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MEF su IMU per IACP: sul patrimonio rischia di gravare imposta totale

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IMU, parere MeF (ST - image, agenziaimpress)

Roma – RESO noto un parere che il Dipartimento delle Finanze ha emesso in risposta ad alcuni quesiti posti dalla Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, in relazione all’applicazione dell’IMU sugli immobili appartenenti alle Cooperative edilizie a proprietà indivisa, posizione che, ovviamente, vale anche per gli immobili ex Iacp.

La CGIL aveva già denunciato l’iniquità della Manovra laddove confermava l’edilizia residenziale pubblica come soggetto interessato al pagamento dell’IMU, con una previsione peraltro già contenuta nel Decreto sul Federalismo Fiscale Municipale 23/2011 che, a partire dal 2014, sottoponeva questo patrimonio all’applicazione dell’IMU con l’eliminazione delle perequazione di “Prima casa”, sottoponendo, quindi, gli alloggi di edilizia pubblica all’aliquota dello 0,76%, da ripartire in quote uguali dello 0,38% tra Stato e Comune.

Il D.L. 201/2011 aveva previsto la non applicazione della quota di imposta a favore dello Stato, generando la convinzione che l’unica parte di imposta dovuta fosse quella a carico del Comune (0.38%).

La lettura del Dipartimento delle Finanze chiarisce invece che tale rinuncia non rappresenta un’automatica riduzione dell’aliquota applicabile in maniera generalizzata, ma una rinuncia a favore dei Comuni. Questi, quindi, in assenza di una specifica previsione di riduzione, potrebbero verosimilmente mantenere in parte o totalmente la quota cui ha rinunciato lo Stato.

Come abbiamo più volte sottolineato l’IMU va a gravare sulla già difficile economia di un settore che, nonstante le finalità sociale che è chiamato a svolgere, oggi vede scarsissimi finanziamenti, ritorni limitati dai canoni (in media 80 euro/mese) soggetti ad una tassazione di circa il 40% del loro importo. Ulteriori imposte sottraggono certamente risorse che potrebbero essere indirizzate a nuove abitazioni, manutenzione ordinaria e straordinaria sugli edifici, riqualificazione energetica del patrimonio, con positive ricadute sull’occupazione, sulla produzione e sui costi degli utenti. Considerando soprattutto le difficoltà economiche e l’esiguità di un settore che dispone di un patrimonio estremamente esiguo per la domanda cui dovrebbe rispondere.

E’ fondamentale sollecitare i Comuni i quali dovranno, nei propri regolamenti, auspicabilmente procedere, senza aggravio per l’introito a loro destinato, alla possibile riduzione dell’aliquota ordinaria.

focus – Il parere



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