezioni comuniste e perfino sia pure, in misura minore, in quelle del partito socialista; era questa l’ideologia che plasmava formalmente che ne segnava l’orizzonte culturale dei militanti politici e sindacali e soprattutto degli intellettuali».

All’epoca si era in presenza di un vero e proprio scontro violento tra visioni ideologiche dogmatiche: «occorre ricordare che non era in corso un pacifico dibattito politico culturale, ma una spietata guerra unilaterale, dichiarata dal terrorismo contro lo Stato e la società civile; un attacco proditorio e feroce al quale lo Stato non potevo rispondere accettando logica della guerra dovendo invece restare fedele alla propria natura di regime democratico fondato sulle regole dello Stato di diritto». Dell’autore si ricordano: Per una storia del terrorismo italiano, editore: Donzelli (1 marzo 2010). Breve descrizione: “Tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni ottanta l’Italia intera fu scossa dal terrorismo politico. Progressivamente sconfitto fino a ridursi a una dimensione marginale e sempre meno in grado di colpire, il terrorismo italiano rimane però uno dei nodi essenziali della nostra storia recente. Non solo esso ha segnato le vicende delle ali più radicali del nostro schieramento politico, ma ha rappresentato un drammatico problema generale per tutte le forze politiche, per lo Stato e per le sue istituzioni, per i suoi corpi di intelligence, di polizia e di giustizia, per gli interi equilibri che ne sono risultati in termini di coesione della compagine nazionale. I saggi di Angelo Ventura, scritti tutti all’inizio degli anni ottanta – nel fuoco più cruento dello scontro – e qui raccolti per la prima volta, sono insieme una testimonianza drammatica di altissimo valore civile e un presupposto indispensabile da cui partire, per chi voglia tentare di costruire oggi una storia del terrorismo italiano. Ventura, professore di Storia contemporanea all’Università di Padova (il luogo forse più denso di trame e di intrecci in quegli anni) pose la sua lucidità di storico al servizio di un’analisi rigorosa del fenomeno, cercando di individuarne nel modo più preciso cause e responsabilità. E per questo motivo pagò di persona il prezzo di un grave attentato.”;

Il fascismo e gli ebrei. Il razzismo antisemita nell’ideologia e nella politica del regime, editore: Donzelli (30 novembre 2013). Breve descrizione. “Una vera comprensione dell’Italia repubblicana si può avere solo se si parte da uno studio approfondito del fascismo, e in particolare del ruolo delle élites intellettuali e del grave e delicato nodo del razzismo italiano e della persecuzione antiebraica. Da questa radicata consapevolezza storiografica – e prima ancora etico-civile – prende le mosse Angelo Ventura nei contributi sul fascismo, l’ideologia antisemita e la persecuzione contro gli ebrei che vengono proposti e organizzati in volume. Storico tra i più valenti e rigorosi della sua generazione, Ventura affronta qui una delle questioni più spinose del nostro Novecento: capire se l’ideologia razzista sia stata il frutto di qualche bellicosa intemperanza dell’ala più intransigente del fascismo militante, o se invece non sia penetrata nei gangli più profondi della cultura nazionale, insediandosi fin nel cuore delle più sofisticate “cittadelle” intellettuali e delle più prestigiose università. In questi saggi, Angelo Ventura disegna un profilo profondamente innovativo dell’antisemitismo italiano e offre al contempo il giudizio più equilibrato e completo sull’opera di un altro grande storico del fascismo, Renzo De Felice.

(A cura di Francesco Saba – francescosaba1989@gmail.com)

Addio Angelo Ventura, analizzò terrorismo italiano e antisemitismo ultima modifica: 2016-02-18T17:50:47+00:00 da Redazione



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