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Controlli nel 2012 degli agenti del Commissariato

Manfredonia, ‘in 600 in discoteca’, sospensione, Tar boccia ricorso

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Manfredonia – “(…) In verità l’accertamento compiuto dal personale di pubblica sicurezza costituisce valido presupposto del provvedimento gravato perché trova titolo nel citato art. 20 del d P.R. 616/77, secondo il quale spetta alle forze di pubblica sicurezza vigilare sul rispetto delle prescrizioni impartite dal Comune agli esercenti attività soggette al potere di autorizzazione trasferito ai Comuni (..)”. Con recente sentenza, la III sezione del Tar Puglia di Bari ha respinto il ricorso di una Sas contro il Comune di Manfredonia, dopo un precedente provvedimento di sospensione di attività ricettiva. La ricorrente aveva chiesto la condanna del Comune (costituitosi in giudizio, come il Ministero dell’Interno) al risarcimento dei danni.

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 maggio 2014 la dott.ssa Maria Colagrande.

La Società ricorrente, titolare di licenza del 22 dicembre 2012 rilasciata dal Comune di Manfredonia, gestisce una discoteca all’aperto nel territorio. In data 24 luglio 2012, durante un controllo, agenti del Commissariato di Polizia di Manfredonia avevano contestavato al rappresentante della Società di “aver ammesso nel locale 600 persone, ben oltre il limite di 200, e aver servito alcolici dopo l’orario consentito”. Al verbale di contestazione, trasmesso per competenza al Comune, faceva seguito la sospensione immediata dell’attività commerciale per dieci giorni, con provvedimento del Dirigente del IV Settore – I servizio annona e Polizia Municipale del Comune di Manfredonia, notificato il 17 agosto 2012.

In seguito il ricorso. Il Tar ha spiegato tra l’altro come “il provvedimento adottato ai sensi dell’art. 10 del TULPS – che dispone la sospensione delle autorizzazioni rilasciate ex art 9 TULPS nell’esercizio dei poteri di polizia amministrativa o di sicurezza – trova la sua motivazione nel fatto che sono state violate le prescrizioni impartite dall’autorizzazione e, in concreto, nell’aver consentito l’accesso al locale contemporaneamente a 600 persone, nonostante nell’autorizzazione fosse stabilito il limite di 200, e nell’aver somministrato bevande alcoliche oltre l’orario consentito, in assenza di SCIA o altro titolo abilitativo. Pertanto, dovendosi esercitare le attività oggetto di autorizzazioni o licenze amministrative, conformemente alle prescrizioni contenute nelle leggi e nelle altre fonti sub-primarie, la loro violazione costituisce un uso anomalo e quindi un abuso del titolo, da sanzionare ai sensi del citato art. 10 (Consiglio Stato sez. VI, 9 settembre 2010, n. 7185)”.

E’ allora evidente che la sospensione dell’autorizzazione, quale contrariusactus e proiezione della funzione di controllo sulle attività oggetto di autorizzazione all’esercizio di attività da parte dei privati, è espressione essa stessa dei poteri di polizia amministrativa del Comune di rilasciare le autorizzazioni, non già dei poteri di polizia di sicurezza che il Sindaco esercita, ai sensi dell’art. 54 TUEL, come ufficiale di governo.

Immagine d’archivio, non riferita al testo

Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • RIS

    Se è la discoteca che penso poteva essere chiusa per altri motivi…..


  • moralizzatore

    non è proprio la discoteca che pensi poichè eravamo l’unico locale a possederla la licanza da ballo “c” e non come le altre sia ben chiaro!!!!Quindi questa causa è solamente una farsa poichè non c’erano neanche 600 persone altrimenti non avremmo chiuso!


  • Giovanni

    Impara a scrivere..

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