Capitanata

San Severo, stalking, quando la “vittima” è uomo (la storia)

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‘Te la farò pagare’, stalking, quando vittima è uomo (la storia) (Ph: rmlive)

Foggia/San Severo – QUELLA di Roberto è una storia di vittime e carnefici. Una storia qualsiasi, che qualcuno definirebbe “di prassi”, incrociata, ieri a San Severo, presso la sede distaccata del Tribunale di Foggia, mentre andava in scena l’astensione quasi totale dei penalisti italiani. Protesta indetta, dal 17 al 21 settembre dalla Unione Camere Penali Italiane.


L’accusa.
Roberto N. è accusato di reato di stalking ed atti persecutori nei confronti di una signora. Appreso il rinvio della prossima udienza, fissata per metà novembre, accetta di concedere il suo racconto a Stato. La vittima.“In genere preferisco non parlare di questa vicenda con chiunque”, ha dichiarato invece la donna.

Il reato di stalking si concretizza in atti e gesti persecutori, che in casi meno gravi si realizzano con continue telefonate ed invio di sms a carattere minatorio, capaci di limitare la libertà della vittima. La Puglia è una delle regioni leader per questo fenomeno. Ha raggiunto quota pari al 10,6% contro una media nazionale del 9%. E le stime rispetto al fenomeno sono in crescita. Il reato è rilevato nella legge n°38/2009, articolo 612 bis del nostro codice penale.

Secondo quanto cita l’articolo, il reato: “è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’ incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.” Secondo i dati del rapporto sono le donne ad essere il target e le vittime privilegiate, ma non si esclude il ricorso facile a questo tipo di legge per ripicche a torti subiti.

Nel racconto di Roberto, è difficile stabilire in maniera nitida i contorni, e gli elementi messi in evidenza dalla legge. Da quanto afferma l’accusato, questa, non sarebbe la prima convocazione in giudizio. Si contano dal 2008 almeno quattro denunce per stalking e diffamazione, seguite da relativa udienza sia presso i vari tribunali dislocati sul territorio provinciale, sia presso il Giudice di Pace. Il bilancio a carico dell’imputato rispetto a quattro anni fa è di una condanna a poco più di due mesi. Periodo mai scontanto perchè incensurato.

“E’ vero, nel 2008 appena terminata la nostra relazione, ho iniziato ad inviarle numerosi sms. Messaggi come – te la farò pagare – erano quelli di una persona arrabbiata, che riteneva aver subito un’ingiustizia. Sentivo la mia vita ridotta ad un cumulo di macerie. Durante quell’anno più volte subii richiami da parte del Comando dei Carabinieri, che mi invitavano a starle lontano. Da Torremaggiore mi trasferii così a San Severo, nel tentativo di ricominciare a vivere mettendo insieme i pezzi rimasti”.

Dopo 17 anni di matrimonio mi innamoro di questa donna, allora separata, ed incontrata mentre accompagnavamo i nostri figli a scuola. Me ne innamorai dopo alcuni mesi. Quando presi coscienza di questo sentimento condiviso, agli inizi del 2006 chiesi la separazione. La causa di divorzio in sede di giudizio avvenuta, a fine 2007 si concluse con la cessione da parte mia, a beneficio della mia ex moglie di due case e tre macchine, 200.000 euro di deposito sul mio conto corrente, e 600 euro mnsili come assegno di mantenimento fissato dal giudice a favore dei miei due figli”.

Rimasi senza occupazione avendo svolto con successo, fino ad allora l’attività autonoma di falegnameria in uno degli edifici poi ceduti. Lo stesso anno trovai occupazione come operaio presso una ditta di Termoli. Quando la causa di separazione si concluse, mi sentii libero, e di lì a pochi giorni venni lasciato”.

La sera stessa ricordo solo che mi ubriacai, mi misi in macchina e il resto della storia l’appresi da mio fratello, che preoccupato si mise alla mia ricerca sorprendendomi mentre tentavo di gettarmi dal guard rail di un ponte nella zona tra Torremaggiore e San Severo. Trascorsi quasi tutto il 2008 avvinghiato da una profonda crisi depressiva, assumendo psicofarmaci contro gli attacchi di panico che mi assalivano durante la notte”.

“E’ stato grazie al sostegno e all’aiuto della mia famiglia che sono riuscito ad uscirne. Presi allora sei mesi di malattia, periodo dopo il quale fui licenziato. Il mancato pagamento degli assegni di mantenimento, in quanto disoccupato mi è costato una denuncia a mio carico da parte della mia ex moglie. Dalla metà del 2009 sono nullatenente, vivo presso un’abitazione di mio padre e ‘campo’ alla giornata grazie a lavori saltuari. Mi sono inventato cameriere, barista, buttafuori nelle discoteche, aiuto amici presso i loro chioschi ambulanti in occasione di feste di paese, oltre che a smontare gazebi al termine dei mercati rionali.”

Chi è la vittima, chi il carnefice? “Nessuno”. E’ la risposta che si darebbe in certi casi. Perchè forse è una storia di vinti, che a tratti non si vorrebbe raccontare: per pudore, vergogna, dolore. Perchè forse ci si trova davanti un’austera aula giudiziaria, su di una sedia tra un tavolo, e quello del Pubblico Ministrero, con lo sguardo declinato verso le grate a destra di un prigione vuota. Un’aula gelida, anche se le pareti sono rivestite in legno, riempite solo dal bisbiglìo di avvocati e addetti ai lavori, lontane dall’occhiuto e indiscreto sguardo della gente.

(A cura di Ines Macchiarola
inesmacchiarola1977@gmail.com)



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