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L’oblio del paese, Moni Ovadia su Matteo Salvatore

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Moni Ovadia sul palco a Manfredonia (ST)

Manfredonia – SONO trascorsi alcuni giorni dalla serata dedicata, in Piazza Giovanni XXIII, a Matteo Salvatore, ma l’eco dell’evento è ancora perfettamente udibile e vivido tanto nel pensiero di chi vi ha assistito quanto nelle parole che Moni Ovadia rivolge dalle colonne de “L’Unità“. Il drammaturgo e compositore, di origine bulgara ma trapiantato in Italia sin dai primi anni di vita, è stato tra i protagonisti dello spettacolo musicale “Il bene mio”, interpretando due pezzi del cantore pugliese: “E’ proibito”, amara ballata da cui emerge il profilo di un uomo vissuto in un’Italia che non c’è più, un’Italia povera nella quale la sopravvivenza era spesso affidata agli espedienti, ma un’Italia in cui i rapporti umani erano sicuramente tanto più intensi quanto più genuini; “Il bando della carne”, ironica osservazione dei dislivelli sociali attraverso la qualità del cibo che ognuno può permettersi di acquistare e consumare.

Testi scarni, brevi ed essenziali, ma nonostante ciò toccanti, testi ironici e contenenti veri e propri precetti utili nel vivere quotidiano, in apparenza grossolani ma assolutamente sensati. La musica di Matteo Salvatore non è, infatti, da considerare né “tradizionale” e né “etnica”, bensì autentica denuncia di un uomo che incarna i pregi ed i difetti del meridione del secolo scorso: generoso, sprecone, geniale, scanzonato, ironico, malinconico ed attaccato ai valori, quelli stessi che viola, se lo ritiene opportuno, senza esitazione o remora alcuna.


Moni Ovadia ripercorre ed esalta la serata, svoltasi a Manfredonia il 14 settembre c.a., “nella piazza di Manfredonia gremita da una platea di bellissima gente attenta, calda ed entusiasta, per iniziativa del Comune della bella città garganica e con il sostegno della Regione Puglia”, oltre che da Promo Music, coorganizzato dal Parco Nazionale del Gargano, Provincia di Foggia, Camera di Commercio di Foggia, GAL DaunOfantino, GAL Piana del Tavoliere, Gal Gargano, sostenuto da Promo Daunia e Banca del Monte di Foggia, realizzato in Puglia con il sostegno di Puglia Sounds e la collaborazione del Premio Matteo Salvatore, ritenendo un privilegio l’essere salito sul palco per cantare due canzoni del “geniale bardo di Apricena”.

Concerto su Matteo Salvatore (ST)

Bernardo di Chartres diceva che noi siamo come nani che stanno sulle spalle dei giganti, cosí che possiamo vedere piú lontano di loro, non a causa della nostra statura o dell’acutezza della nostra vista, ma perché stando sulle loro spalle stiamo piú in alto di loro; sono proprio queste le riflessioni di Ovadia, che si appuntano sulla mancanza di memoria storica del nostro Paese, troppo spesso avvezzo a considerare la memoria alla stregua di un semplice ricordo, lasciandosi sfuggire l’occasione di fare tesoro degli insegnamenti di chi ci ha preceduti.

“Prima dell’inizio della serata, Renzo Arbore mi ha fatto notare con rammarico come nel 150° anniversario dell’unità d’Italia nessuno abbia pensato di pubblicare una prestigiosa raccolta sonora e visuale dell’immenso patrimonio della cultura tradizionale delle «italiche genti» attingendo agli archivi di stato e della Rai con la collaborazione di qualche prestigiosa casa discografica”. Lustrini, paillettes e ricchi cotillon, come diceva qualcuno, a profusione, ma l’andare oltre i meri festeggiamenti è rimasta prerogativa di pochi.

“L’oblio della voce e del magistero degli italiani che hanno edificato questo Paese con il lavoro, con la fatica, con l’emigrazione, con la loro carne venduta in cambio di carbone è una delle ragioni dello sfascio morale che ci circonda”, dice in conclusione Moni Ovadia. Parole che rappresentano il pensiero di chi non si rassegna nel perseguire uno scopo così elevato. Bisogna trarre esperienza dal passato per comprendere il presente. L’Italia che è stata unita nel nome e col tramite dell’Arte e della Cultura, il Paese dei mille campanili, deve ritrovare nuovo slancio attingendo a piene mani dalla feconda, particolareggiata e produttiva, storia che l’ha vista protagonista e precursore di civiltà.


Redazione Stato



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