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In particolare per la provincia di Foggia si passa da 5 a 4 ospedali di cui 3 di base e 1 di secondo livello

Eccolo. Emiliano presenta il Piano di Riordino Ospedaliero pugliese

Per la provincia Bat si passa da 5 a 3 ospedali di cui 1 di base e 2 di primo livello, per la provincia di Bari si passa da 12 a 10 ospedali di cui 6 di base, 3 di primo livello e 1 di secondo livello


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Bari. “Comincio questa audizione con spirito di grande fiducia nella sovranità del Consiglio e consapevolezza nella maturità politica delle persone con cui condivido questo mandato. Avremmo potuto scegliere un’altra strada – come pure qualcuno più esperto mi aveva consigliato – meno inclusiva, ma abbiamo preferito garantire il massimo livello di condivisione su criteri e regole. Il 27 febbraio (due giorni prima della scadenza per l’approvazione formale della delibera del piano di riordino) procederemo con la presentazione dettagliata del piano a consiglieri, sindaci e sindacati e ascolteremo tutti, prima di passare alla deliberazione finale, affrontando anche le questioni più specifiche. Mi auguro dunque che chi andrà a formulare suggerimenti, lo faccia mettendosi sempre al posto di chi queste decisioni poi le deve prendere”.

Così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano intervenendo questa mattina in terza commissione Sanità del Consiglio regionale per l’audizione sul Piano di riordino ospedaliero, illustrato attraverso 56 slide, insieme con il direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia, Giovanni Gorgoni.

“Oggi noi presentiamo i principi generali del piano di riordino – ha ribadito Emiliano – le novità legislative e i criteri che stiamo utilizzando per definire nel dettaglio il piano di riordino stesso. Vorremmo dunque ascoltare i suggerimenti che riguardano l’applicazione di queste norme e principi. Vi illustreremo tutti i punti di forza e debolezza e, soprattutto, le norme – che voi già conoscete – che sono state inserite last minute nella legge di stabilità, a integrazione ulteriore di quanto già previsto dal decreto ministeriale 70 (che già sarebbe stato sufficiente a crearci tantissimi problemi). Ci sono delle nuove norme imposte dal governo: gli ospedali che non riescono ad avere un’entrata superiore al costo di gestione della struttura e che hanno determinati parametri, rischiano di andare in piano di rientro. È evidente che noi dobbiamo – sulla base di queste nuove disposizioni – riorganizzare il lavoro e rendere gli ospedali più efficienti. Ci sono altre norme – sempre imposte dal governo – che dicono che noi non possiamo spendere per il personale più di quanto abbiamo fatto nel 2004. Significa che non possiamo assumere persone se non con una deroga, e comunque con il contagocce, e anche per questo dobbiamo accorpare il personale nei luoghi strategici per non tenerlo disperso in strutture improduttive o meno produttive”.

Emiliano ha poi parlato di come tutto questo potrà “provocare sicuramente qualche riorganizzazione dolorosa e come sempre mi caricherò sulle spalle il peso di queste scelte con l’inevitabile carico di dolore e disappunto, come ho sempre fatto nella mia vita”.

Infine una precisazione: “le norme sono così stringenti per il sistema – ha sottolineato Emiliano – che gli spazi per la politica sono ridotti praticamente a zero. Il piano di riordino ospedaliero obbedisce a regole che il Governo impartisce con grande severità. E sebbene queste regole portino a determinate conclusioni, non ci sarà nessun impatto sul servizio ai cittadini. Questo deve essere chiaro. La razionalizzazione mira a migliorare il servizio, non a peggiorarlo. Noi dobbiamo evitare sbilanciamenti tra entrate e uscite degli ospedali, tra quanto costano e quanto rendono, e concentrare le forze perché la razionalizzazione del sistema ospedaliero serva a migliorare la qualità del servizio”.

“Questa è la terza e ultima occasione per fare del riordino ospedaliero una opportunità di miglioramento e di efficientamento dell’assistenza su tutto il territorio – ha detto il direttore del dipartimento Salute della Regione Puglia Giovanni Gorgoni – la normativa nazionale nel frattempo si è arricchita di indicazioni e prescrizioni così dettagliate e imperative che questa potrebbe essere l’ultima volta per le regioni di avere sovranità piena nella definizione delle proprie reti cliniche. Non dobbiamo perdere l’occasione di fare della norma una risorsa e non un obbligo. Infine vorrei chiarire una cosa: dietro al termine riordino si pensa sempre a tagli e depressioni. Invece va chiarito che quello del riordino è un percorso nazionale, e non regionale, è un percorso complesso di adeguamento a degli standard che riguarda tutti gli ospedali italiani, standard omogenei di assistenza, qualità, efficacia, efficienza”. (e.l./s.n.)

Relazione integrale direttore Gorgoni

Il Piano di Riordino della rete ospedaliera nasce dall’esigenza di adeguare tutti gli ospedali italiani a standard omogenei di assistenza, qualità, sicurezza, efficacia ed efficienza. Il Piano della Regione Puglia parte, essenzialmente, da due importanti punti di riferimento:
– decreto ministeriale 70 del 2015
– Legge di Stabilità del 2016.

Il decreto 70/2015 propone una classificazione delle strutture ospedaliere, prevede bacini di utenza minimi e massimi per disciplina, volumi ed esiti di ricovero, standard di qualità, standard organizzativi tecnologici e strutturali, definisce le reti ospedaliere e dell’emergenza-urgenza e qualifica i percorsi di continuità assistenziali ospedale-territorio. In particolare, il decreto prevede 3 tipi di ospedale a complessità crescente: di base con 72/80 posti letto, di primo livello con 220/240 posti letto e un DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) di I livello, e di secondo livello con più di 450 posti letto e un DEA di II livello. I bacini di utenza per disciplina, pur tenendo conto delle eccellenze consolidate, definiscono alcuni importanti parametri di riferimento: lo standard nazionale prevede 3,7 posti letto per mille abitanti mentre il dato pugliese è di 3,4, un massimo di 160 ricoveri annui ogni mille abitanti e in Puglia il dato è di 158, un tasso di occupazione dei posti letto del 90 per cento mentre la nostra regione non supera l’82 per cento, un numero di giorni di ricovero inferiore a 7 per i casi ordinari mentre la Puglia ha una media di 7,6 giorni di ricovero. I bacini di utenza, inoltre, prevedono un bacino massimo e un bacino minimo per le diverse discipline che devono essere rispettati, facendo riferimento sia alle strutture pubbliche che a quelle private: per esempio, per la cardiochirurgia è stato previsto un bacino massimo di un milione e 200mila abitanti e un bacino minimo di 600mila abitanti e quindi è possibile prevedere per la Puglia che ci siano un numero di reparti che va da un minimo di 3 a un massimo di 7.

I volumi e gli esiti di ricovero rispondono a una regola, provata scientificamente, molto semplice: chi fa di più, fa meglio. Il decreto quindi prevede standard precisi di volumi e di rischio/esito per 7 procedure (colecistectomia laparoscopica, intervento chirurgico per la frattura del femore, taglio cesareo, angioplastica coronarica percutanea, by pass aorto-coronarico, valvuloplastica o sostituzione valvola). In Puglia gli ospedali che raggiungo più obiettivi sono Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (9 obiettivi), il Policlinico di Bari e gli Ospedali Riuniti di Foggia (8 obiettivi), l’ospedale San Paolo di Bari, il Perrino di Brindisi, il Vito Fazzi di Lecce e il Miulli di Acquaviva (7 obiettivi). Dunque la lettura per parametri delle performance ospedaliere permette di mettere in evidenza criticità (alcune più significative, altre più lievi) e punti di forza.

La legge di Stabilità 2016 ha definito alcuni parametri da rispettare. Entro il 30 giugno la Regione deve individuare le aziende ospedaliere e gli istituti di ricovero e cura che presentano almeno una delle seguenti condizioni: uno scostamento tra costi e ricavi del 10 per cento o pari a 10 milioni di euro e il mancato rispetto dei parametri di volumi, qualità ed esiti delle cure. La struttura che presenti almeno una delle due condizioni va in piano di rientro triennale: il mancato rientro nei parametri comporta la decadenza del Direttore Generale. Nel 2017 la stessa norma sarà estesa ai presidi ospedalieri di Asl. In Puglia il costo totale dell’assistenza sanitaria – dato 2014 che non deve essere superato – ammonta a 3,6 miliardi di euro: 1,82 miliardi sono assorbiti dagli ospedali, 830 milioni vanno a aziende ospedaliere e Irccs, 700milioni ai privati accreditati e 220 milioni alla mobilità passiva. La rete pubblica è costituita da 8.412 posti letto per un costo totale di 2miliardi e 679milioni di euro mentre la rete privata è costituita da 4.893 posti letto e ha un costo totale di 699milioni di euro. Il costo medio del posto letto pubblico è di 318mila euro mentre il costo medio dell’assistenza ospedaliera privata ammonta a 143 milioni di euro: bisogna però considerare che in questo ultimo caso la media è fortemente influenzata dal basso costo delle Casa di Cura che non svolgono attività di emergenza-urgenza. Un buon parametro di riferimento possono essere gli enti ecclesiastici che hanno un costo per posto letto di 169 mila euro e svolgono eterogenea attività di emergenza-urgenza.

L’analisi dei dati mette in evidenza che gli ospedali pugliesi costano più di quanto producono, cioè in tutti i casi i costi superano in maniera significativa i ricavi: le percentuali di costo oscillano da 59 a 65 per cento mentre quelle dei ricavi si assestano tra il 35 e il 43 per cento. L’approfondimento analitico dei costi, svolto utilizzando il banchmark Nisan, ha messo in evidenza che il costo del personale nelle strutture pugliesi è superiore a quello di altre realtà italiane: il parametro ottimale di riferimento prevede un costo del personale del 51 mentre per la Puglia i costi sono del 52 per cento (Taranto), 55 per cento (Brindisi), 57 per cento (Foggia), 59 per cento (Lecce) e 61 per cento (Bat e Bari). Il costo del personale – vero parametro per la realizzazione di qualsivoglia rete ospedaliera – non può superare il limite massimo della spesa 2004 diminuita del 1,4 pe cento: sommando la spesa effettiva e quella residua (cioè quella relativa alle assunzioni soggette a deroghe) si ottiene un totale di 2.398 milioni di euro. Al momento, il 68 per cento dei costi del personale viene utilizzato per gli ospedali mentre al territorio resta il 32 per cento. In base alle prime simulazioni fatte sulla scorta di anticipazioni ministeriali sui criteri di calcolo di sforamento economico, da quest’anno con buona probabilità le due aziende ospedaliere e i due istituti di ricovero e cura della regione Puglia andranno in piano di rientro. I presidi di Asl hanno una situazione talmente critica che, nonostante la legge di Stabilità rimandi al 2017 l’eventuale piano di rientro, si rende necessario avviare già nel 2016 il percorso di risanamento per avere almeno un quadriennio di lavoro.

Per la definizione della rete ospedaliera, questa Regione ha avviato una interlocuzione attiva con le Direzioni Generali alle quali sono stati forniti criteri omogenei di valutazione. Il lavoro di definizione della rete parte dalle indicazioni normative già analizzate e da alcuni punti fermi: i centri nascita devono avere 1000 parti annui e la rianimazione, deve essere rispettata la classificazione ministeriale degli ospedali, tutti i reparti e i servizi devono avere un numero di operatori adeguato a rispondere agli standard assistenziali di legge, tenendo conto anche delle novità in termini di turnistica dei lavoratori e mantenendo invariato il costo del personale allo storico 2014.

L’esito dell’applicazione dei criteri descritti e dell’interlocuzione con le Direzioni Generali ha determinato un risultato di massima che prevede la sostenibilità per 31 ospedali – rispetto agli attuali 40 – tra ospedali di base (17), ospedali di primo livello (9), ospedali di secondo livello (5). In particolare per la provincia di Foggia si passa da 5 a 4 ospedali di cui 3 di base e 1 di secondo livello, per la provincia Bat si passa da 5 a 3 ospedali di cui 1 di base e 2 di primo livello, per la provincia di Bari si passa da 12 a 10 ospedali di cui 6 di base, 3 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Taranto si passa da 6 a 5 ospedali di cui 3 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Lecce restano invariati 6 ospedali di cui 3 di base, 2 di primo livello e 1 di secondo livello.

I passaggi successivi prevedono una condivisione con tutti gli interlocutori per la definizione dei dettagli: il 29 febbraio 2016 dovrà essere adottato il provvedimento definitivo.

Redazione Stato Quotidiano.it – RIPRODUZIONE RISERVATA

Eccolo. Emiliano presenta il Piano di Riordino Ospedaliero pugliese ultima modifica: 2016-02-19T16:09:02+00:00 da Redazione



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  • Redazione

    Riordino ospedaliero: auditi in III commissione Emiliano e Gorgoni

    E’ il Piano di riordino ospedaliero il tema che ha affrontato la terza Commissione presieduta da Pino Romano. Un’audizione in aula consiliare del Presidente della Regione Michele Emiliano e del Direttore del Dipartimento Salute Giovanni Gorgoni servita ad illustrare, anche attraverso supporti tecnologici, tutta la ratio delle scelte che la Regione dovrà porre in essere e presentare al Governo nazionale entro il 29 febbraio.
    “Un percorso di ascolto – ha sottolineato il Presidente Romano – nel segno della garanzia del massimo livello di condivisione su criteri e regole”.
    Il 27 febbraio (due giorni prima della scadenza per l’approvazione formale delle delibera del piano di riordino) si procederà alla presentazione dettagliata del provvedimento a consiglieri, sindaci e sindacati e saranno ascoltati tutti, prima di passare alla deliberazione finale.
    Il dato unanime emerso è stato quello di voler dare un contributo fattivo alla elaborazione definitiva del provvedimento.
    Come ha sottolineato Nino Marmo (FI) si tratta di un atto di programmazione e pianificazione che è di competenza, in termini di Statuto, dell’assemblea legislativa. Di qui la possibilità di poter fare successivamente eventuali modifiche. In questa ottica il consigliere ha chiesto altra documentazione, tra cui i costi di produzione per disciplina e i dati epidemiologici alla base del Piano, considerato che in Puglia è operativo l’Osservatorio epidemiologico regionale.
    La valenza del confronto che non deve essere solo tecnico, ma anche politico è stata richiamata dal capogruppo Cor Ignazio Zullo, unitamente alla mancanza di riscontri rispetto alle reti (trauma, trapianti, infarto, emergenza urgenza) di cui dovrebbe essere dotato il SSR.
    Secondo Marco Lacarra (PD) il percorso di razionalizzazione non può prescindere dalla deospedalizzazione, spostando servizi dai P.O. sul territorio. Cosa succede, inoltre, nel caso di reparti che presentano standard di prestazioni superiori a quelle fissate dal D.M. 70/2015 in ospedali declassati o in cui vi sono altri servizi che verranno accorpati ?
    Stesso quesito, quest’ultimo, posto anche da Luigi Manca (Cor) , che ha richiamato tra l’altro l’inappropriatezza di molti ricoveri e la esigenza di uniformare il numero di giorni di degenza, nell’ottica di riduzione degli stessi attraverso percorsi di qualità ed efficienza.
    Prima di procedere alla chiusura prevista dei 9 ospedali, Marco Galante (M5S) ha chiesto di avere uno studio che consenta di capire i motivi per i quali questi ospedali sono in perdita, così come approfondimenti sulle evidenze scientifiche e sulla differenza di costi tra pubblico e privato accreditato.
    Secondo Paolo Pellegrino Emiliano Sindaco di Puglia, i cittadini accetteranno le decisioni previste nel piano a condizione che abbia luogo contestualmente un bilanciamento nella rete dell’emergenza/urgenza, considerato che i cittadini vogliono le massime garanzie per quel che riguarda la sicurezza.
    Tre i quesiti posti da Giannicola De Leonardis (Mps-Area popolare): quali risparmi sono previsti con la chiusura dei 9 P.O.; come si intende gestire la mobilità passiva extraregionale in provincia di Foggia che ammonta a 70 milioni e se sono previste delle deroghe al blocco delle assunzioni per le aree disagiate.
    Il capogruppo di FI Andrea Caroppo ha chiesto di conoscere come si incrocia il provvedimento odierno con il Piano operativo che interessa la Puglia, dopo l’uscita dal Piano di rientro.
    Chiarimenti sono stati chiesti da Francesco Ventola (Cor) per sapere come la Giunta regionale intende muoversi rispetto alle esigenza di riequilibrio territoriale, alle problematiche delle zone disagiate, ai tempi di attesa nei Pronto Soccorsi e in merito al personale degli ospedali che saranno dismessi: sarà trasferito in mobilità o saranno i cittadini a “girovagare” per poter usufruire delle prestazioni sanitarie?
    I reparti salvavita (ad esempio le Cardiochirurgie, le Emodinamiche) come verranno equamente distribuite sul territorio? Il quesito è stato posto da Mario Conca (M5S), che ha anche sottolineato come il criterio dei costi standard sia l’unico mezzo preciso per la comparazione delle prestazioni.
    Mino Borracino (Noi a Sinistra) ha richiamato la mancata attenzione rispetto alla spesa di 700 milioni per i privati e ai 220 milioni per la mobilità passiva extraregionale. Un totale di 920 milioni pari a quasi il 26% del totale dei 3,6 miliardi per la spesa ospedaliera pugliese.
    Erio Congedo (Cor) ha chiesto di conoscere la destinazione dei posti letto che verranno meno a seguito del passaggio da P.O. di I livello a ospedale di base.
    In merito a questi ultimi è prevista la possibilità di conservare i reparti che presentano “specificità storiche”. Giandiego Gatta (FI) ha chiesto riscontri in merito.
    Garanzie sui tempi previsti in ordine alla riconversione dei reparti dismessi verso la medicina territoriale, l’emergenza urgenza e i Pronto soccorsi. E’ quanto ha chiesto Domenico Damascelli (FI).
    Il parametro di 3,4 posti letto ogni 1000 abitanti che presenta oggi la Puglia a fronte dello standard nazionale di 3,7/1000 – secondo Pentassuglia (PD) – va spacchettato per capire cosa dare alle singole realtà. Occorre fare, quindi, una valutazione completa delle situazioni dei singoli territori. Pentassuglia ha chiesto riscontri anche sulle assunzioni fatte dalle aziende rispetto alle 2683 deroghe autorizzate lo scorso anno dal ministero, visto che a novembre scorso ne risultavano poco più di un migliaio.
    Infine il presidente Romano ha parlato di nuovo Piano di rientro che emerge dal riordino, da cui promana anche “l’algoritmo che definisce i costi standard”. Ha anche invitato a non preoccuparsi eccessivamente dei piani di rientro cui saranno soggetti di fatto tutti gli ospedali: i tre anni a disposizione dovrebbero essere sufficienti per metterli a regime.

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