Foggia

Regione: “Ufficio Tratturi di Puglia resterà a Foggia”

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Il sindaco di Foggia Gianni Mongelli (St)

Bari – L’UFFICIO dei Tratturi di Puglia non sarà chiuso e la sede resterà Foggia. E’ quanto emerso dalla seduta della II commissione consiliare presieduta da Giovanni Brigante, al lavoro sul Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di Demanio armentizio e beni della soppressa Opera nazionale combattenti. A rassicurare i consiglieri foggiani – tra i quali Leonardo Di Gioia (PdL), Francesco Ognissanti (Pd) e Anna Nuzziello (PpV) – e il sindaco di Foggia Gianni Mongelli presente alla seduta, è stato lo stesso assessore al Demanio Michele Pelillo (firmatario del disegno di legge), che è intervenuto a sgombrare il campo dalle polemiche sul presunto tentativo della Regione di smantellare la storica istituzione. “Non c’è nessuna intenzione da parte del Governo di trasferire l’Ufficio – ha ribadito l’assessore, incassando così l’apprezzamento di tutta la Commissione. Sulla questione è intervenuto anche il consigliere Francesco Laddomada (PpV), firmatario, insieme all’assessore all’Urbanistica Angela Barbanente, di un emendamento ad hoc. Un passaggio necessario, secondo l’assessore “ad evitare contrasti con quanto disposto dallo Statuto regionale”.

Sul provvedimento, che ha lo scopo di riordinare e valorizzare il patrimonio regionale, attraverso la ricognizione e la definizione delle destinazioni dei tratturi, la commissione ha ascoltato questa mattina il sindaco di Foggia Gianni Mongelli, che ha presentato alcune proposte di emendamento in merito sulle quali l’assessore Pelillo si è riservato di fare i necessari approfondimenti. Pur riconoscendo il valore di una normativa essenziale per lo sviluppo del territorio, Mongelli ha sottolineato come l’impostazione del ddl sminuisca il ruolo dei Comuni, ponendo in capo alla Regione funzioni di pianificazione che dovrebbero spettare invece alle amministrazioni locali. Così come dovrebbe essere lasciata ai Comuni la gestione dei fondi ricavati dalla vendita dei beni demaniali.

Trattandosi di una materia “delicata che coinvolge in maniera particolare le amministrazioni locali e data l’assenza dell’Anci”, il presidente Brigante ha deciso di rinviare l’esame del testo alla seduta del 23 ottobre, data entro la quale i sindaci convocati e l’Associazione nazionali dei Comuni italiani “dovranno far pervenire i propri contributi, in modo da velocizzare l’iter di approvazione della legge: in caso contrario – ha sottolineato Brigante – varrà il principio del silenzio-assenso”.

Stesso invito è stato rivolto ai commissari, in modo da consentire alla Commissione di licenziare un testo ampiamente condiviso: si tratta di un disegno di legge aperto a ogni contributo – ha spiegato Pelillo, che su sollecitazione del capogruppo SeL, Michele Losappio, ha poi fatto il punto su due aspetti principali del provvedimento: da una parte le misure che la Regione deve prendere nei confronti nei Comuni inadempienti relativamente all’elaborazione e l’approvazione dei Piani comunali e dall’altra la gestione delle risorse economiche derivanti dall’alienazione delle aree tratturali.


Redazione Stato



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Commenti


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Nei “contratti online”, le condizioni generali di contratto non possono essere collocate in un “link” esterno!

    È contrario alla legge inserire, in un modulo di iscrizione o di vendita online, le condizioni generali di vendita attraverso un link con rinvio a un sito esterno.

    Difatti, le cd. “condizioni generali di contratto” devono essere a) messe a disposizione del consumatore che sottoscrive l’offerta e b) da quest’ultimo ricevute su un supporto duraturo (per esempio, in una mail recapitata al suo indirizzo di posta). L’utente, cioè, deve poter conservare tali informazioni a lui dirette, in modo da avervi accesso in qualsiasi momento e poterle riprodurre identiche per un periodo di congrua durata, senza che il venditore possa modificarne unilateralmente il contenuto.

    Tutto quanto descritto è ciò che è prescritto da una direttiva della Comunità europea (art. 5, par. 1, direttiva 97/7) e ribadito in questi giorni dalla Corte di Giustizia in una importante recente sentenza (C. Giustizia Europea sent. C-49/11 del 5.07.2012).

    Accade sovente che, per proseguire nell’inoltro di un’offerta commerciale, il consumatore debba compilare un modulo di iscrizione. Nel registrarsi, egli deve dichiarare, contrassegnando una casella con segno di spunta, di accettare le condizioni generali di vendita.

    In questi casi, sono illegittime le prassi commerciali delle imprese (che fanno e-commerce) con cui non mostrano, direttamente, agli internauti le condizioni di vendita e il diritto di recesso, ma consentono di visualizzarle cliccando su un link presente nella pagina di stipulazione del contratto, link che rinvia a un’altra pagina web.

    Le ragioni sono ovvie: non mettendo a disposizione del cliente, in modo duraturo, tali contenuti, essi possono essere “corretti”, in successivo momento, dall’azienda, che così potrebbe negare di aver “promesso” all’utente determinate garanzie!
    Foggia, 18 ottobre 2012 Avv. Eugenio Gargiulo

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