Editoriali

Disabilità non più assistita

Di:

Gargano, a rischio trasporto verso Centri riabilitazione motoria (Ph: spaziosociale)

COME si fa a dire a un disabile, specie se in carrozzella e di tenera età, che dal 1° novembre non potrà ricevere le sue abituali cure nel centro riabilitativo che da anni mentre lo coccolava gli rendeva la vita meno sofferente?

Io una risposta non ce l’ho. E se l’avessi non avrei il coraggio di dirglielo. Sarà, ma quando un gruppo di disabili, in maggioranza bambini in carrozzella, dicono che hanno sentito dire che il “loro pulmino” non li accompagnerà più nella “palestra” dove erano curati amorevolmente, la risposta immediata è una piccola e veniale bugia «Vedrete che tutto si sistemerà e ritornerete ad essere “coccolati” come prima». Appunto, una bugia che in quel momento gli fornisce una speranza alla loro già tormenta vita, ma che non è risolutiva, ne tanto meno creduta poiché questi nostri sfortunati conterranei sono consapevoli di ciò che a breve saranno oggetto.

Non ci posso far nulla, ma quando, in particolare le istituzioni e poi la società civile creano difficoltà ai disabili, a chi ha handicap motorie notevoli, in me si genera quell’indignazione che mi da lo slancio a perorare la causa. E non è la prima volta. In redazione, e in particolare nella rubrica “Fatti & Misfatti” (il muro parlante di Monte), curata lodevolmente dall’amico Vittorio de Padova che mi ha dato una notevole mano per ottenere le informazioni sul caso, sono giunte attraverso la casella postale una moltitudine di e-mail che denunciavano l’increscioso problema. Ogni e-mail aveva come oggetto un particolare che è balzato subito all’occhio, quello che a Rodi sarà interrotto il servizio di trasporto per disabili. Inoltre mi son stati recapitati alcuni documenti che attestano la soppressione del servizio di trasporto, accompagnati da atti e dichiarazioni importanti che non danno scampo a questa “disgraziata decisione”, paventata da un po’ di tempo a margine di voci di corridoio avvallate da un atto ufficiale, datato 28/09/2012, da parte di chi paga il servizio di trasporto, e non erogherà più dal 1° novembre 2012.

Di chi e cosa stiamo parlando?

Dall’atto che mi è pervenuto “Disdetta servizio trasporto utenti” (il termine giuridicamente è esatto, ma non confà nel caso con i disabili, a mio modesto avviso), datato 28/06/2012 con protocollo n. 1777/PR/E-12, inviato dalla “Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio ONLUS”, con sede in San Giovanni Rotondo, alla ditta di trasporto che concluderà il servizio entro il 1° novembre 2012 (mi riservo di non fornire il nome su esplicita richiesta della ditta), con sede a Rodi Garganico, si legge a chiare lettere e testualmente che «Il sottoscritto fr. Francesco Colacelli, quale legale rappresentante della “Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio ONLUS” di san Giovanni Rotondo, con la presente, da valere ad ogni effetto di legge, avanza formale disdetta del contratto stipulato con codesta Ditta per il trasporto di utenti presso il Presidio di Riabilitazione di Rodi Garganico. Tale decisione è stata assunta nell’ambito del processo di riorganizzazione operativa in atto e nel rispetto del principio di economicità aziendale che impongono l’eliminazione dei “costi gestionali non obbligatori” non ulteriormente sostenibili da parte di questa istituzione. Ne consegue che, a far data dal 1° novembre 2012, il trasporto riguardante il servizio in oggetto deve intendersi definitivamente risolto».

“Eliminazione dei costi gestionale non obbligatori”, decisione che ci sta tutta e che giuridicamente da ragione alla fondazione, specie di questi tempi dove la spending review colpisce di riflesso soggetti giuridici finalizzati al volontariato. Appunto, soggetti che con il volontariato, che si fregiano dell’acronimo “onlus” -Organizzazione non Lucrative di Utilità Sociale- pur di rientrare nei costi taglia servizi importanti e di primaria necessità. Nella presentazione web della fondazione (www.fondazionecentripadrepio.it) si legge che i Centri di Riabilitazione Padre Pio Onlus eroga prestazioni riabilitative in forma ambulatoriale, domiciliare, residenziale e privata, dove quest’ultima è soggetta a pagamenti. Servizi il cui accesso è regolamentato da leggi specifiche, come nel caso delle prestazioni ex art. 26 Legge 833/78 riferite sia al trattamento di disabilità importanti con possibili esiti permanenti, spesso multiple, che richiedono una presa in carico multidisciplinare del soggetto disabile nel lungo termine tramite un progetto riabilitativo individuale, sia a quello con patologie acute o croniche che comportano trattamenti riabilitativi personalizzati e prolungati multidisciplinari (sanitari, sociali, psicologici, educativi, addestrativi ) di media e lunga durata che mirano a prevenire o ridurre o stabilizzare la disabilità che tali patologie possono apportare. Ma non solo poiché i centri suddetti eseguono trattamenti riabilitativi dell’ex art. 26 Legge 822/78, individuate dalla giunta regionale con la delibera 1073/02. Ed il tutto interagendo con le ASL territoriali, regionali e del Molise, contribuendo a superare quei fenomeni di occultamento ed emarginazione sociale dei bambini con handicap, mettendo in campo anche forme di comunicative e socializzanti per sviluppare la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione della persona disabile, donandogli dignità.

Lodevole; peccato che nel caso specifico questo contributo a breve disattenderà le ampie volontà di bambini che nel loro servizio aveva riposto fiducia. Tradire la fiducia dei bambini vuol dire sopprimerli, render loro un torto che li segnerà per tutta la vita.

Limitarsi a divulgare un avviso scritto (del 10/10/2012 n. prot. 1831/PR/E-12) senza neppure farlo comparire sul sito istituzionale, cara fondazione a me pare che la tanto decantata finalità di “Organizzazione non Lucrative di Utilità Sociale” venga meno al secondo principio (utilità sociale), pur rispettando il primo che è disciplinato da leggi e controlli severi e serrati. Insomma cara fondazione, i bambini non si toccano e, nel caso, bisognerebbe sforzarsi di proseguire con il servizio di trasporto semmai chiedendo aiuto alle istituzioni che potrebbero metter mano ai portafogli nel bene della comunità poiché è essa che gli ha fornito il mandato pubblico. La fondazione, e questo mi obbliga moralmente a dirlo è costituita prevalentemente da frati, gente di chiesa, presbiteri, che dovrebbero offrire carità in cambio di anime da salvaguardare, che dovrebbero porre al centro delle loro azioni l’aiuto ai più bisognosi. E questo non lo dico solo io, ma in prevalenza lo afferma la chiesa, la dottrina cattolica, lo disse e lo dice Gesù, San Francesco, il nostro amatissimo Padre Pio. Carità umana verso chi ha difficoltà: invece qui la difficoltà la si crea verso i bisognosi. Certo, si sta parlando di servizi che comportano oneri monetari. Ed allora perché impegnarsi dal 1999 (e da quanto mi è stato detto finanche dall’anno precedente) sapendo che un principio di economicità aziendale in futuro avrebbe potuto imporre l’eliminazione dei costi gestionali non obbligatori in cui includevano un servizio importante e vitale?

Non va bene, cara fondazione. Uomini in saio, tunica o abito talare che sia, certe cose non le dovrebbero fare!

Le istituzioni, naturalmente e dopo le continue pressioni della società civile, non si son fatte attendere. In una lettera istituzionale (datata 10/10/2012 n. prot. 10915) scritta dal Sindaco di Rodi Garganico, Nicola Pinto, si chiede un incontro con il Presidente della fondazione, M.R. Padre Francesco Colacelli, per intavolare un incontro «al fine di definire questa incresciosa situazione». L’appello di Pinto è accompagnato da altri sindaci dei centri garganici che lo hanno delegato loro rappresentante. I comuni da cui è partito l’appello sono quelli di Cagnano Varano, Ischitella, Peschici, Vico del Gargano e Vieste, tutti centri cittadini che utilizzavano il servizio posto in essere dalla “Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio ONLUS”.

Nel frattempo quei cari disabili godranno del servizio ancora in essere (senza pagare un centesimo, poiché i costi di trasporto non sono mai stati fatti gravare sul disabile e le loro famiglie, ed è giusto dirlo per la fondazione), ma con la mannaia sul collo che il 1° novembre li decapiterà. E con loro le famiglie che saranno costrette a modificare abitudini e maggiormente il budget economico. In attesa di un ripensamento, di un’inversione di rotta sulla disgraziata decisione che la “Fondazione Centri di Riabilitazione Padre Pio ONLUS” nel terminare definitivamente il trasporto di “utenti” (come li definisce la fondazione) presso il Presidio di Riabilitazione di Rodi Garganico, si fa appello alla società civile organizzata e alle istituzioni locali e regionali per una mobilitazione che dia lo slancio necessario alla riconferma del servizio e che possa raccogliere consensi per erogare quei fondi tagliati chi della carità umana ne fa un valore materiale piuttosto che morale. Tuttavia, ed e importante dirlo, dal 1° novembre 2012 molte famiglie saranno costrette a modificare il loro tenore di vita, già oppresso dall’handicap del loro caro; dovranno recarsi presso i centri riabilitativi con i loro mezzi, non specifici alle norme vigenti per portatori di handicap, supportando costi aggiuntivi di carburante e permessi non retribuiti sul lavoro.

Ciliegina sulla torta, e termino: nella disdetta del servizio di cui stiamo parlando è sottintesa anche la probabile perdita di posti di lavoro. Il buon frate, presidente della fondazione, sa bene che con la risoluzione del contratto di appalto per il trasporto degli assistiti presso il Centro Riabilitazione Motoria Padre Pio di Rodi Garganico, stipulato a San Giovanni Rotondo il 30/09/1999 (e che da testimonianze pare che il servizio sia iniziato dal 1998), si mettono a rischio circa 20 posti di lavoro, 20 autisti autonomi che durante questi anni hanno garantito il servizio di trasporto e che dal 1° novembre prossimo non saranno più quei simpatici, rassicuranti e amichevoli compagni di viaggio dei nostri cari disabili.

Ad Maiora

(Nico Baratta per Stato – direttore Newsgargano.com)



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Commenti


  • Guest

    Un metodo per ridare sia la dignità che l’aiuto a chi è diversamente abile, c’è:

    rompere le gambe ai politici!


  • Federica

    Quello che sta accadendo è davvero vergognoso.


  • nella patantuono

    non so più a che Santo votarmi è 10 giorni che ho cominciato questa battaglia per questa ingiustizia.speriamo servi a qualcosa…………..sono in parecchi a fare orecchie da mercante…


  • avv. Gegè Gargiulo

    Da: avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    Anche il disabile può essere trasferito in altra sede lavorativa per “incompatibilità ambientale”!

    “Il diritto della persona handicappata di non essere trasferita senza il suo consenso ad altra sede, mentre non può subire limitazioni in caso di mobilità connessa ad ordinarie esigenze tecnico-produttive dell’azienda, non è invece attuabile ove sia accertata la incompatibilità della permanenza del lavoratore nella sede di lavoro”.

    Lo ha chiarito la Corte di Cassazione, con la sentenza 24775/2013, rigettando il ricorso di una donna di Pavia impiegata presso la reception di un ente trasferita per incompatibilità ambientale “derivante dalla situazione di contrasto con gli altri colleghi di lavoro” in un altro ufficio all’interno dello stesso comune.

    Respinte tutte le doglianze della donna che aveva lamentato atti persecutori e mobbing, valutati insussistenti dal giudice di merito; ma che aveva anche invocato la normativa a tutela del trasferimento dei disabili.

    “Nella specie – osservano gli ermellini -, avendo il giudice d’appello accertato – con valutazioni di merito non sindacabili in questa sede – che non poteva protrarsi la permanenza della odierna ricorrente nella sede di lavoro, in ragione delle tensioni e dei contrasti creatisi nell’ambiente di lavoro, con rilevanti ripercussioni sul regolare svolgimento dell’attività lavorativa, il trasferimento disposto nei confronti della medesima appare giustificato”. ( così Corte di cassazione – Sezione lavoro – Sentenza 5 novembre 2013 n. 24775)

    Infatti, la situazione di incompatibilità ambientale, “se pure prescinde da ragioni punitive o disciplinari ed è riconducibile in via sistematica all’art. 2103 c.c., si distingue dalle ordinarie esigenze di assetto organizzativo in quanto costituisce essa stessa causa di disorganizzazione e disfunzione realizzando, di per sé, un’obiettiva esigenza di modifica del luogo di lavoro”.
    Foggia, 6 novembre 2013 Avv. Eugenio Gargiulo

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