GarganoManfredonia
Tanto accade, a distanza di appena tre anni dalla morte dei suoi predecessori

Festa grande per i 101 anni di Giuseppina Draisci, a Rignano

Zia Giuseppina, così la chiamano tutti, è considerato un personaggio storico

Di:

Rignano Garganico. Rinnovata l’altro giorno la Festa grande per i cento ed uno anni di Giuseppina Draisci, a Rignano Garganico. Tanto accade, a distanza di appena tre anni dalla morte dei suoi predecessori, Luigi Carfagna (102 anni) e Maria Michela Del Vecchio (100 e mezzo), tornando così di nuovo a far rifulgere l’albo dei longevi del paese. Non a caso ci sono altri compleanni secolari in arrivo, come quello di Rachele Di Carlo, nel corso dell’anno ( classe 1916) e di Nunzia Palladino- Ponziano (la “Sangiuvannare”) che raggiungerà l’ambito traguardo il prossimo anno. Poi ci sono quelli della classe’20, sempre del genere “femminile”, che festeggeranno il secolo, Dio permettendo, il prossimo anno. Si tratta di Nunzia Lonero e Nunzia Mastrillo. Insomma, vuoi per le migliorate condizioni economiche, vuoi per i progressi della medicina intervenuti negli ultimi decenni, di anno in anno il gruppo degli ultra novantenni ha superato ogni limite di guardia, La cerimonia commemorativa odierna si è svolta nell’abitazione dell’interessata in tono dimesso presso l’abitazione dell’interessata, una casa popolare d’altri tempi, posta ad un tiro di schioppo dalla centralissima e spaziosa Piazza San Rocco. Qui ha avuto luogo il fatidico spegnimento delle candeline e la messa in riga da parte sua di parenti ed amici che l’attorniavano. Zia Giuseppina, così la chiamano tutti, è considerato un personaggio storico, avendo trascorso la sua infanzia e gioventù tra le due grandi guerre. Ecco in sintesi la sua storia di vita. Giuseppina Draisci nasce a Rignano Garganico il 16 Aprile 1915 da Angelantonio (classe 1879) e da Grazia (1881, centenaria anch’essa nel 1981) nella casa avita di Via Arco Purgatorio. È la quinta di sette figli. Il primo Francesco perì in età giovanile, sparato da un sammarchese per futili motivi in località Boschetto, alla periferia del paese.

Quest’ultimo, condannato all’ergastolo, fu liberato sul finir degli anni e perì pure lui con lo stesso mezzo per mano amica. Dopo la disgrazia, i genitori, chiusi nel loro profondo dolore, si rifugiarono alla masseria Caso in contrada Coppa del Vento, dove il capo-famiglia svolgeva lavori agricoli come salariato fisso alle dipendenze di Raffaele De Maio. Qui nacquero e crebbero anche i fratelli e sorelle della nostra protagonista. Precisamente Giovanni (1904), Angelo (1906), Rosa (1908), Nunzia (1917), Mariettina (1920) e infine, Pietro (1922), scomparso da poco. Giuseppina, a sei anni, fu mandata a scuola a Rignano, dove frequentò le prime due classi delle Elementari sotto la maestra Padovano, imparando a leggere e a scrivere. Dopo ritornò al lavoro usato in campagna, ad aiutare il padre e il resto della famiglia dividendo il suo tempo tra casa e campi. Ormai giovinetta tornò in paese. Era una compagna allegra e preferita in tutte le occasioni, facendosi notare da subito per le sue burle, barzellette ed indovinelli che ella creava ad ogni pie’ sospinto. Una volta – ci dice- con facezia e il sorriso sornione sulle labbra, presi una tartaruga (tutti a quei tempi ne avevano più di una in casa, in virtù della sua funzione vermifuga) e vi misi in groppa una candela accesa, quindi la collocò sotto l’Arco, completamente immerso nel buio (non c’era l’illuminazione pubblica e si cominciava a respirare aria di guerra). La luce si muoveva lentamente, tanto da spaventare i passanti che gridavano: è una bomba, è…una bomba! Ad un certo punto si fece avanti il solito “sbrafone” (don Chisciotte) e afferrò di colpo la candela e si accorse dello scherzo. Altre volte, specie nei giorni prossimi al Natale, si affacciava di notte alla finestra e spaventava le coppie, con le sue grida da lupo-mannaro. Tremendi pure erano i suoi scherzi, talvolta sadici, da “pesce d’aprile”. Dimostrava pure la sua bravura sia nell’invenzione canto delle “strapolette”, ritornelli e quant’altro, sia negli indovinelli, quasi tutti a doppio senso, non si sa quanti di questi inventati di sana pianta o quanti altri appresi chissà da chi. Era un’attrice-burlona nata. Nessuno sapeva fare il distinguo. La nostra interlocutrice, raccontando non si scompone più di tanto, ilare com è e si sente. A 23 anni, conosce Giuseppe Del Vecchio (1908-1985) e s’innamora, Il 5 febbraio 1939, lo sposa e con lui vivrà felice tra campagna e paese. Egli ha un piccolo fondo in contrada Caso. Prenderà altri terreni in affitto e tirerà avanti la famiglia, composta dai figli Rosa, Grazia, Michelina, Francesco, Michelantonio (morirà giovane), e Matteo.

Tutti sposati con prole. Attualmente il gruppo originario si compone di 17 nipoti e una miriade di pronipoti. Nonostante i cent’anni trascorsi ha una memoria lunga e creatrice, come se ne avesse ancora venti. Ma qual è il segreto di tanto lucidità. “Mi piace mangiare di tutto e bere un abbondante bicchiere di vino ai pasti”. Senza di questo, mi “ammoscio” e zittisco. Dopo il colloquio, Giuseppina mi abbraccia con calore, raccomandandomi di estendere il saluto anche a mia madre, inserita anch’essa nel novero dei prossimi centenari.

(A cura di Antonio Del Vecchio, Rignano Garganico)



Vota questo articolo:
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Nota. Si informano i lettori che la testata giornalistica Statoquotidiano (www.statoquotidiano.it) è responsabile solo dei contenuti multimediali (video, foto etc) e dei testi presenti nella sezione "Articoli" e "Documenti". Non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei commenti presenti in tutte le sezioni del sito.

Articoli correlati

Pin It on Pinterest

Condividi questo articolo!