Editoriali

Economia alternativa all’ILVA

Di:

Esterno Ilva Taranto (Ph: dorinopiras)

“LO scorso 23 luglio protocollai in Consiglio regionale l’ordine del giorno, ancora non discusso, dal titolo: ‘Realizzazione a Taranto di un progetto di economia alternativa entro massimo cinque anni e contestuale chiusura, nel medesimo arco temporale, dell’area a caldo dell’ILVA s.p.a.’. Visti gli attuali accadimenti reputo urgente l’attenzione e volontà da parte dell’intera assise regionale a prendere in considerazione i contenuti del documento.


A Taranto siamo in una fase in cui la magistratura ha finalmente scoperchiato il vaso di Pandora e deve pertanto procedere per ottenere un riscontro di azione, secondo diritto da ILVA, ma assisto al perdurante rifiuto da parte di certa politica ad ascoltare il grido di aiuto che il territorio ionico, ma non solo, anche i cittadini ed i lavoratori dell’ industria ci propongono. Nel mio ordine del giorno chiedo semplicemente di progettare alternative economiche e lavorative all’Ilva di Taranto da realizzare nel tempo massimo di cinque anni nell’ottica di un futuro e sviluppo sostenibile e nel perseguimento della tutela del diritto alla salute ed al lavoro dignitoso e sicuro.

Il sottoscritto mediante l’ordine del giorno non si vuole atteggiare a Cassandra di sventure dell’ILVA ma semplicemente chiede un’assunzione di responsabilità da parte di colleghi politici che non possono restare sordi ai bisogni di una comunità intera mentre dimostrano di essere attenti nei riguardi di un privato che fino ad oggi ha dimostrato di saper aggirare ogni accordo di programma, ogni protocollo concordato etc. perché per il perseguimento del proprio profitto tutto era valido.

Quest’oggi ILVA presenta il suo crono programma di interventi per recuperare credibilità e fiducia ma agli occhi di chi? E noi, la politica, a parte ILVA a parte economie inquinanti non riusciamo proprio ad offrire prospettive di futuro differente? Non riusciamo proprio ad utilizzare i ventilati milioni della UE o della Banca Economica Europea per dare benefici economici e occupazione all’area ionica, ai lavoratori dell’Ilva, ai disoccupati, tradotti in rispetto di principi di sviluppo ecosostenibile? Il porto, l’aeroporto, l’agroalimentare, il turismo, la green economy non possono assurgere ad obiettivi di sviluppo per assorbire i lavoratori dell’Ilva e dell’indotto? Del resto se ILVA è importante per la nazione, per la nazione dovrebbero essere ugualmente importanti i lavoratori ILVA che si ammalano, i cittadini di Taranto e provincia che pagano le tasse e per l’inquinamento si ammalano o muoiono, i disoccupati della zootecnia, della mitilicoltura, di settori che a causa di ILVA chiudono o neanche possono insediarsi sul territorio a causa della presenza di ILVA Fire Taranto”.

(Patrizio Mazza è Consigliere regionale de l’Italia dei Valori)



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Commenti


  • Redazione

    I “numeri scomodi” sulla mortalita’ industriale che il governo Monti vorrebbe ignorare.
    Il Ministro Clini e “quelli senza dignita’ che non sanno di cosa parlano”.
    Le dichiarazioni dal sapore eversivo del ministro dell’ambiente, che vorrebbe cancellare dal dibattito politico le prove acquisite dal Tribunale di Taranto.
    16 settembre 2012 – Carlo Gubitosa

    Respiriamo Taranto
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    In altri paesi i ministri dell’ambiente vanno in bicicletta, a Taranto il ministro Clini deve girare con la scorta. Come mai? Per trovare una risposta a questo interrogativo, possiamo esaminare un video dove Clini alza la voce con la giornalista Giovanna Lanzilotta per dire delle assurdita’ senza contraddittorio. La registrazione e’ stata effettuata il 14 settembre a Conversano a margine di un evento pubblico.

    Si tratta di dichiarazioni che potrebbero sollevare in molti tarantini il dubbio di una sua manifesta incompetenza o peggio ancora di una sostanziale malafede, visto che ancora non si e’ saputo chi sarebbe quel “Corrado” che nelle intercettazioni telefoniche acquisite dalla procura sarebbe descritto come “uomo nostro” da Girolamo Archinà, l’ex capo delle relazioni istituzionali dell’Ilva.

    La questione Ilva riveste un indiscutibile carattere di pubblico interesse, e il mondo politico si riempie spesso la bocca di parole come “trasparenza” e “partecipazione” ma Clini ha negato le riprese del suo incontro con i rappresentanti della societa’ civile e delle associazioni ambientaliste ammesse a partecipare alla discussione del “tavolo tecnico” sulla vicenda ILVA che si e’ riunito il 14 settembre scorso.
    Proprio lo stesso giorno di questa intervista dove Clini ha autorizzato le riprese delle sue dichiarazioni come un vecchio pugile suonato che accetta le telecamere quando si confronta in allenamento con pugili piu’ deboli di lui, ma poi rifiuta di essere ripreso quando trova qualcuno che potrebbe tenergli testa.

    Proviamo ad esaminare le dichiarazioni del ministro… dopo soli undici secondi Clini sostiene di fronte alla giornalista che il nesso tra l’inquinamento e le morti e’ tutto da dimostrare:
    “un volantino, un’intervista… ma ha trovato una pubblicazione italiana od europea che dice questo”?

    Non c’e’ peggior cieco di chi non vuol vedere. I documenti italianissimi, ufficialissimi ma purtroppo “invisibili” al ministro, che dimostrano il nesso tra l’attivita’ industriale dell’Ilva e l’aumento della mortalita’ a Taranto ci sono eccome: e sono le perizie richieste e messe agli atti dal Tribunale di Taranto, documenti che Clini si ostina a considerare come carta straccia pur avendo un pieno valore probatorio nel processo che vede coinvolti i vertici dell’Ilva indagati per “disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, getto e sversamento di sostanze pericolose e inquinamento atmosferico”.

    Per il ministro Clini (che in teoria avrebbe giurato fedelta’ alla Costituzione e alle istituzioni repubblicane), le perizie del Tribunale di Taranto, disposte e ottenute da un giudice terzo (e non dalla pubblica accusa), prodotte in contraddittorio con le parti, e accettate dall’Ilva come prove senza che l’azienda muovesse obiezioni, a quanto pare sono dei documenti senza valore. Una netta presa di posizione politica che potrebbe essere considarata perfino piu’ eversiva di tante dichiarazioni lanciate a vuoto dai “berluscones” contro i magistrati quando hanno toccato poteri e interessi diversi da quelli di Emilio Riva nell’esercizio delle loro funzioni. Fa piu’ danni chi attacca la magistratura per farla franca nei processi che lo riguardano o chi la delegittima nelle sue funzioni quando sta indagando su una ipotesi di disastro colposo costato la vita a centinaia di persone?

    La risposta a questa domanda viene affidata al lettore, ma e’ innegabile che il potere esecutivo in carica abbia dato segnali di preoccupante continuita’ col precedente governo nel negare per l’ennesima volta l’autorita’ del potere giudiziario, perfino di fronte a prove acquisite da un tribunale che ormai sono fatti documentati e incontestabili perfino dai ministri. Una delegittimazione della giustizia che mina uno dei pilastri istituzionali su cui si basa la nostra convivenza democratica.

    Ma siccome Riva non ci suscita le stesse antipatie di Berlusconi, e Clini ha una faccia piu’ simpatica di Ghedini, questi attacchi ai magistrati non ci indignano piu’ di tanto, e la “sinistra” che sostiene quel governo (le virgolette sono d’obbligo) sembra non avere nulla da ridire, sostenendo l’azione di governo di Clini e lasciando al tenero e poetico Nichi Vendola il compito di dare un contentino alle folle in rivolta con parole di circostanza.

    In questi giorni, infatti, il governatore della Puglia non ha saputo fare di meglio che agitare il ditino contro l’Ilva con rimbrotti che non farebbero paura nemmeno ad un bambino, figuriamoci al gigante dell’acciaio: “la Regione oggi ha posto all’Ilva il problema della percezione dei riflessi lenti dell’azienda ed il bisogno di dare segnali di maggiore tempestitvita’ anche su elementi molto simbolici ma molto concreti”. Si vabbe’.

    Nichi Vendola su Twitter
    Nichi Vendola su Twitter
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    Sono queste le dichiarazioni di Vendola rilasciate al termine del “Tavolo Tecnico” nel quale si e’ discusso se a norma di legge l’azienda Ilva puo’ ottenere una Autorizzazione Integrata Ambientale o se la mancata adozione di alcune tecnologie (come ad esempio la copertura dei parchi minerari attualmente a cielo aperto, che offrono le loro polveri ai forti venti di Taranto) mette automaticamente fuorilegge l’azienda dell’acciaio almeno fino a quando quelle tecnologie non saranno introdotte, come sostengono i rappresentanti della societa’ civile locale e delle associazioni ambientaliste.

    Il leader di un partito che ha l’ecologia nella propria ragione sociale si limita a commentare il “piano simbolico della percezione”, senza scendere nel piano giudiziario delle perizie e degli incidenti probatori che il ministro vorrebbe poter stracciare senza averne titolo. L’ecologia e l’ambiente in questo modo cessano di essere categorie della politica e del pensieor per essere declassati al ruolo di semplici “etichette” per partiti e ministeri.

    Al minuto 0:55 il ministro parla di “analisi epidemiologiche” dell’Istituto Superiore di Sanita’ e dall’osservatorio regionale dei tumori della Puglia sostenendo che
    “questo eccesso di mortalita’ a Taranto non ha riscontro, e c’e’ un eccesso di mortalita’ a Lecce superiore a quello che c’e’ a Taranto. Questi sono i numeri. Ha capito? questi numeri vanno letti e vanno studiati”.
    Forse il ministro Clini a Luglio e’ stato al mare, ed e’ per questo che ad agosto si e’ presentato alla Camera dei Deputati senza aver “letto e studiato i numeri” di cui parla adesso a settembre, se e’ vero come e’ vero che nella “Informativa del ministro dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare” (eh gia’, il mare) del primo agosto 2012 Clini ha detto testualmente che
    “dalle indagini epidemiologiche che sono state realizzate per conto della magistratura, ma anche da quelle che sono state realizzate dall’Istituto superiore di sanità, dà conto di uno stato della salute della popolazione, con evidenti eccessi di mortalità, che fa riferimento presumibilmente a contaminazioni ambientali derivanti da impianti che a quel tempo operavano nel rispetto delle leggi”.
    Quindi ad agosto per il ministro non era vero che a Taranto si stava meglio che a Lecce: c’erano “evidenti eccessi di mortalita’”, ma derivanti “presumibilmente” dall’inquinamento “vecchio” e non da quello prodotto attualmente.

    Poi pero’ ha studiato i numeri e adesso l’Istituto superiore della Sanita’ non dice piu’ le cose che diceva ad agosto, e da Lecce stanno organizzando dei pullman per fare dei “soggiorni salute” al quartiere Tamburi, dove basta mettersi sottovento per fare “aerosol gratuiti” con un’aria piu’ salubre di quella del leccese.

    Forse Clini non aveva letto e studiato i numeri neppure nel 2001, quando dichiarava che
    “la chiusura dell’altoforno e della cokeria delle Acciaierie è una questione urgente. Sul piano dei danni ambientali, dell’inquinamento e della salute dei cittadini siamo già in ritardo”
    ma in quel caso si trattava dello stabilimento Ilva di Cornigliano (Genova), dove le emissioni inquinanti erano nocive, a differenza di quelle “piu’ salutari” che partono dai camini di Taranto dove si starebbe meglio che a Lecce.

    Clini forse dovrebbe fare anche un ripasso di diritto penale se definisce le perizie super partes del tribunale come “perizie di parte della Procura”, dichiarando al termine del Tavolo tecnico che
    “Gli stessi esiti delle perizie della Procura sono atti di parte che, però, teniamo in grande considerazione perchè sono alla base della decisione di riapertura della procedura Aia”.

    Davvero curioso: il 14 settembre al mattino Clini dice che le perizie della procura sono “tenute in grande considerazione”, ma poi la sera dello stesso giorno dichiara alla giornalista che non ci sono analisi epidemiologiche attendibili e che tutto e’ da definire con i lentissimi tempi della burocrazia italiana, caratterizzati da quella cronica negligenza che nel 2008 ha indotto gli ambientalisti a realizzare di propria iniziativa le analisi sul pecorino prodotto negli allevamenti a ridosso dell’Ilva sulle quali si e’ innestata l’azione di indagine della magistratura.

    Clini dovrebbe “leggere e studiare i numeri” anche quando si tratta di date storiche. E’ convinto che il quartiere Tamburi di Taranto sia stato costruito a ridosso dello stabilimento, ma e’ vero il contrario: e’ l’industria che e’ stata costruita dietro le case dei tarantini. Le case più vicine alla fabbrica sono del 1956 mentre l’Italsider è stata costruita nel 1960.

    E purtroppo per questa ignoranza della storia, quando gli chiedono in una intervista se farebbe vivere il suo nipotino nel quartiere Tamburi di Taranto, Clini risponde
    “no, ai Tamburi non avrei neppure preso casa. Credo che il quartiere Tamburi di Taranto sia la rappresentazione molto concreta di un modo assolutamente disordinato e scriteriato di localizzare insediamenti abitativi”.

    Se volesse informarsi in buona fede, gli basterebbe poco per capire che in realta’ e’ la presenza dell’Ilva ad essere la rappresentazione concreta di un modo scriteriato di localizzare stabilimenti industriali.
    La carta dell’Istituto Superiore della Sanita’ che secondo Clini sarebbe l’unica autorita’ in grado di stabilire se a Taranto si muore di Diossina (col conseguente rigetto delle perizie “super partes” disposte dal Tribunale di Taranto in contraddittorio con le parti da un giudice terzo, che sono gli unici atti validi in sede processuale) Clini se l’era gia’ giocata in un confronto su Rai Tre col consigliere comunale di Taranto Angelo Bonelli, e a quelle affermazioni aveva gia’ risposto l’associazione PeaceLink, mettendo a disposizione del ministro altri numeri da “leggere e studiare”: quelli delle due perizie disposte dal Tribunale di Taranto per capire se l’Ilva stava inquinando o no, se c’erano o meno gli estremi per una interruzione della produzione, se quell’attivita’ industriale era fuorilegge o meno.

    Perizie con dati che parlano chiaro:
    “L’analisi comparata dei vari flussi emissivi e delle loro caratteristiche chimiche specifiche (profili dei congeneri “fingerprints” dei contaminanti) permettono di affermare che i livelli di Pcdd/Pcdf (due tipologie di diossine, ndr) e Pcb accertati possono essere ricondotti alla specifica attività di sinterizzazione (area agglomerazione) svolta all’interno dell’Ilva. Pertanto la presenza di tali inquinanti, riscontrata nelle varie matrici ambientali analizzate, si può ricondurre in modo prevalente all’attività industriale di Ilva SpA”.
    (cfr pagina 521 della perizia chimica).

    In parole povere, ogni diossina ha un “profilo”, delle vere e proprie “impronte digitali” (fingerprints) che consentono di stabilire la fonte di emissione perche’ ogni attivita’ industriale produce della diossina con una differente composizione, e la perizia chimica ha stabilito che la diossina trovata in giro per Taranto ha le stesse impronte digitali di quella che esce dall’Ilva, senza che nessuno ne sia rimasto sorpreso.

    Secondo la perizia epidemiologica, anche questa acquisita come prova documentale nel processo Ilva, come risultato delle emissioni di questa diossina che ora non e’ piu’ orfana, ma e’ provatamente figlia dell’industria di Emilio Riva, in un arco temporale di 13 anni sono attribuibili alle emissioni industriali:
    386 morti, 237 casi di tumore maligno con diagnosi da ricovero ospedaliero, 247 eventi coronarici con ricorso al ricovero, 937 casi di ricovero ospedaliero per malattie respiratorie (74 per anno, in gran parte tra i bambini), 17 casi di tumore maligno tra i bambini con diagnosi da ricovero ospedaliero.
    Questo e’ il prezzo che Taranto ha pagato in termini di vite umane per godere dei benefici occupazionali dell’industria, un conto salatissimo che oggi e’ agli atti del Tribunale anche se il nostro Governo e il ministro competente fanno finta che questi numeri non esistano e ne vorrebbero degli altri che gradiscono di piu’.

    Il tutto e’ documentato alle pagine 219 e 220 della perizia realizzata dagli epidemiologi su richiesta del Tribunale di Taranto, per conto di un giudice terzo e in contraddittorio tra le parti senza che siano state sollevate obiezioni di alcuni tipo. I periti hanno concluso che l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione “fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte”. E anche qui nessuno si e’ sorpreso.

    Va detto inoltre che i dati prodotti dagli epidemiologi (accettati da parte degli indagati e dei loro legali senza sollevare obiezioni) sono stime improntate alla massima prudenza e approssimate per difetto, che hanno escluso dal conteggio quelle morti che anche in via puramente teorica potrebbero essere attribuite al disagio socioeconomico degli abitanti di Taranto, al fumo (con buona pace del nuclearista Chicco Testa e di altri pseudoscienziati che per la questione Taranto hanno puntato il dito sulle sigarette) e ad altri fattori che non riguardano l’esposizione alle emissioni nocive.

    La perizia a carattere chimico-ingegneristico e le analisi epidemiologiche per il ministro Clini non esistono, perche’ lui accetta solo di “leggere e studiare i numeri” prodotti da determinati enti pubblici di suo gradimento, e non considera valido l’incidente probatorio realizzato dal Tribunale di Taranto. Un incidente probatorio per il quale l’Ilva ha nominato uno squadrone di esperti che tuttavia non sono riusciti a sollevare neppure una obiezione alle risultanze dei periti nominati dal tribunale.

    Ma gli stessi dati che ieri erano accettati dall’Ilva, cioe’ dall’industria inquinante, oggi sono rifiutati dal ministro dell’ambiente, che dimostra un rapporto con l’ecologia che ricorda in modo inquietante il rapporto che il “ministero della pace” di orwelliana memoria aveva con la nonviolenza.

    Tuttavia, poiche’ c’e’ del buono in tutto e in tutti, in quella intervista e’ stata fatta una affermazione sulla quale si puo’ essere pienamente concordi col ministro Clini:
    “questi numeri non fanno comodo a quelli che fanno la propaganda, e strumentalizzano le morti per avere ragione politicamente. Queste persone non hanno diritto di parlare, sono persone che non hanno diritto perche’ non hanno la dignita’ (…) questi signori trovano molto facile parlare e sparlare di tutto, senza sapere di che cosa parlano. Questa e’ una rovina per il nostro Paese e non aiuta l’ambiente, e non lo aiutera’ mai, e non aiuta la salute della popolazione”.
    Il problema e’ capire di quali “numeri scomodi” stiamo parlando, chi e’ che fa propaganda, chi e’ che non sa di cosa parla, chi e’ che non ha dignita’ e chi e’ che strumentalizza i morti per avere ragione politicamente. E questo lo decidera’ l’intelligenza dei cittadini di Taranto quando saranno chiamati a esprimere nelle urne il loro parere sui partiti e i leader politici che hanno dato il loro sostegno a questo governo, a questo ministro dell’ambiente, a questa politica dello struzzo che fa il gioco delle tre scimmiette davanti alle prove documentali del tribunale di Taranto.


  • Redazione

    Comunicato stampa
    Taranto ha ora appuntamento con il suo futuro
    Siamo alla svolta decisiva e in tanti ci diranno che nulla è cambiato.
    Ma per i politici che hanno svenduto questa città è arrivato il momento della sconfitta e dell’umiliazione
    18 settembre 2012 – Rossella Balestra, Fabio Matacchiera, Alessandro Marescotti (Donne per Taranto, Fondo Antidiossina Onlus, Peacelink)

    I custodi giudiziari hanno avviato le procedure per lo spegnimento del primo altoforno a cui seguirà il blocco della produzione degli altri impianti più inquinanti.

    E’ un momento storico per la città di Taranto.
    Nella partita salute-lavoro vince la vita.
    Nella partita magistratura-politica vince la legalità.

    Abbiamo lottato per un avvenire migliore per tutti e questo momento sta per arrivare.

    E’ un giorno che in tanti stavamo aspettando da anni. Un’attesa fatta di notti insonni, lacrime, speranze, paura, studio, impegno costante. Un’attesa che ci ha strappato tempo, affetti, lucidità, lavoro, serenità, quotidianità, ma che ora comincia a dare i suoi frutti.

    Un Grazie alla Magistratura (al GIP Patrizia Todisco e al Procuratore Franco Sebastio in particolare) che non si sta facendo “ammaliare” da promesse, da ritardi, da piani e progetti fasulli. E che non si sta facendo intimidire da un governo ormai sfacciatamente “schierato” dalla parte di chi inquina.

    Oggi ci apriamo alla speranza.
    Un futuro migliore è possibile.
    Ma non dobbiamo abbassare la guardia. Il futuro di Taranto lo scegliamo noi

    Adesso dobbiamo stringerci attorno alla Magistratura e sostenerla nel difficile percorso della legalità.

    Siamo alla svolta decisiva e in tanti ci diranno che nulla è cambiato.

    Ma per i politici che hanno svenduto questa città è arrivato il momento della sconfitta e dell’umiliazione.

    Alla collusione, all’ignavia e alla servile accondiscendenza, dovremo sostituire un’etica della dignità e della responsabilità verso le generazioni future.

    Chi è stato corrotto dovrà nascondersi per la vergogna. Chi ha inquinato dovrà pagare.
    Lo Stato e l’Ilva dovranno risarcire i lavoratori e l’intera comunità.

    Pretendiamo la tutela di tutte le persone, dai lavoratori Ilva ai bambini che continuano ad ammalarsi e spesso morire.

    Questo è stato il nostro sogno, un sogno che ci ha spinto sempre oltre e sempre avanti.

    Nessun lavoro dovrà essere perso. Lo Stato che ha consentito di avvelenare Taranto dovrà risarcire i lavoratori dell’Ilva, presentando il conto a chi ha malgovernato e a chi è stato complice degli inquinatori. Lo Stato ha dei doveri verso i lavoratori perché è stato gravemente colpevole di condotte per lo meno omissive.

    L’azienda dovrà bonificare, utilizzando le maestranze per recuperare i terreni che sono stati devastati da anni di inquinamento e di incuria, da quelli interni all’Ilva a quelli dove oggi non si può più far pascolare gli animali.

    Un cantiere immenso di bonifica e riqualificazione attende migliaia di lavoratori.

    Taranto ha ora un appuntamento con il suo futuro. Questa volta ci saremo.

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