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A cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

Ancora sulla controversia tra i canonici sipontini e i canonici della Colleggiata di S.Michele in Monte S.Angelo

Ancora sulla controversia tra i canonici sipontini e i canonici della Colleggiata di S.Michele in Monte S.Angelo

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Manfredonia. In ogni tempo, nella comunità sipontina, non sempre i rapporti tra l’arcivescovo ed il mondo laico sono stati ottimi, specie quando il presule si mostra caparbio, ed unico depositario della giustizia e della verità. Esempi ne abbiamo moltissimi (T.Gallio, M. De Marco, T. Muscettola, ecc.), riguardando, nei primi tempi, anche l’arcivescovo cardinale Orsini. Alla fine del ‘700, questa “incomprensione” si avrebbe con l’arcivescovo Tommaso Maria Francone (1777-1799), verso il quale, lo storico sipontino Matteo Spinelli è abbastanza critico, specie per quanto riguarda le modalità comportamentali nell’esercitare il suo primate ecclesiastico.

Va pur detto che lo Spinelli si è formato alla Scuola del Giannone, per cui, per molti aspetti, si dimostra un anticlericale (ma non un giacobino), proprio nella convinzione, tuttora imperante, che un presule, da buon Pastore, tra l’altro, deve insegnare, guidare e santificare il suo gregge e non esercitare alcuna forma di “nepotismo”. Il comportamento di maliziosa sonnolenza tenuto dall’arcivescovo Francone va collegato con quello del trasferimento estivo del Seminario a Monte S.Angelo. Le questioni, se pure di squisita natura ecclesiastica e clericale, non possono non avere risvolti anche nel mondo laico della comunità sipontina. E visto, altresì, le vertenze pendenti tra Università sipontina e i baroni di Monte S. Angelo, si può pur ipotizzare un disegno comune, tra canonici “montanari” ed i Grimaldi, per destabilizzare, od anche per appropriarsi dei “beni” sia della Mensa arcivescovile sia della stessa Università sipontina (sempre le “famose carte” rubate). Ed ecco quanto ne scrive lo Spinelli che, indubbiassmente, è di parte.

Nell’ anno seguente 1785 a’ 7 Settembre si trattò la Causa del real Padronato di S. Michele in Gargano in grado d’appellazione innanzi al Consigliero D. Francesco Pecchenedo dal Rè specialmente deputato, stante i Colleggiati Montanari ne riportarono prima la sentenza contraria nella Curia del cappellano Maggiore, percui dopo fù interposto dal suddetto Consiglio il seguente decreto:

Die 7 Mensis Sectembrae 1785 Visis §

Per Dominus Militem U.I.D.m Dominus D. Franciscus Pecchenedo Reg.m Cons.m in presenti Causa Judices appellationis per S.R.M. specialiter Deputatus fuit provisum pariter, et decretum pene Appellatus prò parte Recurrentium Montis S.Angeli, et male iudicatum per Curia R.ndi Cappellani Majoris in dicto ajus Decreto fol. 134, ideoque declaratum est prout presenti diffinitiva sententie declaratur, Basilicam sive Colleggiatam Ecclesiam sub titulo S. Michaelis Archangeli Monti gargani fuisse, et esse Regii Juris Patronatus, ac proinde reintegrandem esse, prout presenti sententia reintegratur Regie Corone eum omnibus sedis, Juribus Prerogative Jurisdictionibus, Pertinentiis, Immunitatibus, Regalibus, Aggregationibus, et integro statu, et cum jure eligendi per S.R.M. Dignitates, e Canonicos Ecclesias predictae quoties casu vacationis extiterint, atque describendam esse inter alias Ecclesias Regii Padronatus.

Avverso ad un tal malconcepito Decreto, l’Arcivescovo Francone ne fé produrre richiamo avanti la Maestà del Rè, percui si stabilirono altri Ministri eletti dalla Maestà Sua per considerarsi a dovero le ragioni della Chiesa, e suo Arcivescovo Sipontino; ma il Francone colla sua solita maliziosa sonnolenza non si è d’altro curato, percui ha dato campo libero a’ Colleggiati Montanari di ricorrere, e far permettere in possesso il Rè per la vacanza de’ Benefici quantunque il medesimo Sovrano a tali providenze ha stabilito ingerirsi l’Arcivescovo Sipontino come Ordinario di Monte S. Angelo.



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