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Sciopero benzinai, sindacati: “80% adesione, avanti”

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Roma – E’ in pieno svolgimento lo sciopero nazionale dei gestori carburanti indetto unitariamente da Faib Fegica e Figisc/Anisa per protestare contro l’abbandono in cui versa il settore, nell’indifferenza della politica e dell’industria petrolifera.

Dalle notizie affluite alle sedi sindacali dai territori l’adesione dei gestori allo sciopero è stata massiccia, nell’ordine di circa l’80% dei punti vendita, al netto di quelli aperti per garantireil servizio pubblico essenziale chiesto dalla Commissione di garanzia sul diritto allo sciopero e degl i impianti a gestione diretta delle compagnie e/o dei retisti privati. Soddisfazione per l’adesione alle manifestazioni diprotesta e alla chiusura degli impianti sono state espresse dalle tre sigle sindacali che hanno rimarcato e denunciato il grave atteggiamento antisindacale di qualche compagnia.

I gestori, che oggi hanno svolto un presidio in Piazza Montecitorio a Roma, hanno chiuso gli impianti di rifornimento carburanti protestando contro la mancata riforma della rete, per la razionalizzazione e ristrutturazione della rete carburanti che in Italia è la più numerosa e inefficiente d’Europa, per la concorrenza sleale che le compagnie fanno ai propri gestori, mettendoli fuori mercato con politiche inique e discriminatorie, scaricando sui gestori e sui consumatori tutti i costi della rete, nell’indifferenza della politica. I gestori carburanti chiedono la riqualificazione della rete in senso europeo, con livelli di efficienza e offerta di servizi, la chiusura degli impianti in compatibili e improduttivi, contro la ghostizzazione e l’espulsione dei gestori, il rispetto delle leggi vigenti (D.Lgs 32/98, L.57/2001, L. 27/2012) e delle condizioni eque e non discriminatorie, prezzi più bassi su tutta la rete.

Faib Fegica e Figisc rilanciano l’urgenza di un intervento legislativo finalizzato al contenimento dei costi della moneta elettronica che allo stato attuale si mangia metà del reddito lordo dei benzinai, che incide sul prezzo finale per circa il 2% in una filiera che frutta 40 miliardi,
tra accise ed iva, allo Stato. Per questa ragione proseguono le azioni di lotta della categoria che nei prossimi giorni si articoleranno nel rifiuto dell’accettazione della moneta elettronica dalle o re 24 del 21 giugno alle 24 del 28 giugno. Basta regali alle banche, il Governo restituisca equità.

Adesso la parola passa al Governo che deve dare seguito alle promesse di mettere mano alla riforma dando avvio alla ristrutturazione della rete e usando il potere che la legge gli riconosce per avviare i tentativi di conciliazione verso tutte le compagnie che continuano a sottrarsi al rinnovo degli accordi economici scaduti da tre anni. Le delegazioni delle tre Federazioni hanno incontrato in Piazza Montecitorio esponenti politici di maggioranza ed opposizione delle Commissioni parlamentari Industria Finanza e Federalismo fiscale.

Redazione Stato@riproduzioneriservata



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