Editoriali

Dieci no all’Aia Ilva

Di:

Impianti Ilva (st)

I politici che hanno votato compatti questa Aia non ne sono usciti vincitori ma pesantemente sconfitti. Questo per due motivi. Primo perche’ tutte le associazioni a Roma, e anche medici e pediatri, hanno espresso forti critiche e preoccupazioni non accolte. Secondo perche’ questa Aia verra’ quasi sicuramente disappilcata dalla magistratura in quanto non affronta e non risolve le criticita’ evidenziate dalle perizie commissionate dalla Procura e dalle successive ordinanze che vietano l’utilizzo immediato degli impianti a fini produttivi. La Procura il 5 ottobre ha gia’ dato formali disposizioni ai custodi giudiziari di far cessare le emissioni inquinanti e quindi la produzione.

L’Aia non puo’ interrompere l’azione della magistratura a tutela della vita e della salute. I politici che in Conferenza dei Servizi hanno votato l’Aia hanno quindi votato un atto amministrativo inutile e inefficace. Esso si infrange contro le misure di cautela che la Procura non puo’ non eseguire in presenza di un pericolo per la salute e la vita”. “Non solo.”

E’ notizia di queste ore che i custodi giudiziari nominati dalla Procura hanno bocciato l’Aia e il suo cronoprogramma: “Le scadenze temporali – scrivono al Ministero dell’Ambiente – non sono compatibili con i livelli di rischio attestati dalle perizie“. Questa valutazione e’ totalmente condivisa da PeaceLink che a Roma aveva espresso il suo NO all’Aia articolandolo in 10 punti.

“1) I dati della perizia chimica e quelli dell’Aia non sono comparabili. Alla faccia di chi diceva che l’ordinanza del Gip sarebbe stata recepita nell’Aia: non si trova alcun raffronto fra le tabelle della Procura e quelle dell’Aia.
2) Non e’ stato dato alle associazioni il tempo di prepararsi e partecipare efficacemente, come prevede la direttiva 2008/1/CE.
3) L’Aia non prevede “unita’ tecniche nuove” che sostituiscano le unita’ tecniche esistenti. L’AIA prevede l’aggiornamento dell’esistente.
4) Articolo 8 dlgs 59/2005 (migliori BAT in assoluto) non applicato effettivamente: “se ne terra’ conto”, si legge. Ma non e’ cosi’. Un solo esempio di mancata applicazione dell’articolo 8 e’ data dal camino E312 le cui polveri potrebbero essere abbattute del 96% (con le migliori tecnologie che farebbero scendere le polveri da 85,5 a 3,4 kg/h); ma le previsioni dell’Aia sono per una riduzione al massimo del 56%.
5) Sono previsti “parametri conoscitivi” per molte fonti di emissioni cancerogene, neurotossiche e dannose per la salute. Paramentro conoscitivo significa assenza di un limite: si misura solo per conoscere. Cio’ e’ paradossalmente previsto per vari camini, anche fonti di emissioni cancerogene. In particolare per Ipa, Pcb, benzene, pm10, metalli (piombo, arsenico, mercurio, cromo, cadmio, ecc.).

6) Non vengono quantificate le riduzioni delle emissioni diffuse e fuggitive, come ad esempio le polveri in fase di cokefazione, che potrebbero essere ridotte di quasi 70 volte (da 69 g/t a 1 g/t) secondo i periti della Procura. “Sparisce” lo “spegnimento a secco” del coke incandescente, con una tecnologia che avrebbe evitato lo sprigionarsi delle classiche nuvole della cokeria.

7) Parchi minerali: copertura in 3 anni. La citta’ di Sabaudia e’ stata costruita in 235 giorni!
8) Riduzione da 15 a 8 milioni di tonnellate/anno: e’ un bluff. Mai prodotte a Taranto 15 milioni di tonnellate/anno. In ogni caso – anche quando nel 2009 la produzione e’ scesa a 4,7 milioni di tonnellate/anno – il benzo(a)pirene cancerogeno ha superato del 31% il valore di 1 ng/m3.

Il Procuratore Franco Sebastio ha fatto notare che anche solo 1 milione di tonnellate/anno si potrebbe produrre essendo vietata la produzione, stante quanto ha ribadito il Tribunale del Riesame (sequestro senza facolta’ d’uso).

9) I wind days sono un esperimento che non da’ sicurezza di riduzione del benzo(a)pirene sotto 1 ng/m3. Infatti tale cancerogeno e’ in concentrazione elevata non solo quando l’abitato e’ sottovento ma anche con calma di vento (lo attestano le analisi wind-select dell’Arpa). Pertanto non e’ eticamente accettabile esporre la popolazione ad un esperimento di riduzione del danno (con esiti non sicuri) senza eliminazione della fonte del danno. Gli studi scientifici dimostrano che una cokeria anche dotata di Bat (migliori tecnologie disponibile) supera 1 ng/m3 di benzo(a)pirene nel raggio di 1700 metri. Inaccettabile. Cosi’ non si stoppa il rischio cancerogeno.

10) L’Aia non valuta gli eccessi di mortalita’ per Taranto dello studio Sentieri (174 decessi/anno in più) in quanto lo studio Sentieri e’ ancora nei cassetti dei Ministri Balduzzi e Clini. I dati di eccesso di mortalita’ sono acquisiti dalla Procura (marzo 2012) ma non dall’Aia. Tutti hanno votato a favore di un’Aia che non include neppure una tabella di stima del danno sanitario. Tutto e’ rinviato al futuro. E intanto la gente si ammala e muore.

I politici che hanno votato quest’Aia hanno nuovamente deluso le aspettative. Per fortuna che c’e’ la magistratura. La sosterremo fino in fondo.

Alessandro Marescotti è presidente di Peacelink



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