CronacaEconomia

Patto stabilità, Vendola a Caldoro: Campania ha bassi livelli spesa comunitaria

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Il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola (Ph@lapresse)

Bari – “NEL corso della conferenza stampa di ieri, ho evitato in qualsiasi modo un confronto con le altre regioni, soprattutto con quelle meridionali e ancora di più con la Campania, una regione considerata maglia nera per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi europei. Sono convinto della inopportunità di ergersi a giudice nei confronti degli altri anche perché ritengo che ciascuna regione abbia le sue singole specificità e le sue singole problematiche. Purtroppo oggi constato che il Presidente Caldoro non la pensa come me e questo mi costringe a replicare”. Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola in risposta al governatore della Campania Stefano Caldoro (intervenuto oggi sul “Corriere del Mezzogiorno”) all’indomani della conferenza stampa di annuncio della scelta della Regione Puglia di sforare il Patto di stabilità per cofinanziare la spesa dei fondi comunitari.


“Vorrei ricordare a Caldoro – ha continuato Vendola – che se la Campania non ha problemi sul Patto di stabilità dipende esclusivamente dai livelli di spesa comunitaria della sua Regione che si presentano molto più bassi rispetto a quelli pugliesi. La percentuale attuale di spesa certificata dei fondi europei per la Campania è 14,4% a fronte del target di spesa da raggiungere entro fine anno (31/12/2012) fissato al 21,1% mentre la percentuale certificata attuale dei fondi europei per la Puglia è di 25,6% a fronte del target di spesa da raggiungere entro la fine dell’anno del 34,8%. Basta guardare queste cifre per rendersi conto di come Caldoro non abbia problemi di Patto di stabilità rispetto alla Puglia. Con la scelta del mio governo – ha aggiunto il Presidente Vendola – di sforare il patto di stabilità, che rappresenta oggi la peggiore tra le politiche recessive, vogliamo dare un segnale forte a tutte quelle politiche intrise di liberismo e di monetarismo che oggi svelano il loro totale fallimento. Ma sono stupefatto ancora di più che in Italia, a differenza che nel resto del mondo dove almeno ci si chiede cosa sia meglio tra il fiscal compact recessivo e le politiche di espansione, tutta la classe dirigente, a prescindere dalla formazione, dalla cultura e dalla provenienza, sia concentrata solo sulle scelte di recessione piuttosto che su quelle di crescita, diventando quindi più liberisti dei liberisti e più monetaristi dei monetaristi e dimostrando nei fatti un provincialismo da paese ultimo della classe”.

Redazione Stato



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