Macondo

Macondo – la città dei libri

Di:

“Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito”. (Gabriel Garcia Marquez)
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∞ C’era una volta un re∞
di Piero Ferrante


C’era una volta un re, un sovrano, uno scià. C’era una volta il principe Naser Mohamed Fatali Mozafar, che, diventato scià, visitò Parigi e conobbe l’ingegner Eiffel. C’era una volta il regno di Persia, uno dei più belli del mondo, con le sue moschee e lo zafferano, le città sante e le donne misteriose, con i tappeti volanti e i favolosi racconti. C’era una volta un visir illuminato: Mirza Kabir era il suo nome, consigliere dello scià Naser. C’era una volta una Persia luminosa, padrona, imperante. Una Persia potente, faro dell’Oriente. La Persia di Herat, dei minareti, dei confini invalicabili. La Persia dei troni ingioiellati, dei condottieri, dei resistenti. La Persia armi in pugno contro gli invasori. Una Persia da Mille e una notte, la Persia degli harem e dei narghilè, la Persia dei tesori nascosti alla fine di stanze segrete, la Persia delle sete e degli incensi, dei perduti sensi nel mare del piacere. La Persia libera e indipendente, asserragliata nella sua fiera essenza, nella sua identità atavica, nella sua personalità antica.

Ma la Persia di Naser e Mirza Kabir è un’altra Persia. È un universo costellato di supernove che va lentamente ma inesorabilmente scomparendo, inghiottito dalle bramosie coloniali di Francia, Inghilterra e Russia. Un regno immiserito e compresso dagli interessi, vittima di Naser, bon viveur quanto cattivo politico. Un uomo solo al comando, Naser, sordo ai consigli del suo visir, ingabbiato nelle prigioni mentali del passato, attratto come una quaglia dalla grandezza ingenua dei sogni di famiglia e incapace di leggere i capitoli che il grande libro della Storia gli ha posto dinanzi come cassandre impietose. Tra la sua Persia e la Storia, il frammezzo è una coltre di tende di seta, tanto colorate, preziose e doppie da impedire allo sguardo la visione del reale.
Questa Persia, che è la Persia sconfitta, la Persia delle contraddizioni, la Persia dei cambiamenti, è la Persia che racconta Kader Abdolah nel suo “Il re”, edito da pochi mesi in Italia da Iperborea. Lui, iraniano, che ha vissuto la dissidenza sulla propria pelle, perseguitato dal regime degli scià e da quello dell’ayatollah, rifugiato politico in Olanda dal 1988, portatore sanissimo di un point of view critico, narratore dell’urgenza del progresso sociale e, insieme, abile e affabulante cantastorie. Lui, che del visir Mirza Kabir è pronipote.

Il suo “Il re” è un romanzo tormentato e, insieme, un raffinato e implicito pamphlet politico sull’Iran contemporaneo, giocato sul rimbalzo col passato, attraverso metafore e rievocazioni, paralleli e similitudini. Un testo che è incontro tra la magia dell’Oriente propria del cantastorie, l’urgenza della narrazione propria dello scrittore e la vocazione ribelle propria dell’esule. Un lungo racconto in modalità fiabesca (e, come ogni favola, eticamente potente) che parte dalla Persia ma che tratta di ogni Persia sparsa in giro per il mondo. Quelle ‘Persie’che esportano illusioni, che commerciano a basso costo alti ideali, facendosene monopolisti globali. Un romanzo sul potere e contro il potere, una colpo letterario inferto ad ogni tirannide, una scudisciata silenziosa alla stolta inettitudine dei regnanti tramontati, un pizzicotto dato sulla guancia dei governanti inebetiti dai sogni d’onnipotenza e inebriati dai fumi del comando.

Kader Abdolah, “Il re”, Iperborea 2012
Giudizio: 3.5 / 5 – Democrazia letteraria
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∞Nostalgic noir maremmano ∞
di Roberta Paraggio



Il Nero è tornato.Sembrerebbe l’incipit di uno spaghetti western. Il Nero è tornato. Potrebbe essere una storia di ataviche vendette.
Niente di tutto questo. Franco Danzi, per gli amici il Nero, è un poliziotto ed è il protagonista del primo romanzo di Marco Miele,“L’umore del caffè”, edito dalla casa editrice Cult.Una storia di ritorni, reali e immaginari, reale è quello del Nero a Ginepre, piccolo paese toscano sul mare, dove tutti conoscono tutti e ognuno ha il suo soprannome, immaginarie e ipotetiche sono le ricostruzioni degli eventi passati, i ritorni nel tempo alla ricerca di una verità ben celata dietro porte che pure sembrano sempre aperte.

Cosa è successo in quella notte del 20 luglio 1984 nella pineta di Ginepre? Chi ha ucciso quattro studenti di ritorno da una festa in spiaggia, così, senza motivo, senza movente e con tanta violenza?
Il Nero vuole saperlo, e proverà a riaprire le indagini, adesso che è ispettore capo.
Piacevole, come un caffè dopo pranzo ma non come quello del risveglio che ti scotta la lingua e ti riporta in vita dopo i bagordi.Fondamentale e indispensabile per Marco Miele è la sua Toscana, che si vede, si sente negli intercalare sanguigni, nei paesaggi,e in quell’essere dissacranti anche nel momento più drammatico. Ed è il saper sdrammatizzare il punto che differenzia Marco Mieli da molti giallisti, l’ammettere anche metodi di indagine rudimentali, battute sempre pronte e una ricerca della verità che sembra a volte confondersi con una rimpatriata tra vecchi ex liceali.
Marco Miele scrive un giallo dai risvolti non banali, fitto di flashback e ricordi d’epoca, ma non riesce ad evitare l’effetto di una “versione romanzo” di un film di Don Camillo tratto da un racconto di Guareschi.

Un racconto dalle tinte leggere, non sbiadito, ma ancora allo stato grezzo,come diaspro giallo ancora ben saldato alla sua roccia che può assumere forme più preziose. Peccato per la punteggiatura allo stato brado.

Marco Miele, “L’umore del caffè”, Cult 2012
Giudizio: 2,5 / 5 – Marco…meno puntini!
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SCELTO DA MAMMEONLINE
di Donatella Caione

“La cucina della Daunia” (Irma Rosa, Mammeonline)
Un viaggio nella cucina della provincia di Foggia, dove la cucina non è solo nutrimento per il corpo; ma è cultura, tradizione, legame con il territorio e con le proprie origini. “Sono convinta che un buon pasto migliori di molto i rapporti tra le persone; attorno a un tavolo, sotto un albero o in cucina, si stabilisce un clima di cordialità e di amicizia anche tra sconosciuti.”
Un piccolo libro per le donne; gli uomini o sono grandissimi cuochi e sanno già tutto, oppure non sanno cucinare il classico uovo al tegamino e quindi a loro non serve! Un libro per chi ama la cucina sana, fatta con ingredienti freschi; una cucina semplice ma con qualche stimolo in più come fare la pasta in casa. Infine, un libro che spiega… ma non troppo perché la cucina è anche fantasia, creatività e immaginazione
indicazioni per preparare insomma piatti sani ma al contempo economici, come quelli della cucina contadina da cui le ricette derivano.
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LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI DELLA SETTIMANA (Libreria STILELIBERO FOGGIA, pagina fb: qui)
1. Salvatore Piscicelli, “Vita segreta di Maria Capasso”, E/O 2012
2. Matteo Strukul, “La ballata di Mila”, E/O 2012
3. Tim Willocks, “Re macchiati di sangue”, Revolver 2012

LA CLASSIFICA DEI LIBRI PIU’ VENDUTI IN ITALIA (fonte: ibs.it)
1. Marco Malvaldi,“Milioni di milioni”, Sellerio 2012
2. Andrea Camilleri, “Una voce di notte”, Sellerio 2012
3. Glenn Cooper,“I custodi della biblioteca”,Nord 2012
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UNA GUERRERA IN FINALE ALLO SCERBANENCO. MACONDO INTERVISTA MARILU’ OLIVA
Tu la pagaras, Fuego, Mala suerte. Tre anni e trilogia noir chiusa, nel segno di Cuba, del mistero, del ballo, di Dante… Tre anni per cambiare la letteratura di genere e per cambiare Marilù Oliva…
Non so se ho cambiato la letteratura di genere ma so che io sono cambiata, quello sì. Se vuoi sapere in che senso, diciamo che, sul piano della scrittura, ho imparato a vivere più serenamente con i personaggi inventati anche se mi tirano continuamente per il braccio.

Marilù Oliva e la trilogia della Guerrera. Nascita, vita, epifania, conclusione.
La Guerrera è nata nelle notti di salsa in cui, tra un ballo e un pensiero, osservavo il mondo circostante e non mi stupivo di ritrovare ogni microcosmo così uguale agli altri. E mi domandavo: se qui spingessi tutto al parossismo e inventassi una lottatrice che balla come cammina e risponde come lotta e se ne frega dell’etica comune? Lei scende in pista carica di rum ma mai ubriaca, intanto è consapevole della razzia che sta succedendo fuori: incarna una generazione cui il momento economico e soprattutto anni di mala politica hanno estorto molte possibilità, così si sfoga nei sensi. L’epifania è arrivata in fretta, basti pensare che giungo anche dal fumetto e visivamente l’ho delineata in pochi istanti. La conclusione è ancora lontana.

Marilù Oliva donna e Elisa Guerra donna. Marilù Oliva e la la domanda che avrebbe voluto fare, il consiglio che avrebbe voluto dare, la parola che avrebbe voluto dire alla Guerrera.
Quando incontro La Guerrera nei miei sogni le parlo, eccome. Di consigli non mi azzardo a dargliene, lei ha un caratteraccio e non ne vorrebbe sapere. Soltanto le dico di fumare di meno. E poi aggiungo che in fondo, se cogliesse alcuni momenti magici e sorvolasse sulle angustie che la macinano, la vita non è malaccio. Basterebbe spostarsi da una prospettiva antropocentrica.

La Guerrera è una tua alterego di rabbia e inchiostro, simile a te per connotazione, relazioni quotidiane e per carattere. Nei tre scritti lei si evolve, come si evolve nettamente anche la sua sfera privata. Significa che tu stessa hai trovato sfogo e completezza nel ritrovarti in lei?
Questo è un punto importante e ti ringrazio per aver sollevato la questione. Dobbiamo innanzitutto precisare che La Guerrera non sono io: è fondamentale mantenere un distacco con i miei personaggi, perché se sconfinassero troppo nella mia autobiografia rischierei di perderne il controllo e di contaminarli con quei sentimenti del quotidiano che, se in piccole dosi sono benefici all’atto creativo, in grandi dosi lo ammorbano. Ciò non toglie che abbia spruzzato un pizzico di me in lei, un certo modo di osservare la vita, un certo disgusto di fronte ad alcune meschinità, la tendenza all’incontro tellurico: ballo, musica, sensi, patatine. Fatto tutto questo bel preambolo, riconosco che però hai ragione: nonostante io prenda le distanze, grazie a questa antieroina non proprio sovrapponibile a me, ho trovato completezza. Non chiedermi perché, perché non saprei risponderti, del resto certe alchimie non si prestano alla decifrazione.

Elisa Guerra è una ragazza normale. Studentessa, salta da un lavoro all’altro. La precarietà del mondo, le problematiche dell’oggi, spesso la sommergono. E lei si arrabbia e se ne rammarica, pur non rimanendo mai con le mani nelle mani. I tuoi romanzi assumono spesso la forma di romanzi sociali, ‘politicamente’ rilevanti e socialmente significativi. Un’impresa importante, già propria dei maestri noir alla Carlotto. Quanto pesa la realtà sui tuoi plot e quanto il condizionamento letterario dei ‘maestri’?
Molto. I maestri sono stati basilari (e tu citi Carlotto, un caposaldo per me) così come è imprescindibile dalla storia – nel caso di questa trilogia – il nesso con la realtà circostante. L’attualità della Guerrera si può riassumere nella parola “disillusione”: lei è spaesata e disincantata quanto al lavoro, alla vita, alla comunione con l’altro (eccezion fatta per l’unica amica con cui riesce a legare, Catalina). La situazione professionale riflette quella di molti giovani e non più giovani d’oggi: incertezza, precariato, disoccupazione. Idem quella economica: lei deve fare i conti con i pochissimi soldi che riesce a guadagnare, in nero per giunta, e a malapena sopravvive. In un momento storico e sociale così critico come il nostro, per me era importante trattare queste problematiche che ho vissuto in prima persona (ad oggi, sono ancora un’insegnante precaria), ma al di là dell’esperienza personale, era importante parlarne perché avrei considerato la trilogia incompleta se calata in una realtà asettica. Non mi interessava un romanzo dove i problemi ruotassero attorno a un male fasullo o un moralismo asettico.

La Guerrera e Dante, una vita (e tre libri) di citazioni, odio e amore. Qual è il punto di contatto?
Diversi. Un’etica molto simile, nonostante le discrepanze. La stessa indignazione verso le ingiustizie, lo stesso anelito verso il sublime. Poi lui rappresenta per lei la figura paterna che le è mancata fin da piccola, quindi lo ascolta, riceve volentieri le pacche sulla spalla o i rimproveri che le arrivano quando richiama alla mente i versi della Commedia.

Incensiamoci, Qualcuno dice che hai creato uno dei personaggi noir più originali della letteratura italiana. Chi o che cosa, invece, è per te la Guerrera?
Per me è una donna coraggiosa nonostante i suoi limiti – un caratteraccio e un’inclinazione sregolata ai vizi -, una che raggira le perdizioni, frequenta i bassifondi ma ogni tanto alza il viso al cielo, una che si sa difendere nonostante l’apparenza, che si struscia con individui poco raccomandabili, ma poi non si innamora di nessuno di loro. Una che rischia la vita per difendere un oppresso e comunque crede nell’uguaglianza – o nella democrazia, che poi il presupposto paritario è lo stesso – e si incazza perché ora vacilla.

Quanto riscatto di genere nei tuoi romanzi. Nel senso, la Guerrera è una donna a tutto tondo, strutturalmente attraente, fortissima, emotiva, risolutrice, che sovverte una marea d luoghi comuni sulla storia del gentil sesso….
Grazie per questa tua osservazione. Quando sento questi commenti, capisco che il personaggio non è stato frainteso. L’intento era appunto sovvertire: non è una femme fatale, non rispecchia gli stereotipi del genere né fisicamente né caratterialmente. E’ la prima a non piegarsi ai luoghi comuni dell’immagine, però è l’ultima delle dannate. Una cosa che mi piace moltissimo di lei è che mi stupisce sempre: anche se credo di conoscerla e di poterla indirizzare non è mai prevedibile per me, nemmeno nell’immaginazione.

Spesso, ci hanno insegnato, forse erroneamente, che la nicchia noir è a tutto vantaggio maschile. Oggi, al contrario, le donne sono le principali lettrici del genere. E poi c’è anche la Guerrera che rischia di assurgere nel cielo dei protagonisti del noir. Rivoluzione?
Non lo so. Oggi di rivoluzioni c’è un grande bisogno. Ma più che nel noir, nel nostro paese.
(Intervista già pubblicata sulla rivista Tra le righe)

Per consigli, precisazioni, indicazioni, suggerimenti, domande, curiosità, collaborazioni, dubbi, potete scrivere a macondolibri2010@gmail.com



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