Politica
Domenica proveremo a chiarire quali siano i nodi politici, quali le vie d'uscita, quale il metodo per costruire la rappresentanza

Montanari “Verso il 18 giugno, per una nuova sinistra”

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Roma. Migliaia di singoli cittadini e moltissime associazioni e comitati stanno rispondendo al nostro appello per la creazione dal basso di una lista nazionale unitaria di sinistra. Domenica prossima, al Teatro Brancaccio a Roma, inizieremo a parlarne.

Poiché il processo di partecipazione non si è ancora avviato, ci assumeremo noi due la responsabilità di dare la parola a una rappresentanza (necessariamente insufficiente) di coloro che hanno risposto, trovando altri modi perché nessun contributo vada perso. E ci scusiamo fin da ora con tutti quelli a cui non riusciamo nemmeno a rispondere, e con tutti quelli che non potremo far parlare: vi chiediamo di tenere conto che dietro a questa proposta non c’è nessuna organizzazione, né struttura, né segreteria. C’è solo un’idea, una necessità, una visione.

Domenica proveremo a chiarire quali siano i nodi politici, quali le vie d’uscita, quale il metodo per costruire la rappresentanza. E ci sembra cruciale mettere tutto questo sul piatto in un momento in cui tutto sembrava già deciso nelle chiuse stanze della politica.

Nel processo che speriamo partirà dopo il 18 c’è nulla di stabilito, di deciso. Non un nome, non un programma, non una leadership, non candidature. Ciò che vorremmo è un’alleanza capace di portare in Parlamento la parte sommersa di questo Paese. Un’alleanza tra cittadini, associazioni, comitati e partiti.

Su questo punto bisogna essere chiari. Un vento impetuoso soffia oggi in Italia contro l’idea stessa di partito. Noi non siamo d’accordo. Non crediamo alla favola che oppone una società buona ai partiti cattivi. Sentiamo invece il dovere di distinguere: tra partito e partito, e nella società stessa. Sappiamo quanto i partiti in sé siano cruciali nel funzionamento del sistema disegnato dalla nostra Costituzione.

Pensiamo che il Partito Democratico di Renzi sia ormai un pezzo della destra, perché lavora per aumentare la diseguaglianza. Lo diciamo una volta per tutte: chi partecipa a questo processo costituente di una nuova sinistra partecipa alla costruzione di una forza radicalmente alternativa al Pd.

Pensiamo che il Movimento 5 Stelle sia prigioniero di un’oligarchia imperscrutabile. E vediamo che nella sua agenda – sempre più spostata a destra, con tratti preoccupanti di xenofobia e intolleranza – non c’è posto per la parola eguaglianza.

Ma vediamo anche che ci sono partiti diversi. Possibile e Sinistra Italiana hanno subito risposto a questo appello. Non ci ha stupito perché le battaglie civili di questi anni (culminate in quella per il No allo stravolgimento della Costituzione) li hanno visti come le uniche sponde possibili dentro il Parlamento. E hanno risposto anche Rifondazione Comunista e tante altre esperienze politiche di partecipazione, tra cui per esempio Dema.

Naturalmente se fossimo convinti che la forma partito è sufficiente, non avremmo proposto un percorso dal basso libero da ogni ipoteca: non si tratta di rifare una lista arcobaleno con una spruzzata di società civile.

C’è forte l’esigenza di qualcosa di nuovo, e di qualcosa di più grande. Lo diciamo con parole di Gustavo Zagrebelsky: è necessaria la “più vasta possibile unione che sorga fuori dei confini dei partiti tradizionali tra persone che avvertano l’urgenza del momento e non siano mosse da interessi, né tantomeno, da risentimenti personali: come servizio nei confronti dei tanti sfiduciati nella politica e nella democrazia”.

In questi giorni, le migliaia di persone che hanno aderito a questo invito esprimono due sentimenti contraddittori: entusiasmo e paura. L’entusiasmo di chi dice: “Sono felice di poter tornare a votare!”. La paura di chi teme che anche questo tentativo fallisca, come tutti quelli ­– generosi e coraggiosi – che l’hanno preceduto.

C’è chi teme che questo mondo sia troppo magmatico per unirsi anche solo in una lista. C’è chi teme che i partiti controllino questo processo, come burattinai da dietro le quinte. È così, entrambi questi rischi esistono: dipende tutto da quanti saremo, e da quanto determinati saremo, nel processo che partirà con il 18.

Vogliamo costruire una vera “azione popolare”. Ma ci riusciremo solo se la partecipazione senza tessere sarà così ampia da superare di molte volte quella degli iscritti ai partiti. Una lista di cittadinanza a sinistra: questo vogliamo costruire.

In una politica che si fonda sull’esibizione della forza, sull’arroganza e sul marketing del nulla noi diciamo al Paese: siamo poveri, siamo piccoli, siamo a mani nude, siamo pieni di limiti e avviati su un sentiero irto di ostacoli. Ma vogliamo mettere insieme tutte queste nostre debolezze: perché sappiamo che, come è accaduto il 4 dicembre, Davide può rovesciare Golia.

In una sinistra gremita da leader senza popolo, noi siamo un popolo che non cerca un leader, ma partecipazione e condivisione.

Non vogliamo rassegnarci a una triste passione politica che escluda a priori il tema della rappresentanza parlamentare. Se vogliamo che il mondo cambi, dobbiamo portare in Parlamento chi vuole cambiare il mondo. I sette mesi che probabilmente ci separano dalle elezioni possono vedere un percorso che porti a una grande lista nazionale, di cittadinanza e di sinistra, per l’attuazione del progetto costituzionale. È a questo che vogliamo lavorare, da domenica prossima.

Di Tommaso Montanari
(Post scritto con Anna Falcone)



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