Manfredonia
A cura dell'Avvocato Orazio Totaro

Nota (4) La legge Boschi e la funzione legislativa

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NOTA (4) LA LEGGE BOSCHI E LA FUNZIONE LEGISLATIVA

Altro aspetto fondamentale che emerge dalla lettura della legge Boschi è rappresentato dalla distribuzione della funzione legislativa fra Camera e Senato e fra Parlamento e Regioni. La riforma sul punto importa maggiormente il superamento del bicameralismo perfetto o paritetico, previsto dai nostri padri costituendi. Questi hanno attribuito ad ambedue i rami del parlamento gli identici poteri legislativi e di controllo dell’operato del Governo, il quale deve avere la fiducia sia della Camera che del Senato. Con la riforma dell’art. 55 della Costituzione, la fiducia viene votata solo dalla Camera dei Deputati. Dice infatti il comma 3° del medesimo art. 55 che “la Camera dei deputati è titolare del rapporto di fiducia con il Governo ed esercita la funzione di indirizzo politico, la funzione legislativa e quella di controllo dell’operato del Governo”. Con la riforma, poi, tutte le leggi saranno approvate dalla Camera. Il Senato conserva il potere legislativo paritetico con la Camera per alcuni temi, puntualmente elencati, e per le leggi che riguardano le autonomie locali.

Dice infatti il nuovo art. 70 della Costituzione che “la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali … , per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, …” (comma 1°). “Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati” (comma 2°). Su queste ultime al Senato viene attribuita la possibilità di esprimere un parere non vincolante, infatti, qualora il Senato della Repubblica non dovesse procedere all’esame della legge approvata o “quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata” (comma 3°). Diversamente avviene per i casi in cui la Camera faccia uso del suo “potere di supremazia”, di cui al 4° comma del nuovo art. 117 della Costituzione, che riguarda la distribuzione del potere legislativo fra Stato e Regioni.

In questo caso “L’esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti”.

In caso contrario le modificazioni del Senato devono ritenersi recepite. Tutto ciò al fine di dare attuazione al disegno istituzionale di diversificare significativamente le funzioni di Camera e Senato, oltre che delle Regioni. Di queste ultime, come si è già detto, la riforma del titolo V ridisegna con maggiore precisione le materie di competenza, che aveva dato adito ad un notevole contenzioso. Can la riforma, dunque, la Camera dei Deputati, titolare del potere legislativo pieno sopra riferito, rappresenta la generalità degli interessi e costituisce l’organo di esercizio della politica nazionale.

Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. I precedenti punti, insieme al nuovo sistema elettorale del Senato, già visto, costituisce il fulcro della riforma costituzionale. Sono finalizzati ad una maggiore snellezza dei lavori parlamentari, con procedimenti legislativi puntualmente delineati e la riserva di votare la fiducia solo alla Camera. In passato il Senato, con le sue esigue maggioranze, ha creato non pochi problemi di governabilità. Gli altri aspetti della riforma, quali l’abolizione del CNEL e delle Province, la revisione del potere legislativo fra Stato e Regioni, di cui al titolo V della Costituzione e specialmente le norme sul nuovo art. 117, di cui pure si è tanto discusso, sebbene importanti, non concorrono a delineare il nuovo assetto delle istituzioni.

(A cura dell’avvocato Orazio Totaro, Manfredonia 18.11.2016)

redazione stato quotidiano.it



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Commenti


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    Vuoi donare un sorriso alla Boschi a Renzi a Verdini a Menale, a Campo a Emiliano a Vendola a Bordo a Riccardi a Sdanga? Vota SI e li farai felici.


  • CHI AMA MANFREDONIA E L'ITALIA VOTA NO AL REFERENDUM

    Mannaggia alla miseria zocchl ho dimenticato il Calenda colui che firmerà la condanna a morte di San Spriticchio!

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