Manfredonia
Referendum. Domenica 20 novembre inziativa a Manfredonia per il #SI

Bordo: “Votiamo #SI per un’Italia più giusta e istituzioni meno costose”

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Manfredonia. ‘Italia, avanti’ è il titolo della manifestazione a sostegno del #SI al referendum costituzionale del 4 dicembre organizzata dal Circolo del Partito Democratico di Manfredonia.

L’iniziativa è in programma domenica 20 novembre, a partire dalle 10.30, presso Palazzo dei Celestini (corso Manfredi 22).
Interverranno: il coordinatore del comitato ‘Basta un sì’ di Manfredonia Salvatore Zingariello; il sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi; il consigliere regionale Paolo Campo; l’onorevole Michele Bordo.

“Il 4 dicembre è importante votare #SI per rendere l’Italia più giusta – afferma Michele Bordo – e le istituzioni più efficienti e meno costose. La riforma costituzionale consentirà innanzitutto il superamento del bicameralismo perfetto, che spesso rallenta l’attività parlamentare, e ridefinirà le competenze dello Stato e delle Regioni per uniformare in tutto il Paese le scelte nei settori più importanti, a partire dalla sanità.

Tutte le forze politiche da 30 anni provano a modificare l’organizzazione dello Stato per migliorare e rendere più attuale la nostra carta costituzionale. Gli altri Paesi lo hanno fatto da tempo. In Italia molti ci hanno provato e nessuno ci è riuscito: sono gli stessi che provano a bloccare la riforma. Ora, finalmente, abbiamo la possibilità di cambiare il Paese dopo le promesse mancate degli anni scorsi. Possiamo farlo – conclude Bordo – #bastaunSI il 4 dicembre”.



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Commenti


  • MN

    Gli stessi voi che ora per il sì scaricate Bersani e salite sul carro renziano per poi magari riscendere e risalire sul prossimo che passa. Giustamente l’ importante è che occupiate sempre voi le poltrone. Totale incoerenza con il voto del 13 novembre per il NO ad energas.
    Credo stiate davvero azzardando troppo nel reputare i cittadini e in particolare i manfredoniani degli sciocchi così come di recente hanno fatto in America candidando la Clinton chiaramente schierata con i poteri forti
    ( establishment) e poi sappiamo tutti come è andata a finire.


  • Redazione

    Allo stato quotidiano
    In questi giorni si è accesa di più la contrapposizione dei due schieramenti del SI e del NO sul referendum costituzionale. Polemiche, slogan spesso urlati.

    I cittadini quasi mai riescono a capire veramente qual è l’oggetto del contendere. Nel Partito Democratico i sostenitori del Si, che sono la maggioranza, non tollerano che ci siano militanti che la pensano diversamente da Renzi-Boschi e minacciano e invitano a lasciare il partito. A questi livelli di intolleranza siamo giunti per aver caricato la riforma istituzionale di significato politico. O con me o contro di me.

    Mi piacerebbe entrare nel merito delle norme contenute nella legge di riforma. Ma non è il caso. Voglio solo ricordare che è fuori dal perimetro disegnato dai valori del Partito Democratico chi ha voluto ad ogni costo far passare questa riforma: basta ricordare che il 16 febbraio 2008 è stato approvato il manifesto dei valori del PD, in cui è detto testualmente “ La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della Costituzione, nella certezza che essa non è alla mercé della maggioranza del momento, e resta la fonte di legittimazione e di limitazione di tutti i poteri.

    Il Partito Democratico, perciò. si impegna a ristabilire la supremazia della Costituzione e a difenderne la stabilità, a mettere fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza. anche promuovendo le necessarie modifiche al procedimento costituzionale “.

    Giacomo Stuppiello
    Manfredonia


  • "2 NO -1"

    prime forme di dittatura, o con me o fuori dal partito, spolo che gente cpome Bersani dice a me non mi cacciate e dico la mia: non siamo qui mica a pettinare le bambole?
    Il partito non è vostro comunisti destriani, il partito è di chi pensa per il bene comune,appunto comunisti, ma quelli di una volta.

    Eenzi è un ‘abusivo, voluto da napolitano e dalle lobby.

    RESISTETE, NON FATEVI BUTTARE FUORI.


  • "2 NO -1"

    di Massimo Fini

    La Costituzione, qualsiasi Costituzione, non è un tabù. Risente del momento storico in cui è stata concepita. La nostra è stata varata alla fine della guerra, dopo la caduta del fascismo e ha fra i suoi intenti principali quello di impedire il riaffiorare di un ‘uomo forte’ ed è quindi fatta di una serie di pesi e contrappesi, di misure e contromisure, di istituzioni che dovrebbero controllare altre istituzioni, appesantendola fortemente in un’epoca-turbo in cui le decisioni devono essere prese il più rapidamente possibile.
    Ma in realtà la nostra Costituzione, come ogni altra Costituzione, è solo una mera e simbolica dichiarazione di intenti e di princìpi, in cui c’è tutto e il suo contrario per cui la si può piegare in un senso o in un altro sostituendola con la cosiddetta ‘costituzione materiale’, come è avvenuto in Italia e come ammette anche quel grande studioso della liberal-democrazia che è Giovanni Sartori (Democrazia e definizioni). Tant’è che in alcuni Paesi, molto pragmatici, come la Gran Bretagna si è rinunciato ad avere una Costituzione sostituendola con la ‘common law’.
    L’errore è alla base. Non si può porre una questione così complessa, che implica il cambiamento di decine di norme, sotto forma di referendum che vuole un netto Sì o un netto No a tutto il pacchetto. In aggiunta non si può fare una riforma di questo genere in quattro e quattr’otto perché al presidente del Consiglio gli è venuta la fregola del ‘cambiamento’. Ci vorrebbe come minimo un lunghissimo e ponderato esame parlamentare. L’Assemblea Costituente, in cui erano presenti i maggiori giuristi italiani, a cominciare da Meuccio Ruini che ne divenne presidente (“Commissione dei 75”), ci mise circa un anno e mezzo di lavori per preparare il testo che sarà alla base della Costituzione attualmente vigente promulgata il 1° gennaio del 1948.
    Inoltre le nuove norme sono formulate in termini talmente involuti da non essere comprensibili non dico al comune cittadino ma anche agli esperti. Marco Travaglio ha cercato di tradurre in italiano queste norme, ma è stata una fatica improba come trasformare un testo sanscrito in un linguaggio attuale.
    In realtà fatte tutte queste premesse, il Referendum costituzionale diventa una questione di lana caprina. E’ semplicemente un Sì o un No a Matteo Renzi e alla sua politica. E’ stato lo stesso Renzi, ubbriacato dal successo alle elezioni europee che con quelle italiane hanno poco a che vedere, a trasformare imprudentemente il Referendum costituzionale in un referendum su se stesso. Chi vuole che Renzi resti al suo posto voterà quindi Sì gli altri No. Anche se non è affatto certo che se vince il No Renzi se ne vada a casa come aveva inizialmente promesso (“mi ritirerò dalla vita politica”). Perché poi ha fatto marcia indietro dicendo che se il partito glielo chiede resta al suo posto. Adesso ha fatto finta di cambiare nuovamente idea (“non sono uno abituato a galleggiare”). Del resto che credibilità può avere un tipo che dice all’amico “stai sereno” e due giorni dopo gli sfila il posto? Se lo avesse fatto in un bar non avrebbe potuto più rientrarci. Da noi è diventato presidente del Consiglio. Questa è l’Italia, di Renzi e degli ultimi trent’anni.
    In verità si sarebbero dovute invertire le due questioni. Prima varare una legge elettorale che modifichi la precedente (il cosiddetto ‘Italicum’) e poi, semmai, pensare alla questione costituzionale. Perché almeno sapremmo qual è la consistenza dei partiti che a questa Costituzione dovrebbero poi porre mano. Oggi invece sono in campo partiti che non esistono più, come Forza Italia col suo presidente ottuagenario e in pieno marasma senile o Ncd che ha percentuali da albumina o misteriose neoformazioni come Ala o l’Udc del sempreverde Pier Ferdinando Casini, mentre non sappiamo la reale consistenza delle due formazioni che si giocano la partita, i Cinque Stelle e il Pd. Elezioni subito, questa è la questione. Tutto il resto è fuffa.


  • ELETTORE DISGUSTATO: NO! NO! E ANCORA NO!


  • ELETTORE DISGUSTATO: NO! NO! E ANCORA NO!

    EMILIANO VOTA NO!


  • Zuzzurellone Sipontino

    Coerentemente difendiamo il No al bombolone con un No il 4 dicembre per bloccare anche a Roma energas. E ancor di più prevenire, per il futuro, iniziative piovute dall’alto, sul nostro territorio, che non ci appartengono. Appartengono forse a chi ci governa da più di 20 anni? E’ una semplice domanda.


  • Giada

    Andate a quel paese. E’ l’occasione buona per mandarvi a casa. La costituzione non si tocca, sono gli uomini come te che sono da cambiare.


  • no coment

    inutile dilungarsi,si è sentito di tutto ma senza sostanza .No al referendum.


  • Zuzzurellone Sipontino

    Dimenticavo. I senatori passano da 315 a 100, riduzione dei due terzi, ma per ridurre veramente i costi andrebbero licenziati i 2/3 dei dipendenti del senato che pesano udite udite per il 95% circa delle spese. Ma quale bufala della riduzione dei costi. Ancora, le 5 regioni a statuto speciale non avrebbero rappresentanti per incompatibilità, nei propi statuti della carica di consigliere e di parlamentare, qualcuno prima di scrivere le modifiche ha chiesto in giro? Dal 48 l’abbiamo cambiata ogni 19 mesi, circa, cambiati circa 40 articoli su 139 e se non ricordo male eliminati 4 o 5. E magia magia, le varie crisi succedutesi non se ne sono accorte del cambiamento della carta , ma va là. Se fossimo veramente fermi con l’Europa toglieremmo dalla carta costituzionale il pareggio di bilancio, se, se fossimo fermi. Siamo, da sempre, ai primi posti in Europa come velocità nel fare le leggi, e le facciamo così in fretta che poi facciamo la fine della legge Fornero, modificata poi quante volte? Alcune domande: domanda ma la Banca d’ Italia, a maggioranza azionaria di banche private, viola la costituzione? Controllore e controllato non sono in conflitto di interessi? Ripeto solo domande.


  • Peppino

    Il quartetto che crede di comandare Manfredonia si è unito a Renzi che con questo referendum si è preparato la fossa. La costituzione non si tocca. No al referendum.


  • mago pididi

    PD allo sfaschio. Infiltrazione di Renzi. Dopo il referendum il PD romperà le righe e Renzi se ne tornerà a Firenze.


  • Pasquino

    A me personalmente le persone che fanno i politici per mestiere sono indigeste. Agnelli mando il proprio nipote, sotto falso nome, a lavorare, come operaio alla piaggio, perché affermava che se non conosci il lavoro non sai nemmeno comandare. Questo è quello che succede nel parlamento italiano. Sotto gli occhi di tutti i risultati. Perciò un bel NO il 4 dicembre con la speranza che vanno fuori dalle scatole.


  • Zuzzurellone Sipontino


  • Per la costituzione di un governo di blocco popolare

    Il mese che porta al referendum costituzionale ha un particolare peso nella definizione degli equilibri politici (rapporti di forza) fra fazioni dei vertici della Repubblica Pontificia e, soprattutto, fra vertici della Repubblica Pontificia e masse popolari.
    Nel campo della classe dominante (i vertici della Repubblica) il referendum sta particolarmente a cuore a Renzi, alla sua cricca più stretta e all’apparato industriale e mediatico del nostro Paese (grandi industriali, grandi editori, giornali e TG) e della Comunità Internazione dei gruppi imperialisti europei, USA e sionisti: sono loro i principali, ostinati e invadenti promotori del SI. Sono schierati per il NO, ma più di facciata che di sostanza, Lega e Forza Italia; la sinistra PD saltella da uno schieramento all’altro. I veri promotori del NO, nel campo della classe dominante, sono pezzi di istituzioni e autorità borghesi (magistratura, alcune amministrazioni locali la cui capofila è quella di Napoli).
    Nel campo della sinistra borghese (partiti, grandi sindacati di regime e grandi associazioni) il M5S non sta promuovendo la mobilitazione fra le masse popolari adeguata alle forza e alle potenzialità che ha e al ruolo che proclama (difensore della Costituzione e della democrazia borghese), ha promosso fino ad ora una campagna di opinione molto generale e mediatica e, soprattutto, non ha schierato apertamente le sue Amministrazioni locali, non ha chiamato alla mobilitazione di massa (sono lontani i “tour elettorali” di Grillo &C). Latitano del tutto le organizzazioni sindacali (in particolare la CGIL e la FIOM, formalmente schierati per il NO), i personaggi “della cultura e della società civile”. L’ANPI, timidi i vertici nazionali, è schierato a macchia di leopardo e solo le Sezioni più legate alle masse popolari stanno facendo attivamente propaganda per il NO.
    Nel campo delle masse popolari la campagna referendaria si regge sull’attivismo e sulla mobilitazione di una moltitudine di organismi (reti e associazioni informali capillarmente distribuite su tutto il territorio) che promuovono l’autorganizzazione dal basso. Sono loro che animano il NO al referendum nelle città, nei quartieri, nelle aziende (citiamo qui la rete dei comitati per il NO alla FCA di Cassino, Termoli, Pomigliano, Mirafiori, Melfi e Sevel di Atessa, i coordinamenti per il NO promossi da alcuni circoli del PRC o centri sociali).
    In sintesi: da una parte (il SI) Renzi, la sua cerchia più stretta, i grandi editori, i capitalisti “di successo” (da Marchionne a Briatore), l’UE e gli USA; dall’altra una moltitudine di organismi operai e popolari che solo occasionalmente hanno il sostegno di personaggi di spicco della sinistra borghese e della “società civile”.
    Il 4 dicembre rischia di essere una disfatta per Renzi che, pavoneggiandosi fin dal suo insediamento su un “consenso popolare” che non ha mai veramente avuto, rischia di essere rottamato a mezzo referendum. Rottamare Renzi, per i vertici della Repubblica Pontificia, alimenta la crisi politica perché né le fazioni che lo sostengono né quelle che lo osteggiano, hanno pronta una soluzione di ricambio. Soprattutto, la rottamazione di Renzi a mezzo di consultazione popolare è ben diversa dalla rottamazione per un qualche colpo di mano o intrigo di potere (come quello con cui lui stesso ha fatto barba e capelli a Letta – “Stai sereno!”).
    La vittoria del SI darebbe a Renzi maggiore potere di quanto ne ha oggi, in particolare sarebbe il nullaosta su tutta una serie di manovre eversive che il suo governo sta già portando avanti fin da prima della riforma costituzionale (abolizione delle Province, riforma della Pubblica amministrazione, Sblocca Italia, ecc.) e lo metterebbe nella condizione di portare più a fondo la “rottamazione” di tutta una serie di cespugli del sottobosco della Repubblica Pontificia e della sua corte, di cui si è eretto paladino. La vittoria del SI’, dunque, sarebbe comunque un’incognita per la stabilità dei poteri della Repubblica Pontificia, per la governabilità del paese, e, lungi dall’essere una soluzione, alimenterebbe la guerra per bande tra istituzioni e apparati.
    I vertici della Repubblica Pontificia sono in subbuglio: questo referendum, data la composizione, il valore, il peso, le motivazioni e gli obiettivi della principale forza che promuove il NO (le organizzazioni operaie e popolari) è diventato ingombrante anche per coloro che ufficialmente non lo possono dire (dai D’Alema ai Salvini) perché sull’opposizione di cartone a Renzi sono ritornati sulla scena o si sono ritagliati un posto al sole.
    Alfano, chi ha la memoria che arriva al 2012 lo ricorderà perché in Forza Italia fu liquidato da Berlusconi in ragione del fatto che non avesse “il quid”, è uomo di “diplomazia” e, di certo non di iniziativa personale (“non ha il quid”) intervistato da RTL 102.5 il 2 novembre lancia alla chetichella (saggia il terreno, lancia il sasso) l’idea di rimandare il referendum “a causa del terremoto”. Proposta tanto subdola, grossolana e compromettente che nessuno dei pavidi sostenitori borghesi del NO (da D’Alema a Salvini, a Brunetta) ha avuto il coraggio di accettare e che lo stesso Alfano ha ritrattato. Si sarebbe trattato della più grande operazione di sciacallaggio sulle popolazioni terremotate, aggravata dalla pioggia di menzogne che il governo sta versando loro addosso. “Il terremoto non regge”, ci vuole qualcosa di più… straordinario.
    I vertici della Repubblica Pontificia sono la commistione di vari poteri, ognuno dei quali si è distinto nella storia (in alcuni casi millenaria, come il Vaticano) per spregiudicatezza, ferocia, opportunismo, cinismo e intelligenza criminale: strategia della tensione e bombe nelle stazioni e nelle piazze, trame golpiste e guerre di mafia hanno accompagnato la storia della Repubblica. Ci sono delle teste d’uovo che stanno pensando molto, in queste settimane, con il compito di, se necessario, proporre la più efficace emergenza sociale per disinnescare la miccia della data del referendum costituzionale.
    La strada più “innocua” e “pulita” sarebbe stata il pronunciamento della Corte Costituzionale sul ricorso promosso da Onida sulla legittimità del quesito referendario. Liquidato il ricorso del M5S e Sinistra Italiana, rimaneva quello come via istituzionale per disinnescare la miccia. Ma il 10 novembre è arrivato il pronunciamento: il ricorso di Onida non è stato accolto.
    A questo punto, se nella lotta fra le fazioni prevarrà quella del rinvio (cioè se Renzi e la sua cricca faranno comunella con i suoi oppositori istituzionali – per inciso: il passaggio di Cuperlo dall’ombrello di Bersani al raggio d’azione del cellulare della Boschi è sintomatico), le strade che i vertici della Repubblica Pontificia vorranno intraprendere non possiamo conoscerle. Certamente sono strade che devono creare una situazione di grande emergenza nel paese, più del terremoto. Devono creare una situazione di straordinaria gravità, tale da lasciar supporre che lo svolgimento del referendum sia impossibile.
    Qualunque forma assumesse questa emergenza nazionale, il contenuto sarebbe indiscutibilmente quello di un colpo di mano. Se saltasse il referendum, qualunque sia il motivo, i vertici della Repubblica Pontificia farebbero il possibile per dirottare l’attenzione e la mobilitazione delle masse popolari contro le sue cause apparenti.
    A noi progressisti, agli operai avanzati, ai lavoratori alle masse popolari il compito di non cadere nella rete e promuovere la massima mobilitazione di cui siamo capaci, ovunque siamo capaci di animarla e con chiunque è disposto ad animarla.
    Forse, leggendo questo appello, qualcuno avrà l’impressione che sia un’esagerazione e che viviamo di paranoie apocalittiche e complottarde. La questione è, lo spieghiamo in modo che chi lo pensa rimetta i piedi a terra, che per motivi diversi e in un contesto in parte diverso, una situazione similare già si presentò ai tempi della seconda elezione di Napolitano a Presidente della Repubblica (2013). A fare fronte a quel golpe bianco fu lasciato solo il M5S, incapace, per concezione legalitaria e per paura, di impedire la mossa di cui oggi Renzi e la riforma della costituzione sono figlie (come i prelievi forzosi dai conti correnti, l’abolizione dell’Articolo 18 e dello statuto dei Lavoratori, il peggioramento della normativa pensionistica, la fase finale dello smantellamento della sanità e della scuola, ecc. ecc.). All’epoca, noi stessi non avevamo chiaro quello che stava succedendo in quei giorni e lo abbiamo compiutamente messo a fuoco solo successivamente. Oggi, sulla scorta dell’esperienza, non siamo disposti a delegare la mobilitazione di fronte a un altro eventuale golpe bianco, travestito da emergenza nazionale.
    Siamo realisti, non catastrofisti. Non siamo fessi e non nutriamo alcuna fiducia nella cricca che governa e amministra il paese e nei suoi apparati.
    Per una serie di motivi e cause (fra cui le principali e decisive sono la mobilitazione e l’attivismo delle masse popolari nell’usare la campagna referendaria per applicare direttamente la parte democratica e progressista della Costituzione) è ancora aperta la strada alla possibilità che il referendum del 4 dicembre si svolga. E’ possibile, ma non certo.
    Se così sarà, il clima politico sarà avvelenato dai vertici della Repubblica Pontificia con ogni mezzo: arbitri e violenze poliziesche (come a Firenze il 5 novembre e a Bologna nei giorni precedenti), provocazioni e repressione (come a Roma e Pavia, sempre il 5 novembre), operazioni “sensazionali” finalizzate a mestare nel torbido (come a Goro) e altri.
    Se il referendum sarà confermato per il 4 dicembre, bisogna che i comitati per il NO, le reti, gli organismi che hanno fino ad oggi animato la campagna e la animeranno, si organizzino per effettuare il controllo popolare ai seggi contro tentativi di brogli e sofisticazioni dei risultati che sono possibili se lasciamo nelle mani delle autorità costituite la verifica, il conteggio e l’osservazione delle operazioni di voto.
    Usiamo la battaglia referendaria per rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione dei lavoratori, dei giovani delle masse popolari per far fronte alla crisi del capitalismo, per rompere con l’asservimento alle istituzioni della Repubblica Pontificia e affinché diventino protagonisti e artefici della costruzione del loro futuro. La costituzione del Governo di Blocco Popolare è la linea che meglio corrisponde alle condizioni attuali del nostro paese a fare avanzare la rivoluzione socialista, quello di cui hanno bisogno le masse popolari.


  • Alfredo #iovotosi

    Avv. Orazio Totaro, inutile sprecare tempo con gente accecata dalla rabbia che vota con la pancia piena di odio invece che con la testa.

    Bisogna superare un bicameralismo malfatto e un regionalismo sprecone: ecco perché augurarsi che la riforma passi. Togliendo dal tavolo Renzi e tutto quel che non piace del suo governo.

    Se ragionassero, capirebbero che non c’è alcun rapporto fra Energas e modifica Costituzionale,
    a parte il fatto che le modifiche costituzionali non sono retroattive,
    già adesso, l’ultima parola sulla installazione degli impianti spetta al GOVERNO CENTRALE (leggetevi il Decreto Sviluppo).

    C’è chi parla di incolumità parlamentare dei membri non piu’ eletti dal popolo sovrano, che non si sa ancora come saranno scelti gli eletti al nuovo senato (se ne discuterà in parlamento solo dopo un eventuale vittoria dei si), fossero sindaci, presidenti e assessori regionali, ma perchè questi non sono eletti dal popolo sovrano? Sono eletti forse da babbo natale?
    Anzi, Questi sarebbero più autorizzati dal popolo che non gli attuali senatori.

    Chi vuole votare no per far cadere il governo ed allontanere Renzi poi vive tra le nuvole.
    I governi cadono SOLO se perdono la fiducia delle camere, non per i referendum.
    In caso di vittoria molto pesante dei No, renzi potrebbe (sempre se vuole) chiedere una verifica, ma pensate davvero che il parlamento gli voterebbe contro?
    L’80% dei nominati al Parlamento è all’ultimo giro a stipendio da Parlamentare, privilegi e potere. Pensate davvero che faranno crollare tutto causando tra l’altro una grave crisi istituzionale?
    Che vinca il si, o che vinca il no (più probabile perché attualmente in vantaggio), al governo non cambierà assolutamente nulla, le prossime elezioni si terranno nel 2018.
    Mettetevelo nella zucca!!!
    Per i poveri illusi che pensano che votando no cadrà il governo di Renzi leggete qui http://www.repubblica.it/politica/2016/11/16/news/referendum_le_barricate_dei_due_terzi_dei_parlamentari_alla_prima_legislatura_mai_a_casa_prima_di_settembre-152128029/?ref=HREC1-12
    Ancora convinti?

    Bisogna abolire il bicameralismo perfetto, siamo gli unici al mondo ad avere un iter tanto lungo per approvare le leggi.
    Qualcuno dice che ci sono anche oggi leggi sono approvate in tempi brevi, questo è vero, ma riguarda solo i decreti urgenti, i problemi arrivano quandi bisogna approvare un disegno di legge.
    Per approvare i Ddl di iniziativa parlamentare sono necessari in media 392 giorni alla Camera e 226 giorni al Senato (dati del 2016).
    Bisogna abolire il bicameralismo perfetto, siamo gli unici al mondo ad avere un iter tanto lungo per approvare le leggi.

    Si contesta chi avrebbe scritto la riforma, ma a chi dovremmo farla scrvere, al comico Grillo?
    Ma ci rendiamo conto del gruppo che ha formato il fronte del no? I dilettanti Grillini, D’Alema, Berlusconi, Pomicino, addirittura CasaPound e Salvini.
    Il testo, è scaturito da un accordo tra le due principali forze politiche italiane, Partito Democratico e Forza Italia, ed è stato discusso dalle due camere per 731 giorni, con tre letture per entrambi i rami del parlamento e sei approvazioni, necessarie per decretare il testo finale. Non è un caso che al suo primo passaggio in Senato, l’8 aprile del 2014, nessun parlamentare abbia votato contro la riforma. Bisognerebbe chiedersi come mai, fino a qualche mese fa fossero (grillini esclusi) tutti d’accordo con le modifiche.

    Questi assetati di poltrone che non hanno nulla incomune l’uno con l’altro se non la sete di potere, potrebbero far vincere il no al referendum, ma alle elezioni (del 2018) dovranno andare ognuno per conto proprio, e nei sondaggi il PD è ancora il primo partito d’italia con il 31,5% (gli ultimi sondaggi politici di EMG al 19 ottobre 2016).

    Quello del 4 dicembre, però, non è un referendum su Renzi. Ma su una revisione costituzionale chiesta a gran voce da Giorgio Napolitano ad inizio legislatura, quando un plebiscito di un Parlamento balcanizzato lo rielesse presidente della repubblica. Vale la pena di rileggere cosa disse, il 22 aprile del 2013: «Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana».
    Può piacere o meno, ma la riforma costituzionale oggi oggetto di referendum altro non è che la “soluzione praticabile” di cui parlava Napolitano.

    Probabilmente non basterà un Sì, questo Sì, per cambiare l’Italia. Ma uscire da uno dei bicameralismi più assurdi e malfatti dell’Occidente e da un regionalismo ipertrofico e sprecone, senza alcun senso d’essere, è un buon passo avanti, sufficiente per auspicare che la riforma passi.


  • Cittadino onesto di Manfredonia

    Grande il Generale Marasco altro che voi!


  • Antonello Scarlatella

    Alfredo, sono le chiacchiere gli slogan che bisogna abolire.
    Renzi non può offendere l intelligenza degli italiani facendogli credere che abolendo il CNEL, e riformando il senato che diventerà un contenitore inutile, si riavvia il motore economico dell Italia.
    Ti ricordo che la corruzione in Italia costa 60 miliardi all anno
    L evasione fiscale 130 miliardi all anno.
    Insieme 180 miliardi… Calcolati i punti di Pil., e dimmi chi è questo coglione che in Italia si mette ad aprire un’azienda con questi dati.
    Tu credi che riformando il senato si possano risolvere i problemi di cui sopra?
    Eddai spiegamelo tecnicamente.
    Ti ricordo che in Italia si va a botta di decreti non di leggi.
    Poi ripeto un governo non eletto dal popolo che indice un referendum costituzionale è al pari di un governo che fa un colpo di stato.


  • Akka nisciun e' fess!!!

    Bravo Scarlatella.

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