Manfredonia

Ordigni bellici nell’Adriatico, Assennato: “dal Governo 5 milioni per la bonifica”

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Recupero ordigni bellici (St-marine.engeneer.it)

Recupero ordigni bellici (St-marine.engeneer.it)

Bari – CHE fine hanno fatto le armi chimiche e batteriologiche sperimentate nei laboratori del Duce? Nel 1941 l’Italia disponeva di uno dei più grandi arsenali del mondo. Antrace, iprite, virus, batteri: la fabbrica dei veleni creati per costruire l’impero della dittatura fascista ha divorato vittime in Libia e in Etiopia, ha colpito i combattenti spagnoli che lottavano per la libertà, lasciando dietro di sé una scia di malattie e dolore. Ma la creazione di questi stessi veleni ha preteso un prezzo altissimo anche dall’Italia: durante le fasi di sperimentazione, e poi con il concludersi della guerra, intere zone del nostro Paese sono state contaminate dagli esperimenti, ordigni sono stati abbandonati davanti alle coste delle Marche e della Puglia, testate letali sono state scaricate attorno a Ischia. Tutto ciò, a partire dal dopoguerra, è scivolato nel più assoluto silenzio.

Nell’incontro annuale in Fiera dell’Accademia Superiore Europea di Formazione per la Tutela dell’Ambiente, la Sicurezza e la Protezione Civile “Karol Wojtyla”, presieduta da Giuseppe Tulipani, si è discusso di emergenza da inquinamento bellico della costa meridionale del Mar Adriatico, alla presenza degli assessori regionali all’Ambiente Lorenzo Nicastro e alla Protezione Civile Fabiano Amati.

Manfredonia, Margherita di Savoia, Bisceglie, Trani, Giovinazzo, Bari, isole Tremiti, Polignano a Mare sono alcuni dei porti pugliesi i cui fondali sono ricoperti da spazzatura, dalla plastica al mercurio, ma soprattutto il territorio è contaminato da depositi di armi belliche”. Il Governo ha finora stanziato 5 milioni di euro per la bonifica da inquinamento bellico del Mare Adriatico, come detto da Giorgio Assennato, Direttore Generale ARPA Puglia.

Nel corso della conferenza ci si è soffermati sulle emblematiche vicende di Torre Gavetone, a Molfetta, i cui fondali sono a rischio di ordigni bellici inesplosi, come accade per altro in molte altre zone del litorale adriatico. Divieto assoluto di balneazione a Torre Gavetone.

Inquinamento bellico la motivazione. L’ordinanza individua i quattro punti della cosiddetta “zona della rimozioni” (due dei quali rientrano nell’area del Comune di Giovinazzo) dove nel dicembre del ’43, furono affondati gli ordigni bellici a caricamento speciale non esplosi durante l’affondamento di tre navi anglo-americane nel porto di Bari, il 2 dicembre dello stesso anno. Ordigni carichi d’iprite e di altri agenti chimici, come fosgene, cloripicrina, fosforo bianco e barili contenenti arsenico, cianuro e altri aggressivi chimici (in tutto 26 veleni). L’incontro è terminato con la cerimonia di consegna degli attestati ai partecipanti del corso di formazione “Trasporto, stoccaggio e conservazione di merci e sostanze pericolose”, organizzato dall’Accademia Wojtyla.

FOCUS MANFREDONIA: Il Comune rassicura: “Non ci sono ordigni nel Golfo”. I lavori affidati alla Stes, gli studi di Gilbert ed Etkin, “Veleni di Stato”, il libro di Gianluca Di Feo –

Redazione Stato, gdf@riproduzione riservata



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