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Si nascondevano nel “deep web”, presi 10 pedofili

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Pedofilia (archivio)

Roma – SI nascondevano nel “deep-web”, quella parte della Rete che, per le sue caratteristiche, garantisce l’anonimato perché non indicizzata dai motori di ricerca, rendendo difficilmente rintracciabili sia i contenuti che i navigatori. In questa sorta di limbo senza regole si scambiavano video e foto di bambini, raccontandosi anche lo loro “esperienze”, dando vita così a una vera e propria comunità virtuale di pedofili, nella quale si davano consigli sulle tecniche per adescare i minori, le sostanze stupefacenti da somministrare per evitare che si ribellassero o memorizzassero i soprusi subiti.

Al termine dell’operazione “nessun dorma” gli agenti della polizia postale di Salerno hanno individuato e arrestato dieci persone. I poliziotti, agendo come cyber-infiltrati, sono riusciti a carpire i segreti del gruppo, facendo emergere la loro organizzazione e le regole che ne disciplinavano l’appartenenza.

Gli agenti hanno effettuato anche decine di perquisizioni in tutta Italia, riuscendo a mettere le mani sul più grande archivio mai scoperto nel nostro Paese: più di 5 milioni di file tra video e foto, molti dei quali inediti. Tra questi molti ritraggono neonati sottoposti a violenze sessuali e torture. Tra gli indagati anche una donna siciliana che ha realizzato e pubblicato fotografie che la ritraggono mentre, vestita da suora, compie atti sessuali con il proprio figlio di otto anni.

Il materiale era ben catalogato e suddiviso in sezioni. Nella parte denominata “soft” erano archiviate immagini di bambini nudi; in quella “hard” c’erano le violenze; nella sezione “hurt” i documenti relativi alle violenze sessuali e torture mentre in quella denominata “death” le apparenti uccisioni dei bambini violentati. Per entrare a far parte della comunità l’aspirante adepto doveva installare un software dedicato per l’accesso alla rete; una volta entrati potevano creare il proprio spazio solo dopo essere stati invitati dai promotori del gruppo. Infine, per accedere ai contenuti dovevano individuare, attraverso il passaparola con gli altri iscritti, gli indirizzi web dove andare a scaricare il materiale pedopornografico in quanto nella rete i contenuti non sono indicizzati e quindi non rintracciabili dai motori di ricerca. Se si trasgredivano le rigide regole interne si veniva esclusi dalla comunità.

L’indagine della Postale è stata possibile grazie alle innovative tecniche investigative utilizzate, con la sperimentazione di nuovi software che hanno permesso nuove forme di intercettazioni telematiche. Il ruolo decisivo lo hanno avuto comunque alcuni agenti che, autorizzati ad infiltrarsi nella comunità, hanno acquisito le prove necessarie a identificare i singoli pedofili.


Redazione Stato@riproduzioneriservata



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Commenti


  • vaaaaabene

    a sti schifosi non sarebbe meglio sbattere le loro foto in prima pagina.. come acconto,e poi una bella condanna in cella con i comuni detenuti, non sarebbe una bella punizione??


  • Redazione

    Non sono state divulgate foto nè nominativi, grazie; Red.Stato


  • Redazione

    Da: Avv. Eugenio Gargiulo (eucariota@tiscali.it)

    “Rischia” una
    condanna penale fino a 3 anni chi pubblica immagini violente sul web!

    Su internet è molto facile trovare siti che mostrano video e foto di
    atti di violenza, di scene sanguinose, incidenti mortali, morti di
    guerra, e attentati. La diffusione su youtube e sui social network del
    video dell’esecuzione di Gheddafi da parte dei guerriglieri libici
    aveva, per primo, sollevato questa questione.

    La pubblicazione sul web
    di immagini violente, cruente e oscene, o che comunque, destano
    raccapriccio nell’opinione pubblica è un reato punibile in Italia,
    secondo il codice penale, con il carcere fino a tre anni.

    La Polizia
    postale di Catania ha svolto un’indagine, coordinata dalla locale
    procura, che ha portato all’oscuramento di un sito e alla denuncia di
    un trentenne catanese, un programmatore informatico disoccupato,
    ritenuto responsabile di aver pubblicato su un sito web video e
    immagini dal forte impatto visivo che ritraevano foto e video di morti
    violente, cadaveri gravemente mutilati o squarciati o sottoposti ad
    autopsie.

    Una segnalazione di un cittadino attraverso il sito della
    polizia ha fatto scattare gli accertamenti sul web, dopo poco tempo i
    poliziotti hanno identificato il web master e lo hanno denunciato.
    “Fondamentale per l’indagine – afferma Marcello La Bella, dirigente
    della Polizia postale di Catania – è stata la segnalazione avvenuta
    tramite il sito http://www.commissariatodips.it che ci ha permesso di trovare
    il sito web e di oscurarlo. Il reato contestato è quello previsto
    dall’articolo 528 del codice penale – conclude La Bella – pubblicazione
    di immagini oscene e si rischia fino a tre anni di reclusione”.
    Foggia,

    Avv. Eugenio Gargiulo

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