Cinema

Colour from the Dark – I. Zuccon, 2008


Di:

Ivan Zuccon

Ivan Zuccon (fonte: indie.horror.it)

Questa scheda è spoiler-free: nel rispetto del lettore vergine della visione del film verranno isolate, nell’arco della recensione, eventuali rivelazioni critiche di trama (spoiler) su note a piè pagina, oltre a essere suggerito, a fine articolo, un indice della presenza di punti sensibili nell’opera il cui svelamento accidentale possa incidere su una sua corretta fruizione.

Titolo originale: Colour from the Dark
Nazione: Italia
Genere: horror

A volte accade.
E quando succede si torna a sperare che ci sia posto anche per chi merita, per quanto piccolo e indipendente sia.

Dalle lande del cinema horror underground italiano, dopo quattro anni, l’ultimo lavoro del regista ferrarese Ivan Zuccon, Colour from the Dark, approda nelle sale nostrane, in pochissime copie, a rappresentanza di un movimento di genere che in Italia conta molti fan, tanti audaci ma pochissimi autori. Al suo sesto lungometraggio, Zuccon torna sulle care tematiche lovecraftiane ed elabora per immagini il racconto The Colour Out of Space del maestro di Providence.
Ambientati durante il periodo della seconda guerra mondiale, si narrano gli inquietanti accadimenti che colpiscono Pietro e Lucia nella fattoria dove vivono con la sorella di questa, affetta da una chiusura autistica ma dotata di un’alta sensibilità per l’invisibile. Lo sprigionarsi di un’entità malvagia scatenerà sanguinosi sviluppi nelle loro vite.

Colour from the Dark - Locandina

Colour from the Dark - Locandina

Il cinema di Zuccon ha più di un merito, e questo al di là di qualunque risultato.
L’audacia nella scelta dei soggetti ispiratori, di difficile gestione, fa del regista ferrarese una sorta di gladiatore outsider rispetto alle mode del passato e del presente, lontano dalla vetusta referenzialità verso l’horror italiano anni 70 e dal conformismo inflazionato adagiato sui cliché del gore contemporaneo. Non dimentica né di uno né dell’altro le lezioni, ma si spinge su un terreno diverso, che fa della visionarietà il suo concime e, talvolta, i frutti. In questo senso è più debitore della filosofia onirica lynchiana che della stessa poetica lovecraftiana, con deviazioni verso l’horror barkeriano con tutti i suoi pregi e i suoi difetti. Si aggiunge a questa già encomiabile posizione doppiamente controcorrente, per tematiche e per rappresentanza di un genere umiliato in Italia, la cura tutta cinefila per la fotografia, i colori, le inquadrature, segno di un feticismo dell’immagine che dovrebbe costituire la base imprescindibile di qualunque regista – ma che purtroppo non è.

Risultati a parte, si diceva, coi quali serve, però, fare i conti, utili all’autore molto più che a chi ne tenta una valutazione; risultati non sempre convincenti ne L’Altrove (scheda), sua opera prima, che, tuttavia, mostrava inconfondibili segni di stile, già fascinosa per ognuna delle ragioni sopra riportate, dalla visionarietà al tocco grafico; risultati ancora e molto meno convincenti nel seguito, Maelstrom – Il figlio dell’altrove, in cui una narrazione raffazzonata con attori poco credibili confinava a semplice sfondo l’aspetto più vincente, proprio quello allucinato e immaginifico che, per chi vi scrive, costituisce il punto di forza di Zuccon – si veda la prima sequenza e la si confronti con il resto, più strettamente narrativo; infine le deviazioni gore de La casa sfuggita, che cercano di fondersi con i momenti psicotici e fantastici ma vi riescono a malapena per accumulo più che per combinazione vincente.

Colour from the Dark - Dal film

Colour from the Dark - Dal film

In attesa di recuperare i suoi due successivi lavori, Bad Brains e Nympha, ci si compiace nell’accusare il felice salto verso Colour from the Dark, in cui sembra che il regista abbia varcato in maniera significativa il confine tra lodevole sperimentazione amatoriale e disciplinato cinema personale. In questa pellicola ogni elemento è al suo posto e non c’è più traccia di narcisismo per alcuni e perdita di controllo per altri. La stessa componente narrativa, apparente punto debole a giudicare i suoi primi lavori, è questa volta gestita dignitosamente, appoggiata a una sceneggiatura che non annoia mai anche quando ci racconta cose già viste e sentite, ulteriore merito di cui non si fregia spesso neanche l’autore scafato, facile a riproposizioni senza impronta. La connotazione fantastica è meno convulsamente onirica rispetto ai suoi vecchi lavori ma solo per soggetto, mentre le dinamiche di tensione sono curate, a tratti curatissime con alcuni momenti decisamente spaventosi. L’incipit è da applauso e il rapporto “alla Shining” tra Alice e la sua inquietante bambola di pezza realizzato perfettamente: l’avanscoperta sul braccio teso della ragazza resta nella memoria come potente immagine di una macabra favola infantile.
Lo sviluppo narrativo separato su almeno due fronti, quello di Alice e quello della sorella, Lucia, facilita la gestione del racconto, che può contare su due fronti di interesse per lo spettatore e permette di evitare pericolosi buchi di attenzione.

Colour from the Dark non è, detto questo, l’opera definitiva di Zuccon e neanche un lavoro impeccabile. Compie un notevole salto di qualità rispetto alle sue prime sperimentazioni e possiede una compattezza che ha del serio mestiere alle spalle, ma è ancora lontana dal fruttificare i punti di forza di questo abile regista. Il versante narrativo in senso stretto, ancora una volta, cede il passo – seppur questa volta finalmente con una sufficienza piena! – rispetto alla costruzione delle singole sequenze di tensione, delle singole idee, delle singole inquadrature e dei momenti onirici. Un rafforzamento di questa muscolatura è il passo che si augura al promettente regista, un passo che è poco sforzo ancora rispetto all’impresa già compiuta di tracciare un sentiero personale ed efficace.

Al di là di ogni approfondimento, ecco cosa resta a chiusura della visione di Colour from the Dark. L’evidenza conclamata che oggi Ivan Zuccon, col suo cinema sotterraneo, possa già dar lezione a tanti.
Blasonati e meno.

Valutazione: 7/10
Spoiler: 9/10

AltreVisioni

Contagion, S. Soderbergh (2011) – tentativo velleitario di fantascienza descrittiva autoriale, che perde sugli obiettivi senza poter contare sull’azione classica * 6

In Stato d’osservazione

Magnifica presenza, F. Ozpetek (2012) – * 16mar
L’altra faccia del diavolo, W. Brent Bell (2012) – ancora mockumentary ed esorcismo * 16mar

Colour from the Dark – I. Zuccon, 2008 ultima modifica: 2012-03-18T17:05:25+00:00 da Alessandro Cellamare



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