Foggia

Attolini: 2500 nuove unità in Puglia per garantire LEA

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L'assessore alla sanità Attolini con il presidente Vendola (ST)

Bari – IL combinato disposto nel blocco del turn over nel servizio sanitario con le recenti misure previdenziali introdotte dalle legge Fornero hanno determinato un fuoriuscita di 5000 unità di personale nella sanità pugliese che non sono state sostituite. E’ uno dei dati citati dall’assessore alle politiche della salute, Ettore Attolini, che ha fatto il punto della situazione in Consiglio regionale rispetto alle determinazioni del governo nazionale con il recente decreto legge Balduzzi, con le relative implicazioni per la sanità pugliese alle prese con l’attuazione del Piano di rientro.

Attolini ha parlato di una politica in atto a livello nazionale di smantellamento del sistema di welfare. L’interlocuzione iniziale incoraggiante con il ministro della salute in sede di definizione del nuovo Patto per la salute, nonostante la riduzione dei finanziamenti per la sanità disposta con le ultime leggi di stabilizzazione (- 18 miliardi per il fondo sanitario), è stata vanificata dalla recente normativa in materia di spending review con ulteriori definanziamenti e irrigidimenti dei criteri.

Qual è il livello di sostenibilità del sistema? E’ questa la domanda – ha detto Attolini – posta dalle Regioni che non hanno ricevuto alcuna risposta. Conseguentemente tutte le Regioni nel 2013 saranno sotto Piano di rientro (ad eccezione della Lombardia). E’ in atto – ha aggiunto – una politica di smantellamento del Titolo V della Costituzione sulla competenza concorrente in sanità e si va verso una progressiva privatizzazione. Critico l’assessore sul recente decreto Balduzzi sia per il ricorso allo strumento del decreto legge, sia perchè si configura coma una mini riforma sanitaria mettendo insieme “pezzi che non sono omogenei”. Esiste una politica di egemonia del ministero della Finanze – ha aggiunto Attolini –, con le ragioni economico finanziarie che prevalgono sui principi della universalità ed equità delle cure.

In questo contesto si pone l’attuazione del Piano di rientro pugliese rispetto al quale ha ammesso i problemi connessi alla mancata riconversione, non contestuale alla disattivazione, dei presidi ospedalieri individuati, dovuta anche alla accelerazione determinata dai tempi molto stretti di attuazione del Piano di rientro. Attolini ha sottolineato la filosofia imposta dallo Stato a quest’ultimo improntata all’”etica del sacrificio” . Ne è dimostrazione la situazione del personale del SSR a cui, secondo l’assessore, sono legati in parte gli episodi di malasanità registrati in estate. “Per garantire il rispetto del LEA , facendo un raffronto con una regione simile alla Puglia come l’Emilia Romagna – ha detto – abbiamo necessità di almeno 2500 unità”. Il ministero – ha aggiunto – deve metterci nelle condizioni di garantire i LEA, sollecitando un impegno bipartisan per ottenere tale risultato.

L’assessore si è poi soffermato rapidamente sull’attuazione del piano di rientro in ordine al primo anno con 21 presidi ospedalieri chiusi (di cui gli ultimi due entro la fine dell’anno); al secondo anno con il regolamento approvato e il taglio di ulteriori 800 p.l. (370 pubblici, 130 negli ospedali ecclesiastici e IRCCS e 300 nel privato accreditato) e la rivisitazione effettuata della mappa dei punti nascita che, secondo Attolini, sono ancora in eccesso. L’assessore ha anche citato il piano di riorganizzazione del sistema di Emergenza urgenza che ha registrato l’approvazione del Agesan.

Sul piano della riorganizzazione territoriale va recuperato il ritardo accumulato: quindi riorganizzazione delle strutture di base e promozione dell’assistenza territoriale, con modelli organizzativi e gestionali nuovi, assicurando comunque la dovuta concertazione. L’assessore ha fatto riferimento in particolare alla figura del care manager, ossia dell’infermiere che si fa carico anche dei problemi dal paziente e fa da tramite con il medico con l’ausilio anche della telemedicina. Si tratta di un nuovo approccio assistenziale in grado di ridurre drasticamente il numero dei ricoveri. Attolini ha fatto riferimento anche ai grossi risultati in materia di riqualificazione della spesa farmaceutica con un abbattimento di 2/3 del deficit, una maggiore appropriatezza prescrittiva e un ricorso maggiore ai farmaci generici. Ancora molto da lavorare – ha aggiunto – sul versante dell’acquisto di beni e servizi, dove si punta a una logica di centralizzazione e di accordi con i produttori, tutelando anche i piccoli fornitori con la promozione delle unioni di acquisto.

Un cenno, infine, ai vantaggi in termini di razionalizzazione delle procedure al Sistema informatico regionale Edotto, alla sperimentazione in atto sulla Tessera sanitaria elettronica, al passaporto sanitario e alla politica intrapresa di promozione attiva della salute nelle scuole. In materia di danni alla salute connessi a problematiche ambientali, Attolini ha anticipato che presto saranno resi noti i dati relativi alla situazione di Taranto. A segure il capogruppo PdL Rocco Palese ha chiesto all’assessore di integrare la sua relazione che verrà inviata a tutti i consiglieri regionali entro domani, con gli adempimenti previsti per la Regione in ordine alla applicazione della normativa nazionale sulla spending review.

Sanità, Cassano: “L’assessore Attolini ammette il disastro, Vendola tace”. “L’assessore alle politiche della salute ammette il disastro compiuto nella Sanità pugliese, Vendola invece ‘sorvola’ e continua a discutere di primarie e alleanze politiche in vista delle prossime elezioni politiche nazionali. È la fuga dalle ceneri di una Regione che voleva essere la locomotiva del Sud, e che invece paga sette anni di gestione assurda della cosa pubblica. Così almeno ‘l’ammissione di responsabilità’ e la ‘velata’ richiesta di commissariamento, avanzata da Attolini è pur sempre un passo in avanti per cercare di salvare, se mai possibile, quel che ancora si può in una realtà sanitaria regionale fatta di precari, lavori infiniti, cantieri bloccati, reparti azzerati, denunce del personale medico e paramedico, posti di primo soccorso chiusi, liste di attesa infinite, ‘118’ al collasso e con ambulanze senza medici e infermieri, reti per combattere l’infarto affidate a volontari, viaggi della speranza in continuo aumento”.


Redazione Stato@riproduzioneriservatqa



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