Manfredonia

“Compost a Manfredonia? Pronti dall’88, ci bloccarono. Sempre”


Di:

Giovanni Civica (già presidente Ecodauna, ST)

Manfredonia – “VUOLE sapere cosa disse Ferrero nell’88? A Manfredonia avete un compost eccezionale, di ottima qualità, in gran parte costituito da rifiuti organici. Noi li andammo a trovare. Loro di Manfredonia sapevano tutto. Un’idea rivoluzionaria, per i tempi. Ancora oggi se ci penso ho il magone” Realizzazione di impianti per la produzione di compost a Manfredonia: una storia lunga 20 anni e che correla la recente nomina del dott. ingegnere Domenico Curci (quale responsabile unico del Procedimento RUP – Produzione compost, i fondi della Regione a fondo perduto: 3 milioni per Manfredonia) alla proposta rilanciata nel 1988, prima della “nave dei veleni” e delle giunte di Prencipe e Campo, dalla cooperativa Ecodauna di Manfredonia (formata, vedi in seguito, da periti agrari e braccianti agricoli). Una storia lunga oltre 20 anni, con la Regione che ha stanziato di recente 3 milioni di euro “a fondo perduto” per il Comune, come del resto nel 1991, ma con lo stanziamento allora di 17,5 miliardi delle vecchie lire. “Ma tutto tramontò inspiegabilmente. E ad ancora oggi non riesco a darmene una ragione”.

A parlare a Stato , ricordando il passato, con capelli bianchi e con l’amarezza di ciò che poteva essere “e invece non è stato”, è Giovanni Civica, presidente (prima vice) della cooperativa Ecodauna di Manfredonia. Società cooperativa a responsabilità limitata, con sede nel centro sipontino nel viale Tratturo del Carmine.”12 soci – spiega a Stato lo stesso ex presidente Civica – si riunirono per la costituzione della cooperativa. Questo nel febbraio 1988. Ricordo Matteo Ciociola, il ragioniere Michele Brunetti, il sig. Ferrandino, l’ingegnere Vincenzo Starace e il sindaco della stessa scarl (il defunto, ndR) dottor Enzo Gesumunno”. In totale 12 soci, “fra agronomi ed operai”, “senza uno schieramento politico”. Difatti, “la realizzazione dell’impianto per la produzione di compost avrebbe colmato una necessità del territorio. Non era certo un’iniziativa da correlare a determinati colori politici”.


Un’idea maturata già nel 1993. Antesignani in Scandinavia.

“Della realizzazione di un impianto per il compost ci avevo pensato già nel 1993 – dice ancora Giovanni Civica – dopo aver visionato un impianto simile in Scandinavia, al centro di una cittadina, e dopo a San Giorgio di Nogaro (in provincia di Udine, dove attualmente insiste un impianto della Manfredonia Vetro, ndR). Un impianto costruito dalla ditta Ferrero di Vado Ligure, servito da 17 comuni consorziati, un impianto capace di trattare 100 tonnellate di rifiuti solidi urbani, con sistema modulare (dalla relazione del 1989: “produciamo comunemente un chilogrammo di rifiuti al giorno a testa, l’impianto deve quindi smaltire i rifiuti prodotti da una popolazione di 100mila abitanti che individuammo in un bacino comprendente Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, San Giovanni Rotondo e Zapponeta“). Ricordo che partimmo da Manfredonia in 3, come una sorta di delegazione: io, Michele Brunetti e l’ingegnere Starace (al quale sarebbe spettato la progettazione dell’impianto, ndR). Parlammo con Ferrero in persona, a Savona. ‘A Manfredonia potreste avere un compost di ottima qualità: perché in gran parte costituito da rifiuti organici’”. Come si legge in una delle diverse relazioni della Ecodaunia: “lo smaltimenti dei rifiuti è oramai diventato un vero e proprio affare (questo nel 1989, ndr) (…) molti sono in grado di progettare un impianto simile, tranne poi far costruire a varie ditte i macchinari necessari (…) la società Ferrero, essendo in grado di progettare e di fornire tutto l’impianto e le macchine, a fronte del solo impegno della Cooperartiva (..) ci ha messo a disposizione gratuitamente tutta l’esperienza dei propri tecnici (…) il nostro progetto non solo ricalca fedelmente l’impianto realizzato a San Giorgio a Nogaro, fino ad un certo punto, ma prevede anche tutti i perfezionamenti tecnici (..) Dunque il principio era quello di far fermentare tutta la parte organica presente nei rifiuti urbani per trasformarla in una specie di concime da usare in agricoltura, chiamato appunto compost. Che sostitusse il letame animale, ma con fermentazione in modo controllato (…) il primo processo avviene in un grandissimo cilindro di ferro, chiamato tecnicamente mulino zimotermico senza aggiungere o togliere alcuna sostanza solo acqua per abbassare la temperatura o aria compressa (…)

Al tempo era necessaria la costituzione di un consorzio di Comuni pronti a servire l’impianto: “e noi presentammo subito le missive firmate di attenzione e interessamento dei sindaci di Mattinata, G.Argentieri, Manfredonia, Matteo Quitadamo (DC), San Giovanni Rotondo, prof. De Bonis (DC) e Zapponeta, N.Sarcina. Questo per la realizzazione di un impianto per il trattamento, smaltimento e riciclaggio di rifiuti solidi, liquidi, urbani ed industriali”.

“Si era nell’agosto/settembre del 1988. In un primo momento pensammo come sito alla cava di Santa Lucia (nei pressi del convento di San Leonardo, sulla ss89): ma il sito non era accessibile perché in contrasto con le norme di tutela ambientale, per la presenza della famigerata gallina prataiola. Che sembra spuntare fuori solo in determinate occasioni. Peccato: avremmo potuto utilizzare il 10/15 % degli scarti derivanti dalla cava. Poi c’era il progetto dell’R.D.S. Ma il sito come detto era inaccessibile”. Altre sedi per l’impianto furonmpo euelle frlla zonam D46, zona industriale (al tempo priva di insediamento)

“Nel 1988, nel settembre 1988, prendemmo subito contatti con l’ufficio tecnico del Comune di Manfredonia, con dirigente capo al tempo l’ingegnere Domenico Curci (VII settore, stesso dirigente oggi nominato responsabile unico del procedimento RUP, nell’ambito dei nuovi fondi stanziati dalla Regione, ndR)”. “Ingegnere quali sono i siti idonei per la realizzazione del nostro impianto? E l’ingegnere: in prossimità della zona Pariti 1, vicino la prima discarica”. In seguito la progettazione presentata dalla Ecodauna al Comune, il 5 settembre 1989, con vaglio della Commissione Edilizia Comunale nella seduta dell’8.11.1989. Il 13 novembre 1989 la risposta dell’ufficio tecnico al presidente Civica: “la Commissione Edilizia Comunale ha espresso parere favorevole alla realizzazione delle opere fermo restando che l’impianto sia affiancato alla futura discarica controllata comunale di R.S.U. cios’ come sarà individuata dalla Regione Puglia di concerto con il consiglio comunale, in quanto tale impianto è da considerandrsi complementare alla discarica controllata”.Così nell’atto il commissionario straordinario del Comune dott. Agostino Ricucci.

La Deep Sea Carrier. Le proteste contro l’Enichem. La caduta della giunta Quitadamo. Difatti, in precedenza, episodio “determinante” per l’intera vicenda, “la Giunta comunale aveva già approvato la spesa nel settembre 1989, dopo la presentazione del nostro progetto – dice a Stato Civica – per andare a San Giorgio a Nogaro a visionare l’impianto della Ferrero, con una delegazione comunale, in primis di segretari di partito (da Carmone, Beverelli, da Capurso a Lilino Brigida, a Gigetto Prato, da sempre favorevole all’impianto)”. Ma improvvisamente per Manfredonia la nave dei veleni, la famigerata ‘Deep Sea Carrier (con accese proteste contro gli scarichi in mare di rifiuti tossici, ndR) lo sciopero contro l’impianto dell’Enichem, il pericolo rifiuti. La fobia rifuti. “Il 16 settembre 1988 la Gazzetta del Mezzogiorno portava in prima pagina l’annuncio dell’arrivo a Manfredonia della nave dei veleni, della maledetta nave che tanti guai ha portato a Manfredonia”.

“Parlare di rifiuti al tempo fu quasi un’eresia”. La gente aveva paura. Era un tema del quale non si doveva più parlare. Figuriamo il nostro progetto, un impianto che ancora si doveva realizzare e che avrebbe trattato proprio rifiuti – dice Civica – Nel 1990 cade l’amministrazione Quitadamo, sindaco coinvolto nella famosa “fuga” sui tetti del Comune, con le rimostranze dei cittadini in Piazza del Popolo contro l’impianto Enichem”. “Nel 1990 il sindaco Castriotta ci disse che voleva risolvere il problema dei rifiuti solidi urbani, con le discariche che al tempo erano in esaurimento. Il ministero dell’ambiente del tempo, Ruffolo, presentò il Piano triennale per risolvere il problema rifiuti, con delega alle Regioni”. Le Regioni dovevano in pratica dotarsi di un piano per lo smaltimento dei rifiuti. “Un piano ancora oggi disatteso, in Puglia, con sole 4-5 regioni in Italia dotate dello stesso”. “Nel novembre 1990 ci presentammo in Regione, ricevuti dal dottor Sechi, funzionario settore ambiente. ‘Finalmente da Manfredonia ci arriva una richiesta intelligente‘. Ci aveva presi per amministratori comunali, noi avevamo detto per paura di non essere ricevuti: ‘veniamo da Manfredonia’.

Entro il 30 novembre dello stesso anno bisognava presentare la domanda del Comune con delle schede di fattibilità per ottenere i finanziamenti per gli impianti dediti al trattamento e smaltimento dei rifiuti”. Il Comune sarebbe stato dunque proprietario dell’impianto, con gestione della cooperativa. “Ma bisognava presentare il progetto con le schede di fattibilità correlate”. “Il sindaco Castriotta firmò la dichiarazione di responsabilità. Primo atto amministrativo per la richiesta di un contributo per l’inserimento nel piano triennale (la delega del piano era alle Regioni con conferimento per la proprieta degli impianti ai singoli comuni, ndR). “Il nuovo assessore all’urbanistica del tempo, il rag. Giuseppe Manfredi e il vice sindaco rag. Franco Ognissanti (attuale consigliere regionale, ndR) – si legge nella relazione della Ecodauna – menarono un po’ il cane per l’aia finchè dicemmo che si richiava di perdere il finanziamento se non si deliberava in giunta sul progetto sia l’uno che l’altro ci dissero che eravamo degli ingenui (…) “dobbiamo prima vedere se quella nostra richiesta viene accetata ed inserita, poi si stanzierà il finanazimentro e poi potremo indire la gara di appalto e decidere chi dovrà costuuire materialmente l’impianto“. “Ma la procedura non era quella prevista nel Piano triennale. Il Ministro Ruffolo per l’ammissione ai finanziamenti voleva sapere prima chi avrebbe dovuto costruire l’impianto, che costui si impegnasse a terminarlo entro e non oltre 34 mesi dall’approvazione del progetto. L’assessore Manfredi ci disse: e poi chi vi dice che dovrete essere voi a costruire e gestire l’impianto”. E dunque l’ipotesi altre imprese. Amnu. “Sistemazione di 70 persone”. “Ma per noi bastavano soltanto 8 per il funzionamento dell’impianto“. “Alla fine del mese di marzo 1991 Gigetto Prato scoprì sul BURP che il Comune di Manfredonia aveva presentato la richiesta per l’impianto di compostaggio senza sottoporlo al consiglio comunale”.


Il finanziamento regionale.
Per Manfredonia (come riporta il BURP n.41 suppl. Bari, 4 marzo 1991, ANNO XXII, DELIBERAZIONE del Consiglio regionale del 20.12.1990 n.14, deliberazione Cipe 3.08.1990, Programma triennale 1989/91 per la tutela dell’ambiente. Intese di programma Ministero dell’Ambiente – Regione Puglia, D.G. n.7267/03.12.1990) come si legge nell’atto: “Impianto di compostaggio: 17, 5 miliardi delle vecchie lire”. Dunque per l’impianto prospettato dalla Ecodauna fondi per 17,5 miliardi (oltre ad 1,5 miliardi per l’approntamento cava in località Pariti 2 per ricezione rifiuti provenienti da bonifica discarica in Pariti 1, bonifica discarica in località Conte di Troia, 1,5 miliardi, bonifica in località Pariti 1, 1,6 miliardi, discarica 2° – rifiuti speciali inerti – in località Tratturo del Carmine, 1,59 miliardi. Da ricordare che era il 1991. Oggi, dopo 20 anni, 2011, con nel bel mezzo infrazioni comunitari e altri fondi, la bonifica in località Pariti 1 e 2 e Conte di Troia è finalmente completata. Si parla di un progetto per l’insediamento di isola ecologica, con eolico e fotovoltaico. Mentre il Governatore pugliese loda la tempistica e modalità di esecuzione della Regione, ndR). “Ricordo che ci furono III consigli monotematici per discutere della possibilità di realizzare il nsotro impianto. Ma tutto sembrò osteggiare il progetto della Ecodauna: in precedenza l’Amnu (attuale Ase, controllata in quote totalitarie dal Comune ma Spa, ndR) aveva assunto una settantina di persone a tempo determinato. Nell’estate 90. Poi gli stessi furono assunti regolarmente (amministrazione Spinelli, ndr). Ricordo che dal Comune si pensò di risanare la questione trattamento e smaltimento rifiuti con questi soggetti non ancora assunti a tempo pieno. Ovvero dovevamo utilizzarli noi come Ecodaunia. Con l’indotto penso che avremmo occupato al tempo massimo 40/50 persone, per l’impianto ne servivano al massimo 8. Erano troppi quelli dell’Amnu. Ricordo che protestarono sotto il Comune. E forse qualche consigliere cercò di utilizzare la questione in chiave elettorale”.


Tutti i no per l’inceneritore.
Poi il consigliere G.Santamaria: “per tre volte disse in Consiglio comunale: ‘quello della Ecodaunia è un inceneritore, non un impianto di compostaggio‘. “Al tempo anche l’Enichem era dotato di un inceneritore ed uno in fase di costruzione (finanziato con fondi europei) – ricorda Civica – Per l’inceneritore dell’Enichem il consiglo comunale espresse parere ostativo (compreso il futuro senatore Carella, che in seguito avrebbe invece abbracciato la causa della Ecodauna – Amarcord inceneritore a Manfredonia). Il nostro progetto fu bloccato, tutti ci chiedevano chi avevamo alle spalle (in molti pensarono proprio all’ex sindaco Quitadamo, la cui caduta avrebbe determinato un blocco nella realizzazione dell’impianto: “non è vero – dice oggi Civica – il progetto è stato ripresentato anche durante la giunta Prencipe, piacque al sindaco del Contratto d’Area ma anche in questo caso si arenò nella fase di approvazione. “). L’unico a favore fu Gigetto Prato, diciamo fra i pochi che votarono a favore”. Ma “La mozione di Prato non è stata votata ma il Consiglio si è concluso con l’intesa che al primo prossimo consiglio comunale, la Giunta dovrebbe portare una propria relazione sul progetto di compostaggio e su tutta la problematica legata all’ambiente e all’ecologia e dunque in seguito (…)”. Così nella relazione del 1990.

Ma quale sarebbe stato il business della cooperativa ? Proprietà dell’impianto del Comune con gestione della Ecodauna: “noi proponemmo anche una convenzione ventennale, ma non ci fu mai possibilità di approvazione. L’impianto sarebbe andato al Comune. Pensammo di estendere la tecnologia dei nostri impianti anche in altre regioni. Naturalmente avremmo costituto altre società, parallele per la gestione. Ma tutto tramontò. Sempre. E pensare che avremmo conferito in discarica – che per le PA significano interessi miliardari oggi milionari – qualcosa come il 30/35 % dei rifiuti”.

“Ricordo che anche 10/12 anni si cercò di installare un impianto per la produzioine del compost nella zona dell’Ex Ajinomoto, Rasa Real Tur. Poi con la Giunta Prencipe. Io lo prospettai anche al dirigente Ase, il defunto dottor Longo, il nostro impianto: ‘perchè non lo fa l’Ase ?‘. Ma non c’è stata mai la volontà, non è stato mai compreso questo progetto, pensavamo che non fosse necessario un padrino, ma forse ci sono più interessi con le discariche (come si legge nella relazione: “l’impianto di compostaggi viene ad aumentare la durata di qualsiasi discarica che, dopo il compostaggio ed il riciclaggio di tutto il materiale recuperato, riceve solo il 40% dei rifiuti urbani, ma sono rifiuti inerti che, interrati, non rischiano di fermentare, e dunque non rappresentano quella bomba ecologica a tempo che lasciamo in eredità ai nostri figli e nipoti“/(…) il comune di Manfredoniza per una discarica provvisoria che è servita per 18 mesi ha speso 1,5 miliardi e per mantenerla 2 miliardi per bonificarla senza certezze per il futuro, ndR)”.


“Ma senza differenziata non serve”. “Un impianto di compostaggio oggi andrebbe affiancato con tutte le dovute funzionalità – dice Civica – e deve funzionare in parallelo alla raccolta differenziata, una valida differenziata. Ma non eravano ieri e non siamno oggi in grado di garantirla. A Manfredonia. E forse in Puglia”. “Penso che ognuno voglia l’immondizia ma a casa dell’altro. Non vorrei che i rifiuti del’inceneritore Marcegaglia, l’unica che è riuscita ad insediarsi nel territorio (di Manfredonia, a Borgo Tressanti, ai confini con Cerignola ndR) raccolgano i rifiuti di tutt’Italia. Il Comune deve diventare imprenditore. Ma oggi siamo ancora indietro con la differenziata. Attraverso la cooperativa avremmo avuto un compost competitivo. Con un impianto attivo h 24“.


g.defilippo@statoquotidiano.it

“Compost a Manfredonia? Pronti dall’88, ci bloccarono. Sempre” ultima modifica: 2011-10-18T20:12:28+00:00 da Giuseppe de Filippo



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Commenti


  • Giuseppe

    Evidentemente gli interessi sono troppo elevati per l’inceneritore… e poi tutto quello che bruciava “La Fenice” da qualche parte dovrà finire, no?! Quello proposto invece è il padre del metodo “Vedelago”, che ne rappresenta la miglioria tecnologica in seguito al progresso degli ultimi 20 anni.


  • mauro la macchia 10/3/82

    Vi posso dire solo questo: Se vogliamo tutti essere presi in giro sull’argomento inceneritore basta sentire le ……………del sindaco e della giunta di Zapponeta che hanno detto che vigileranno sull’inceneritore di Tressanti. Il veleno nn si può monitorare. Quell’inceneritore se entrerà in funzione (io cn le altre associazioni ci batteremo che nn entri in funzione), diventerà la pattumiera d’Italia e nn solo l’immondizia(chiamiamola così) che bruciava la Fenice adesso è stata sospesa la sua attività ma, anche l’ Eco capitanata di Cerignola e tanti altri che nn conosco, verranno qui a bruciare di tutto e di più. Nn bisogna dire menzogne alle persone, la verità è che quella schifezza ci rovinerà l’ambiente, la salute e i nostri prodotti agricoli nn li vorrà nessuno. Questa cosa in consiglio comunale doveva dire il nostro sindaco, e invitare la popolazione a combattere tutti uniti affinchè quella truffa legalizzata nn entri in funzione.Perchè quel mostro servirà e farà da guadagno ai politici, la criminalità organizzata e a quei imprenditori senza scrupoli, che per loro dove c’è da fare soldi nn hanno nessun rimorso, l’importante è guadagnare. Il 19 Novembre si organizzerà cn gli altri comitati contro l’inceneritore e cittadini comuni, una grande manifestazione a borgo Tressanti contrada Paglia per dire NO ALL’INCENERITORE TRUFFA. Partecipiamo in tanti. Dobbiamo impedire questo scempio, il popolo comanda, nn i politici e neanche la criminalità. Ho visto su youtube il metodo Vedelago, il video dura quasi 20 minuti ma ne vale la pena. Mauro La Macchia 10/3/1982


  • mauro la macchia 10/3/82

    Redazione nn ho scritto nessuna parolaccia dove ha messo i puntini. C’era scritto bugie e falsità, cioè la verità sul tema inceneritore. Mauro La Macchia 10/3/82


  • Redazione

    “Bugie e verità” fanno riferimento ad accuse e diffamazioni. Come annunciato, senza dati, notizie, atti, saremmo costretti a depennare tutti i commenti, ma anche i singoli sostantivi fuori norma.

    La ringraziamo in ogni modo per la Sua attenzione, Red.


  • mauro la macchia 10/3/82

    Ok, Redazione. I dati, le notizie le prendo sul suo stesso giornale, dove è sotto gli occhi di tutti quello che è successo all’inceneritore di Melfi(Potenza), o quello di Ecocapitanata di Cerignola o addirittura quello di Falascaia(Lucca questo articolo l’ho visto da un’altra testata), dove coccodrilli dovevano vigilare e nn lo fecero. Adesso, la giustizia incomincia a muoversi, ma l’ambiente ormai è danneggiato, i tumori sono aumentati. Quello che ho scritto è come la pubblicità del dentifricio: PREVENIRE E’ MEGLIO CHE CURARE. Allora secondo me il sindaco e la giunta stanno prendendo in giro la gente, inconsapevole del male che incomberà su noi tutti. Quando si costruisce una casa, nn si parte dal tetto ma dalle fondamenta. Il tetto sono le opere di facciata che si faranno, se si faranno, le fondamenta è che quelle opere che si faranno se si faranno, nn serviranno a nulla se tra 10 15 anni la nostra gente avrà in ogni famiglia un malato di tumore o qualcosa di più, oltre al danno ambientale che tutto ciò arrecherà. Comunque la ringrazio per la sua attenzione. Mauro La Macchia 10/3/82


  • pakestolf

    Caro Signor Civica per fare certi progetti bisogna lavorare nelle società giuste ed avere gli appoggi che servono. Se non fa parte di società conosciute in città o non è ingegnere di qualche studio situato vicino al comune, lei non lavorerà mai e i suoi progetti saranno sempre peggiore di altri.


  • Anonimo

    Hai proprio ragione Gianni, ricordo quanto tempo e denaro spendemmo per convincere quella massa di POLITICI che nulla avevano capito dell’impianto e oggi a distanza di 23 anni no sanno che fare della munnezza. Matteo


  • Arturo

    Forse avete rahione sugli ingegneri, ma credo che con tutto il rispetto per l’ing. Starace, questi di come si faccia un semplice compost non ha la piu’ pallida idea. Ma se a momenti non parla la lingua italiana


  • esteban

    ovviamente signor civica lei scrive questi articoli ad orolegeria, un anno fa non l’avrebbe mai scritto. e cosa c…centra il sindaco con l’anno 1988? perche certe questioni non le ha sollevate con i suoi amici giandolfi e poi gallifuoco? lei non è una persona seria….
    ma cosa dovevate fare voi, mi faccia il piacere…..la conosciamo tutti a manfredonia…..mica siamo scemi tutti…


  • basta

    Questa terra non ha futuro a causa della classe politica, pensano a se stessi e non alla collettività, sono disposti a bloccare sempre tutto se non hanno degli interessi diretti.

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