Capitanata

Banconote false, Casalesi appaltano a mala Foggiana: 10 arresti (FT-VD)

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Operazione Filigrana, i controlli della Guardia di Finanza (ST - Copyright ST - tutti i diritti riservati)

Napoli/Bari/Foggia – COME anticipato, la camorra, quella dei Casalesi, e la mafia pugliese, quella della “Società foggiana”, erano insieme in affari. E’ quanto emerge dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, in collaborazione con la Procura di Trani, che ha chiesto e ottenuto dal Gip di Bari dieci ordinanze di custodia cautelare in carcere per falsificazione di moneta, furto e ricettazione, oltre a spendita e introduzione nello stato di monete falsificate. Questa mattina i militari (oltre 100 con l’impiego di un elicottero) della Guardia di Finanza del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari e del Gruppo di Barletta, in collaborazione con lo SCICO di Roma, hanno provveduto ad arrestare i dieci responsabili. Sono stati sequestrati beni per oltre un milione e mezzo di euro (3 locali, 3 abitazioni, 3 autovetture). Complessivamente 10 i soggetti denunciati all’autorità giudiziaria.

La mafia di Foggia era considerata dai clan dei Casalesi una delle organizzazioni malavitose più affidabili tanto che avevano affidato ad essa la produzione di banconote false da 20 euro. Una “delocalizzazione” dell’attività di falsificazione di denaro che la camorra di Casal di Principe aveva dovuto programmare dopo che le loro “stamperie” erano state smantellate dalle continue operazioni antimafia nel loro territorio. Di qui la necessità di continuare l’attività altrove, con gente fidata e in posti sicuri. La scelta dei “soci in affari” è caduta sulla mafia foggiana, un’alleanza interregionale che da tempo era all’attenzione degli investigatori a livello nazionale. La pressione della Squadra Stato sul clan dei Casalesi e sulla zona di loro influenza aveva costretto questi a “trasferire” le loro attività illecite altrove: la confinante provincia dauna e l’affidabilità della Società foggiana avevano convinto la camorra a scegliere la vicina Puglia.

L’inchiesta condotta dalla Dda di Bari se da un lato mette in evidenza l’infiltrazione della camorra nel tessuto pugliese, dall’altro evidenzia come la mafia foggiana abbia assunto negli ultimi anni una dimensione ben diversa da quella della semplice delinquenza: i mafiosi foggiani potevano interloquire “alla pari” con i camorristi.

Operazione 'Filigrana', controlli Guardia di Finanza (st)

L’INDAGINE. L’indagine che ha portato oggi ai dieci arresti scaturisce da un primo sequestro di carta filigranata eseguito dalla Guardia di Finanza a Barletta il 3 novembre del 2010. Parte di un “prezioso” carico rubato dalla nota industria nazionale “Cartiere Fabriano” (con sede, appunto, a Fabriano, provincia di Macerata), concessionaria in esclusiva per la Banca d’Italia per la fabbricazione della carta per la stampa delle banconote in euro. Le indagini, portate avanti dal GICO di Bari e dal Gruppo GdF di Barletta, supportate dallo SCICO della Guardia di Finanza e dallo SCO della Polizia di Stato per quanto riguarda il versante dei “Casalesi”, avevano consentito di accertare la disponibilità, nell’area casertana, di ingenti quantitativi di carta filigranata originale rubata, da parte dei Casalesi. L’inchiesta, svolta con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, ambientali e servizi di appostamento, ha fatto venire alla luce i rapporti d’affari fra gli esponenti del clan dei Casalesi, rappresentati da Angelo D’Errico, parente del noto boss Luigi Venosa, soprannominato “Giggin o’ Cucchiere”, e quelli della mafia del capoluogo dauno capeggiata da Savino Ariostini e Massimiliano Cassitti.

Gli investigatori hanno monitorato molteplici incontri tra il clan casertano e quello foggiano. Un rapporto di affari che negli anni era cresciuto e si era consolidato. Nella prima fase i casalesi si volevano limitare solo ad “appaltare” la fabbricazione di banconote false con carta filigranata originale. A tal fine il materiale veniva consegnato ai foggiani per la realizzazione di prove di stampa che poi venivano successivamente esibite e consegnate ai casalesi. In una seconda fase, la mafia foggiana alza il tiro chiedendo ed ottenendo da quella casertana il riconoscimento di una propria autonomia d’impresa: i foggiani avrebbero acquistato direttamente la materia prima e, una volta prodotte le banconote false, avrebbero provveduto a commercializzarle. Un salto di qualità “imprenditoriale” che la mafia foggiana organizza grazie al contributo finanziario dei vertici dei clan riferibili a Francavilla-Sinesi e a Mansueto Michele (focus: l’omicidio di Mansueto e degli altri storici capi della mala foggiana; ma in sede d’indagini esclusa una relazione fra l’affare indicato e gli assassini dei pregiudicati foggiani).

L’ALTRA ATTIVITA’ ILLECITA ALLA BASE DEL SODALIZIO D’AFFARI: IL RAME. L’indagine sulle banconote false ha, poi, portato alla scoperta di un’altra attività illecita della mafia di Foggia: quella del furto del rame. Ariostini viene considerato il responsabile della sottrazione di ben 75 quintali di materiale metallico alle Ferrovie dello Stato. Un’attività illecita che aveva creato non solo un forte allarme sociale nel territorio, ma provocato non pochi disagi per l’interruzione delle linee ferroviarie. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati – oltre che altra carta filigranata per la produzione di banconote false e 20 euro falsi già prodotti negli appartamenti di alcuni degli arrestati – appartamenti, locali commerciali e terreni a Foggia e provincia, nonché auto di grossa cilindrata per circa un milione e mezzo di euro.

LAUDATI. “Le mafie pugliesi lavorano alla pari delle più pericolose organizzazioni criminali italiane”. L’annotazione è del procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Antonio Laudati, nel presentare i risultati dell´operazione che ha portato ai dieci arresti (tra Foggia e Caserta) per falsificazione di banconote. “La forte sinergia tra le famiglie malavitose foggiane e il clan dei Casalesi – ha ammesso Laudati – nasce dalla necessità di delocalizzare i traffici illeciti. Quello della falsificazione delle banconote che è uno dei business principali dei Casalesi, è un allarme che non riguarda solo il Sud o l´Italia ma tutta l´Europa, soprattutto in un momento come questo di crisi economica”. Dalle intercettazioni è emerso che i foggiani avrebbero prima ´avuto in appalto´ l´attività di stampa delle banconote per conto dei Casalesi per poi rendersi autonomi. ‘In sole 24 ore – ha detto il pm della Dda Giuseppe Gatti – quella che fino a pochi anni fa era definita la ´mafia stracciona´ è stata capace di mettere insieme centomila euro da offrire ai Casalesi per comprare direttamente i fogli di filigrana e poter gestire autonomamente gli affari’.

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