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I cento anni di Antonio Piccininno

I Cantori non conoscevano la musica, gli accordi erano spontanei e si rifacefano ai nomi dei paesi confinanti per riconoscerli. E si va dalla Rodianella alla Viestesciana, dalla Sangiovannara alla Montanara


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Ci sono dei personaggi che non hanno età e non hanno tempo. Uno di questi è sicuramente Antonio Piccininno, componente del trio “I Cantori di Carpino”, insieme ad Antonio Maccarone e ad Andrea Sacco. Oggi 18 Febbraio Antonio Piccininno festeggia i 100 anni, e tutti gli amici carpinesi (e non solo) sono venuti ad omaggiarlo presso il Palazzo Baronale. Dal punto di vista musicologico, i Cantori di Carpino rappresentano un unicum culturale, un approccio antropologico a quelle che sono le tradizioni tipiche del Gargano. Non ci possono essere cloni o repliche, loro sono i “Cantori” e basta. Vari tentativi di imitazione sono nati ovunque sul promontorio, ma questo “ensamble” di cui due alla chitarra battente, ed uno alle nacchere, ha dato un senso alla tradizione dei canti tramandati oralmente, senza bisogno di libri scritti o di manuali. La melodia dei cantori, e una ritornello che sembra uguale a se stesso ma cambia nei toni e nelle sfumature, usando un dialetto, quello carpinese, di per sè musicale e adatto a questo tipo di sonata.

Questo gruppo è stato studiato dai vari Roberto De Simone, Eugenio Bennato, Carlo D’Angiò, Teresa De Sio. I Cantori non conoscevano la musica, gli accordi erano spontanei e si rifacefano ai nomi dei paesi confinanti per riconoscerli. E si va dalla Rodianella alla Viestesciana, dalla Sangiovannara alla Montanara. La forza di questi brani è l’essenza delle peculiarità della raccia garganica, aspra ed impervia, canti che sfidano quotidianamente le fatiche della vita. E quando sento parlare di folclore locale sulla bocca di certi “figuri” della mia terra natia sipontina, mi viene da ridere, in quanto “figuri” privi di qualsiasi “vis icastica”, ma solo poveri replicanti e scopiazzatori “ad orecchio”, di cose prodotte da altri.

Ai Cantori di Carpino, ad Antonio Piccininno, i più sinceri auguri, perchè sono e saranno la bandiera di un territorio che vuole riscattarsi non solo economicamente ma anche culturalmete. Un territorio che non ha bisogno di false promesse e di accaparratori di voti durante le campagne elettorali, ma pieno di risorse e perciò autarchico, orgoglioso delle proprie risorse. …e scusate se è poco.

(A cura di Giovanni Ognissanti, Carpino 18.02.2016)

I cento anni di Antonio Piccininno ultima modifica: 2016-02-18T18:00:00+00:00 da Redazione



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Commenti


  • Redazione

    Auguri – secolo superato –
    Antonio Monte ex pastorello emigrato a Milano ha dedicato una sua ode al Cantore del Gargano

    “ Oh Apulo Paese selvaggio e scosceso, Tu roccaforte del tenace pugliese. La gente pastore errante un dì si trasformò per Te combattente, unita su al castello Ti difese con forche e coltelli dal Saraceno violento e forte che voleva espugnare le Tue corti. Quella moderna boriosa e scostante è gente ribelle o farfalla emigrante. Ad accudire l’orticello è rimasto il vecchierello che prega ansioso al Santo miracoloso il rientro della figlia con lo sposo. Lento zappa la sua vigna, spacca ancora tanta legna, si rende utile, operoso per la sua Daunia rocciosa. Suda con perseveranza per avere l’abbondanza di olio e di vino ne fa scorta, frutta secca mette nella sporta per donare con amore al suo ospite d’onore. Per l’occorrenza prepara genuine pietanze e dolci in abbondanza e aspetta, aspetta col cuore esultante il rientro del suo emigrante. L’ospite rientra indifferente schiamazzando nelle strade festanti, rientra per fare scorta se ne infischia del vecchio e il suo orto. Rientra per bagnarsi al mare, per visitare il Gargano poi spietato Ti tradisce per Bologna o per Milano. Oh Apulo Paese tra vecchio e nuovo vi è tanto divario. Tu sempre più strano, sempre più solitario. SoltantoZìnTonio con le sue note vere Ti ha allietato per 100 primavere”.

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