Manfredonia
Lontani dai Malavoglia descritti da Verga, i pescatori di Manfredonia non attraversano tempi

Michele e Raffaela da Manfredonia: “Fieri di essere pescatori” (VIDEO INTERVISTA)

Riprendere l’interesse verso il settore si rivela al tempo stesso necessario e difficilissimo

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Lontani dai Malavoglia descritti da Verga, i pescatori di Manfredonia non attraversano tempi facili: a intaccare una delle principali fonti di economia della città le limitazioni e la rigidità delle leggi europee, unitamente ai cambiamenti climatici e alle condizioni intrinseche della pesca, come ai suoi errori.

Riprendere però l’interesse verso il settore si rivela al tempo stesso necessario e difficilissimo: i giovani non si avvicinano a un mestiere che considerano duro e poco fruttuoso, gli investimenti nella pesca sono scarsi, il futuro del settore risulta incerto e sembra interessare sempre e solo i pochi che già lo trattano.

Lo stesso irrigidimento delle leggi, in generale poco amate dalla classe della pesca, costituisce in realtà una forma di controllo e tutela del settore, in mancanza di altro.

Michele Conoscitore fa questo lavoro da quando era piccolo. Suo padre lo porta ancora molto giovane sulla barca sulla quale lavora e lo instrada, per così dire, al mare. Una forma di imprinting che difficilmente si dimentica, peraltro l’unica davvero efficace per chi conosca il mare, al di là di come viene venduto, per quello che è: giri in barca, bei tramonti, salsedine e brezza marina, ma anche maltempo, imbarcazioni e reti da riparare, rischi da assumere, e un amore incondizionato da donare ad un elemento non sempre disposto a ricambiarlo.

Problematiche della pesca

Una delle più semplici fonti di ricchezza e di economia reale, sulla quale il mondo tenta oggi di ri-puntare, rivela diverse problematiche. La pesca a Manfredonia, storicamente un ambito delicato e poverissimo, si era aperta al benessere in una fascia di tempo che si aggira attorno ai 30-40 anni. Gli incentivi, le condizioni del mare, l’aumento generale del consumo interno del paese, la rivalutazione del pesce come alimento, avevano certamente costituito un sostegno del settore. Ma quanto la semplice crisi italiana ed europea abbia invece contribuito nuovamente a svilirlo, resta da verificare: gli errori commessi dalla pesca, la mancanza di investimenti specifici e di uno sguardo al futuro concreto e sostenibile, di certo, bene non fanno.

In aggiunta, il ricambio generazionale si rivela difficile, specie per una classe sociale che chiedeva, a differenza del passato, emancipazione e diversificazione sociale, e che si ritrova oggi a non avere il sostengo dei figli mentre l’usura del tempo intacca il lavoro.

Prospettive a breve termine…e di piccolo raggio

Una proposta è stata lanciata da poco ai pescatori di Manfredonia, per quanto riguarda le condizioni della vendita del pesce, ed è attualmente in fase di vaglio. Si tratta, probabilmente, di uno dei tentativi di cambiamento o quantomeno di intervento sulla pesca, necessari in vista di una sua ripresa.

Al netto di questo, minacce più gravi premono sui confini sempre più asfittici del settore: se il mare, da un lato “non da più niente” la scarsa attenzione dell’Italia verso le proprie coste lascia passare inosservati i tentativi di comprometterle.

Trivelle, si, ma non solo. La vocazione alla pesca, già pesantemente infastidita dagli investimenti nell’industria chimica del passato, di cui porta ancora il ricordo, individua un ulteriore fattore di disturbo nella proposta di installare l’ormai famosissimo deposito di gpl in località Santo Spiriticchio. L’arrivo delle navi gasiere, il perimetro di rispetto da mantenere da parte di natanti e pescatori, l’utilizzo dell’acqua di mare per permettere il cambio di stato del gasolio, il brusco passaggio da -42 a 0 gradi centigradi, e l’immenso ingombro dell’area portuale che produrrebbero le navi non possono che preoccupare i pescatori di Manfredonia.

È in virtù di questa inquietudine l’appello della settimana scorsa lanciato da Raffaela Rella, moglie di Michele, che chiede un risveglio dell’opinione pubblica verso il problema, e una mobilitazione, in richiamo al passato, da parte delle donne, mogli dei pescatori: se la donna ha mantenuto, a differenza di altre località, un ruolo subalterno verso il lavoro maschile, non riuscendo a integrarsi nemmeno negli ambiti lavorativi familiari, è anche vero che si attribuisce alle donne di Manfredonia la capacità di sostenere attività e sacrifici dei propri mariti, con i quali condividono sforzi e preoccupazioni.

L’appello di Raffaela voleva quindi spingere le donne a mostrare un volto pubblico, facendosi portavoce della problematica e organizzando una qualche forma di resistenza. Che non ha, per ora, trovato un effettivo riscontro.

Nel frattempo, nessun pentimento attraversa i componenti della coppia: l’attaccamento viscerale al proprio lavoro, l’amore per il mare, tanto decantato dalla letteratura, assume connotati realistici nella fatica quotidiana, nella cura appassionata e nella paziente sopportazione dell’usura che il mare richiede di pagare a chi voglia coglierne i frutti. Sia Michele che Raffaela rifarebbero quanto hanno già fatto: il suo lavoro, Michele, sposare un pescatore, Raffaela.

Divisioni di mare e di terra

Perché sia importante riabilitare le pesca è inutile dirlo. Tuttavia, per qualche ragione il problema sembra rimanere sotto il livello di interesse sperato. Almeno quello ufficiale.

Michele Conoscitore espone quindi diverse prospettive di cui tenere conto per il futuro: primo fra tutti, una pesca sostenibile che si riveli attenta ai tempi che il mare richiede per rigenerarsi, un’attenzione specifica che i fondali e le condizioni del golfo di Manfredonia richiederebbero (profondità e stato dei fondali fangosi, riscaldamento della temperatura dell’acqua, subentro di specie diverse prima sconosciute nel golfo, aumento della quantità dei predatori, scomparsa di specie di pesci prima numerosissime…).

In secondo luogo, lo sviluppo di un tipo di pesca differente dal punto di vista della tecnica, che lasci riposare l’ecosistema senza depauperarlo delle sue risorse riproduttive.

Ancora, il ricorso al sistema del chilometro zero, già in fase di sviluppo per altri settori dell’economia e ancora poco utilizzato nella pesca. Eliminare l’impatto negativo dovuto alla plastica, gettata in mare da alcuni pescatori per consentirsi un risparmio, e, com’è chiaro, altamente inquinante. Tornare a investire nelle proprie imprese, ridurre i contrasti tra piccola e grande pesca, sollecitare la certificazione del pesce del golfo, ancora non attiva nonostante la qualità del pescato sipontino sia nota in tutta Italia.

E naturalmente, tenere lontani i problemi e scongiurare i pericoli.

Stringersi attorno al settore sembra essere la soluzione per uscire dall’impasse, permettendo alle 170 licenze oggi in attivo, a fronte delle 500 del passato, di tornare a crescere, o, perlomeno, di non affondare.

“Il progetto dell’Ase per il mercato ittico? – conclude Michele – , interessante l’idea di un ipermercato con soci i pescatori della piccola e della grande pesca, e i commercianti. Tuttavia, la somma mensile di 500 euro richiesta (per 12 mesi, 1000 per la grande pesca,ndr) rappresenta un macigno. Bene l’eliminazione della percentuale sui servizi, ma siamo pescatori. La somma da pagare è fissa mentre noi, quando andiamo in mare, non abbiamo nessuna certezza. E se torniamo ‘a mani vuote’?”.

Al di là di ogni romanticismo, fuori luogo in un ambito, come quello della pesca, duro e difficoltoso, investire sul territorio significa partire dalla sua vocazione, e se necessario, tornare a dialogarci. Anche e soprattutto quando si rischia di averla offesa.

(A cura di di Antonella Attanasio – antonellattanasio84@gmail.com)



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Commenti


  • Pescatore

    Guadagni ridotti?Colpa nostra non solo delle leggi europee colpa nostra perché portiamo il prodotto al commerciante in maniera che ci dà quanto dice lui non siamo stati in grado di valorizzare e di dare un marchio al nostro pescato.Abbiamo una struttura mercatale mondiale e non andiamo per non pagare a nessuno quindi noi siamo vittime di noi stessi.


  • pescatore stanco di tutto

    Al mercato ittico non va nessuno perché ci sono i soliti quattro gatti a comprare il pesce! E in più abbiamo la solita asta degli anni 60 quando la struttura era nata x ben altro scopo cioè fare la famosa asta elettronica che negli altri paesi funziona alla grande. (Chissà perché qui non la fanno funzionare forse e cosa scomoda x i nostri commercianti che ci comandano e ci pagano come e quanto vogliono loro?????)siamo tutti un branco di caproni non ce soluzione a manfredonia per noi …perché i primi a cambiare la mentalità e lavorare in modo garbato dobbiamo essere noi! E poi pian piano risolvere i mille nodi e i mille misteri


  • antonella

    Bravo pescatore stanco, la verità non può essere ancora rimandata e chi di dovere dovrebbe fare gli interessi del settore , dei pescatori , facendo le dovute pulizie, la verità è che manca il coraggio di fare ciò che è giusto, meglio accordarsi con i prepotenti che fare la cosa giusta che davvero risolva la situazione e rilanci un settore economico importante nell’ interesse di tutta la marineria,chi non
    vuole amministrare cosi, siamo tutti
    bravi, tutti capaci e tutti competenti.
    Che bel mestiere fare il politicante.


  • Gino fla

    Caro gasolio? Il gasolio va’ a 0,40 centesimi al litro meno lo volete pagare x andare in giro con la macchina. Rispettate le regole e siate più rispettosi verso il mare ke esso nn è tanto grande come sempre e vedete ke pian piano le cose si aggiustano da sole


  • Bene

    In questi discorsi vedo tanta sostanza. Bene bene

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