Politica

“Cittadinanza per evitare immigrazione rancorosa”. Via a ‘L’Italia sono anch’io’


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Foggia – Cittadinanza per chi nasce in Italia e diritto di voto dopo 5 anni di residenza continuativa nel nostro paese. La sezione foggiana del Comitato “L’Italia sono anch’io” ha lanciato, questa mattina, la campagna referendaria per la promozione delle due norme. Una battaglia complessa e lunga, che ha preso avvio lo scorso mese e che si concluderà soltanto a febbraio. Sei mesi di lavoro fitto fitto, che ha arruolato venti associazioni nazionali ed una galassia intera a livello locale. Spettro ampio, quello arruolato sotto le insegne del Comitato coordinato da Rita Amatore, politicamente vicina al consigliere comunale Peppino D’Urso, area piddina, da sempre nel circuito delle Acli. Talmente tanto ampio da riunire in sé associazioni e partiti, fino alle istituzioni e ai sindacati. Gruppi anche ideologicamente opposti, spesso diversi per collocazione politica.

RUSSO: “POLITICA SORDA” – L’obiettivo, per il momento, è di mettere insieme 50 mila firme. Poco o nulla, se si vuole, rispetto all’oltre milione di sigle raccolto in occasione dei referendum sui beni comuni e sulla cancellazione del Porcellum. “Siamo allenati”, ci scherza su Fabio Carbone, Acli. “Sappiamo come, quando e dove muoverci, venendo da esperienze rodate e vincenti”. Ma guai a ridimensionare la mete finale e la durezza di un cammino che può limitarsi al freddo racimolare sigle. Tanto più, sottolinea Antonio Russo, responsabile nazionale della campagna nazionale ed elemento di punta delle Acli di Capitanata, perché “siamo di fronte ad una campagna che, prima di essere politica è culturale”. Come dire, che scuote le coscienze nel profondo. “Dobbiamo aprire il dibattito – continua Russo – Raccontare all’Italia l’immigrazione”. Invoca l’aiuto della stampa, che ammonisce così: “Se noi e voi non facciamo questo, rischiamo di assolvere un cattivo servizio”. Di contro, il buon servizio è quello che narra di “cinque milioni di residenti stranieri regolari, un milione di ragazzi, fra cui 600 mila bambini che vivono una cittadinanza dimezzata“. Ma che, pure, incarnano un paradosso, in quanto “non conoscono altra terra che non sia l’Italia, altra lingua che non sia l’Italiano e altra città che non sia quella in cui sono nati”. Cambiare si può, ammette. A patto che “la politica non sia più sorda, ma risponda alle esigenze delle persone”. In particolare che “riconosca come il mondo sia antropologicamente diverso”. In concreto, spiega Russo, il referendum propone il passaggio dallo ius sanguinis, retrogado ed anacronistico, allo ius solii. “Riconoscere lo straniero per non dar adito ad un’immigrazione rancorosa”.

MARA DE FELICI (CGIL): “UN PROGETTO” – “Chiedo a tutte le associazioni di non chiudere questa rete all’interno dello steccato della raccolta firme, ma di farsi esperienza duratura, soggetto atto ad affrontare, in modo sinergico, una temetica importante quel è l’immigrazione”. Questa l’opinione di Mara De Felici, segretaria generale della Cgil della Provincia di Foggia, da sempre in prima fila contro sfruttamento del lavoro e caporalato. De Felici guarda, a sua volta, nel fondo della discussione. “Urge un cambiamento culturale – bissa il concetto di Carbone – che sgombri il campo dai concetti di paura e preoccupazione che, comunemente, sono associati al tema dell’immigrazione”. Anzi, completa il discorso Mimmo Di Gioia (coordinamento provinciale Libera), “in Italia le ultime due grandi manifestazioni contro la mafia sono state indette dagli stranieri”. Il referente dell’associazione di don Luigi Ciotti dice di più. Rintraccia anzi il problema non già nella presenza migrante, quanto piuttosto nella cattiva interpretazioni che gli Italiani hanno del fenomeno. In questo senso, “raccogliere le firme è un atto dovuto, verso di loro e verso di noi stessi”, per mettere “una volta per tutte il silenziatore ad una cultura del razzismo che non ci appartiene e che non ci è mai appartenuta”.

PELLEGRINO: “CONSULTA DEGLI STRANIERI” – “Non raccoglieremo soltanto le firme, ma entreremo all’interno delle scuole promuovendo giornate formative e tutta una serie di iniziative, perché spiegare queste ragioni ai giovani, coloro che sono quotidianamente a contatto con compagni che vivono sulla loro pelle il problema, è il primo passo per un cambio generale di tendenza”. Rita Amatore è l’ultima a parlare e fissa le tappe. Chiaramente, non può fare a meno di notare come, al momento, il fulcro della battaglia si concentri, operativamente e strategicamente, sulla raccolta firme. Il che significa garantirsi l’agibilità politica. Garante della vidimazione delle firme sarà il consigliere comunale di Sinistra ecologia e Libertà Leonardo De Santis. Ma a garantire il suo appoggio, anche il primo cittadino Gianni Mongelli e l’Assessore ai Servizi Sociali, Pasquale Pellegrino. Il primo, visibilmente giù di corda, pure schiude scenari progettuali positivi: “Foggia deve abbattere le mura”. Mura che “non sono fisiche, ma mentali”. Soltanto l’azzeramento degli steccati, continua Mongelli, “ci porterà ad essere una città aperta”. Meglio, “una città dei diritti”. Resta a questo punto insoluto il problema della mancata attuzione dell’articolo 47 dello statuto comunale. Quello che, nei fatti, parla chiaramente di una “Consulta degli stranieri”. In assenza di Mongelli, a risponderne è Pellegrino: “Mi impegno apertamente nella sua realizzazione, assumendomene in prima persona la responsabilità”.

I NUMERI – 4.235.059 i cittadini stranieri residenti in Italia con un’incidenza del 7% sulla popolazione complessiva di cui 932.675 sono minori e 572.720 sono nati in Italia.
673.592 gli alunni e studenti di cittadinanza non italiana iscritti nell’anno scolastico 2009/2010.
59.369 le acquisizioni di cittadinanza registrate nel 2009 (sono circa 137.000 nel triennio 2007-2009). Il quadro più aggiornato dell’immigrazione in Italia ci racconta la progressiva stabilizzazione dei cittadini stranieri residenti nel nostro paese, la loro concentrazione nelle fasce di età più giovani e dunque nella componente della popolazione attiva, la crescita del numero dei figli dell’immigrazione che nascono o comunque vivono in Italia sin dalla tenera età. La distribuzione demografica della popolazione straniera evidenzia una concentrazione nelle fasce di età più giovani: ha meno di 18 anni il 22% dei cittadini stranieri residenti (contro il 16,9 dell’intera popolazione); ha un’età compresa tra 18 e 39 anni il 47,2% dei cittadini stranieri (solo il 28,9% della popolazione complessiva) mentre gli ultraquarantenni stranieri sono solo il 30,7% solo il 2,3% ha un’età superiore ai 65 anni (gli ultraquarantenni e gli ultrasessantacinquenni totali sono rispettivamente il 34,9% e il 20,2%). La stabilizzazione delle migrazioni è resa evidente dalla crescita costante delle nascite in Italia di bambini con uno o entrambi i genitori stranieri. I 21.816 bambini con almeno un genitore straniero nati in Italia nel 1999, sono diventati 72.472 nel 2008 (77.109 nel 2009 secondo gli ultimi dati diffusi dall’ISTAT). Al 1 gennaio 2010 i cittadini stranieri residenti nati in Italia sono ormai 572.720, il 13,5% del totale dei residenti stranieri. Molti di loro non hanno mai conosciuto il paese di origine dei genitori; hanno forme e stili di vita del tutto simili ai coetanei italiani, sono a tutti gli effetti parte integrante della società italiana, ma non hanno acquisito la cittadinanza italiana alla nascita perché la legge italiana non lo prevede. Il numero di cittadini stranieri che ha ottenuto la cittadinanza italiana è ancora molto limitato: il confronto tra il numero di acquisizioni di cittadinanza e il numero totale dei residenti stranieri osservabile per gli anni 2002-2009 evidenzia che il numero di acquisizioni oscilla tra un minimo dello 0,8 del 2002 e un massimo dell’1,4% degli anni 2008 e 2009. Significa che negli 8 anni considerati meno di una persona straniera residente su 100 ha acquisito la cittadinanza italiana.

p.ferrante@statoquotidiano.it
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“Cittadinanza per evitare immigrazione rancorosa”. Via a ‘L’Italia sono anch’io’ ultima modifica: 2011-10-18T15:57:11+00:00 da Piero Ferrante



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