Sarà consegnato all’UNIFG a luglio 2018

Foggia, ex-Gil: continuano i lavori dopo lo “sfratto” dello Scurìa

Proseguono i lavori di restauro dell’edificio che un tempo ospitava la piscina dello Gil; la struttura, di proprietà della Regione Puglia, è stata concessa in comodato gratuito all’Università di Foggia

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Foggia. Dopo varie controversie, l’edificio in via Alberto da Zara, un tempo piscina dello Gil, è stato concesso in comodato gratuito all’Università di Foggia dalla Regione Puglia, attuale proprietaria dello stabile, lo scorso febbraio: ospiterà spazi didattici, uffici e vari spazi per il Dipartimento di Economia, da tempo sofferente del disagio per le aule dislocate alla facoltà di Giurisprudenza. L’impresa Ilvea Building di Altamura si è aggiudicata la gara per l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione, finanziati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica per circa 2.800.000 euro tra progettazione, IVA e somme a disposizione della stazione appaltante: i lavori saranno coordinati dall’architetto Francesco de Leo e dall’ingegner Michele Turchiarelli, coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione: 511 giorni consecutivi di contratto fino alla consegna prevista per il 6 luglio 2018, mentre la struttura sarà inaugurata a settembre dello stesso anno.

Dopo una consegna parziale della struttura a giugno dell’anno scorso, al fine di far eseguire all’impresa studi e indagini di maggior dettaglio necessari all’elaborazione del progetto esecutivo, è seguita la fase di acquisizione dei pareri degli enti preposti, nonché lo sgombero di arredi, suppellettili e rifiuti di varia natura lasciati dagli occupanti. Lo sgombero è stato effettuato da una ditta specializzata con ulteriori oneri a carico dell’Università di Foggia, per un importo di circa 7.000 euro. Ci sentiamo di dire che abbiamo svolto un ottimo lavoro di équipe, un lavoro che dopo tante vicissitudini ha portato alla conclusione di una intricata faccenda burocratica e amministrativa. Il nostro personale ringraziamento va al Settore Edilizia e Sicurezza dell’Università di Foggia guidato dall’ingegner Ciro Fiore. Costruiremo un piccolo gioiello di efficienza e modernità, che consegneremo al nostro personale, agli studenti e alla comunità” – disse a febbraio il rettore dell’Università degli Studi di Foggia, Maurizio Ricci.

Nel titolo di questo articolo c’è una sottile provocazione: “sfratto”, perché tale non è dal momento che quelli dello Scurìa erano occupanti. Tuttavia è venuta a mancare la riconoscenza per questi ragazzi che hanno fatto del civico 11 di Via da Zara un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere, diventato negli anni una piccola periferia nel centro. Un posto aperto all’intera città, un porto dove hanno stazionato artisti, intellettuali, ragazzi di strada, artigiani, operai e scrittori. Laboratori, biblioteca, palestra, sala di registrazione, un orto; questo, per chi non lo sapesse, era lo Scurìà.

Quello che hanno fatto questi ragazzi per ben due anni, giusto o sbagliato, non va dimenticato come non va ignorata la lezione che hanno saputo dare ad una città intera: “fare di un figlio abbandonato un modello”, trasformare un punto morto in un punto di ritrovo in modo costruttivo.

Nel mese di gennaio, prima dell’assegnazione dei lavori, quei ragazzi si sono espressi così sulla loro pagina Facebook (https://www.facebook.com/csoascuria/photos/a.448995888536982.1073741828.448964845206753/858030024300231/?type=3&theater): “Siamo tornati a via Da Zara. Otto mesi dopo. Abbiamo incontrato la gente del quartiere, distribuito volantini, mescolato il nostro sentore al sentore della piazza. D’accordo, siamo d’accordo: le piaghe di un tempo sono di nuovo sotto gli occhi di chi vive quelle strade. Come se nulla fosse successo, dal 2014 ad oggi. Annullati, siamo stati annullati. O, almeno, questo è stato il tentativo. Hanno raccontato che siamo andati altrove, spontaneamente, alla ricerca di un luogo migliore per dare soddisfazione al nostro ego sovraesposto; hanno parlato di assegnazioni, ci hanno fatto passare come quelli che abbandonano la barca che affonda. Ma noi, ieri come oggi, come sempre, siamo ai nostri posti. Lo sappiamo noi, lo sanno loro. Lo sapeva la sbirraglia. Quella pattuglia di carabinieri che stamane ha pensato bene di presidiare la via, di far valere la faccia tirata dell’arroganza, di mostrare i muscoli al collettivo studentesco. ‘Provate a rientrare e stavolta vi rompiamo la testa’. E giù cazzate da quaquaraquà. Anno zero. Riprendiamo da qui. La linea del fronte passa da via Da Zara: dall’abbandono, dal degrado, dall’assenza di sicurezza, dalla presunzione di chi pensa che il denaro possa auto-rappresentare la vita. Tenete gli occhi aperti, stiamo tornando. O siamo già tornati, boh. Vai a capirlo”.

Quel che conta, più di ogni altra cosa, è che quello stabile possa tornare ad avere una funzione che, qualunque essa sia, si riveli utile e indispensabile per la comunità: “Le città sono di chi le ama” – cita un murales sulla struttura – e leggendola non si può non sperare che sia davvero così.

(A cura di Antonio Piazzolla, Foggia 19.04.2017)

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