ManfredoniaSpettacoli
A cura di Agostino Del Vecchio

Il caso Spotlight – T. McCarthy, 2015

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Pensa che il suo giornale abbia le risorse per sostenere tutto questo? – Io sì, e lei?”. Sinossi: nell’estate del 2001 arriva il nuovo direttore del quotidiano The Boston Globe Marty Baron e decide subito di mettere in moto la squadra giornalistica investigativa Spotlight per indagare su un caso scottante di pedofilia nell’arcidiocesi della città. Lo scandalo si allarga sempre più a macchia d’olio toccando i vertici ecclesiastici, compreso l’arcivescovo Bernard Francis Law, accusato di aver coperto alcuni casi di pedofilia avvenuti in diverse parrocchie.

La pellicola si basa su una reale indagine che valse il Premio Pulitzer al quotidiano nel 2003. Esattamente come avviene nel film, per anni registi e produttori hanno avuto seria difficoltà a portare alla luce la vicenda al grande pubblico. In questo caso quello del cinema. La sceneggiatura del film era infatti nella black list delle più apprezzate ma non ancora prodotte del 2013.

Ad ulteriore conferma sul timore reverenziale che aleggiava sul lungometraggio, basti pensare che negli Stati Uniti è stato vietato ai minori di 17 anni non accompagnati da adulti, per la presenza di “linguaggio e riferimenti sessuali”. Tra l’altro il film, già uscito negli USA il 5 novembre 2015, sarà distribuito nelle sale italiane dal 18 febbraio 2016 con oltre ben 3 mesi di ritardo, cosa quasi impensabile considerato che Il caso Spotlight ha collezionato ben 6 nomination all’Oscar, compreso miglior Film, Regia e Sceneggiatura originale.

Dopo la visione del film scompaiono le paure riguardanti la pruriginosità del tema trattato e appare come un lavoro solido, ineccepibile e, nello stesso tempo, coinvolgente per tutta la durata del lungometraggio. Nel storia del cinema USA c’è una lunga tradizione di film d’inchiesta ben strutturati dove però stona troppo volte l’aspetto “eroico” dei protagonisti, che sembrano usciti dalle pagine dei fumetti della Marvel. Al contrario qui nessuno appare senza macchia, soprattutto Walter ‘Robby’, interpretato da un convincente Michael Keaton, che sembra letteralmente rinato dopo Birdman.

Il regista, co-sceneggiatore e co-produttore Tom McCarthy (che dimostra una notevole padronanza della macchina da presa e del montaggio nonostante la giovane età) mostra l’indubbia capacità di non scendere mai nel sensazionalismo o nel cattivo gusto, cosa difficilissima considerato il tema trattato. Senza considerare la grande intelligenza mostrata nel gestire attori ad altissimi livelli interpretativi (in primis Mark Ruffalo e Rachel McAdams, entrambi nominati all’Accademy Awards) in maniera tale che nessuno prevarichi sul l’altro, diventando tutti perfetti meccanismi dello stesso schema.

L’aspetto che più colpisce della storia è l’impenetrabile muro di gomma creato dalla Chiesa Cattolica e dai media compiacenti sulla vicenda, che alla fine esploderà con l’accusa di pedofilia che coinvolgerà ben 70 preti dell’arcidiocesi di Boston, costringendo il cardinale Law, accusato di aver coperto e taciuto sui casi, a dimettersi dalla carica. Nonostante questo, Law non è stato mai cacciato dal Vaticano ma dal 2011 è diventato arciprete emerito della Papale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore.

Voto 8

(A cura di Agostino Del Vecchio – a.delvecchio@statoquotidiano.it)



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