Celentano, San Remo e i poteri forti
Foggia – “C’ERA uno schema preciso, quattro persone posizionate in punti diversi che, quando c’era una pausa partivano”. Lo ha spiegato Gianni Morandi in conferenza stampa il giorno dopo la chiusura della manifestazione canora sanremese. “Non è mai accaduto in tanti anni di Festival qualcosa di simile. Certo, c’è chi contesta se la vittoria va a uno o all’altro, ma fischi e contestazioni così no. Che la cosa sia stata organizzata per me è sicuro”. In effetti è un pò difficile pensare che la stessa identica platea che aveva acclamato a scena aperta Adriano Celentano solo pochi giorni prima sullo stesso tema possa aver cambiato drasticamente opinione in un così breve lasso di tempo.
E pensare che le parole del cantante di origine pugliesi (i genitori erano di Foggia trasferiti nel nord Italia per lavoro) riguardanti le testate Famiglia Cristiana e Avvenire, espresse nella serata finale del Festival di San Remo, erano sembrate tutt’altro che esecrabili: “Ho espresso una mia opinione, siamo in democrazia, non ho il potere di chiuderli ma di consigliare un cambio di impostazione editoriale. Qualcun altro ha chiuso invece qualcos’altro”.
Il rifermento alla chiusura delle trasmissioni di Michele Santoro e di Serena Dandini stabilita dal Direttore generale della RAI Lorenza Lei appena nominata, presumibilmente per “mandato politico”, è evidente ma, strano a dirsi, pochissimi hanno gridato allo “scandalo” su questo episodio. Cosa che succedono spesso nel Belpaese nessuno, ormai, sembra ormai farci seriamente caso. Anche le proteste sull’annullamento dei referendum da parte della Consulta sono cadute quasi nel vuoto. A chi interessa un milione e mezzo di firme cancellate in un sol colpo?
Il consiglio di Celentano “di parlare più del Paradiso e meno di politica”, diversamente, ha avuto lo stesso effetto di una bomba al napalm nel salotto buono pieno di ceramiche stile liberty. “Celentano, noi e la Rai di Pilato” titola oggi un articolo di Famiglia Cristiana che parla “offese inaccettabili contro di noi” e aggiunge: “La Rai gli ha permesso tutto, perfino di ribadire le offese”. L’articolo parla anche di “Festival scialbo e noioso, capace di fare audience solo se una pop star le spara grosse sul malcapitato di turno”. “Celentano riattacca i giornali cattolici. La platea lo fischia”, spiega oggi un articolo dell’Avvenire a firma di Angela Calvini. Sullo stesso climax anche il Tg1: “Celentano è stato fischiato” da 4 persone, ma pur sempre fischiato.
Durante la finale del festival di Sanremo, il picco di ascolto è stato registrato alle 22.59: in quel momento 17 milioni 505 mila spettatori stavano seguendo il siparietto tra Gianni Morandi e Adriano Celentano. Il picco in share, invece, è stato raggiunto all’1.16, con l’81.96% per la proclamazione della vincitrice Emma.
Nonostante Celentano abbia deciso di devolvere interamente il proprio compenso in beneficenza (pochi giorni prima aveva anche raccolto fondi per le popolazioni alluvionate della Liguria insieme a Beppe Grillo e don Gallo), don Enrico Panzeri, da 15 anni parroco del paese in cui risiede l’artista, ha spiegato che l’artista è stato, a suo avviso, tutt’altro che munifico. “Celentano – sostiene il prete dalle pagine di Tv Sorrisi e Canzoni – non tira fuori un centesimo: chieda in giro”. Secondo la perpetua Pina, inoltre, “Celentano non dà un euro d’offerta – afferma – quando viene a Messa la domenica. Ora parla di beneficenza? Sono perplessa. Il suo vecchio giardiniere gli chiese un aumento e lui rispose di lavorare qualche ora in più per prendere di più. A Galbiate, che Celentano ci sia o no, non cambia niente”.
In effetti è difficile non stracciarsi le vesti di fonte a parole così offensive: “…Tutto quello che desideriamo qui sulla terra, non è che una misera microscopica particella in confronto a ciò che il Padre Nostro ci ha preparato. E noi invece non facciamo che allontanarci sempre di più; mentre invece dovremmo cercarlo! …E non importa se nessuno di noi ha mai visto Dio, ma tutto ciò sarà interessante per conoscerci; per capire che l’unica via, non interrotta, è la sua. E su questi temi dunque che dovrebbe “basarsi” un giornale, che ha la presunzione di chiamarsi Famiglia Cristiana o anche l’Avvenire”. Questo il segmento “incriminato” di Celentano che ha provocato titoli al vetriolo come “buffone”, “predicatore”, “Celentano nemico di Dio”. Accidenti.
Se frasi così “controverse” hanno scatenato un vespaio chissà quale reazione avrebbe provocato, ad esempio, una disquisizione sullo scandalo pedofilia, sui rapporti tra IOR e Beretta o sullo scomparso don Verzè e il crack economico del San Raffaele. Ma forse è meglio non porsi questo quesito.
a.delvecchio@statoquotidiano.it








2 Commenti
Mi sembra che vi arrampichiate sugli specchi. Avvenire ha semplicemente esercitato il suo diritto di critica nei confronti di Celentano, che evidentemente è convinto di poter dire tutto quello che vuole senza che gli altri nemmeno possano alzare il ditino per obiettare qualcosa. Fa firmare alla Rai contratti capestro per evitare controlli da parte di quest’ultima e si innervosisce se anche i “terzi” eccepiscono. Adesso ‘sta storia dei quattro che fischiavano perchè erano organizzati. Morandi ha detto che c’erano quattro persone che fischiavano: vuol dire questo che fossero organizzati? Non mi pare. Galimberti ha espresso solidarietà al dirigente svillaneggiato dalla Mori e io mi fido molto di Galimberti, più della Mori almeno. La verità è che Celentano si è voluto vendicare di Avvenire, Famiglia Cristiana e Aldo Grasso, ci vuole così poco a capirlo, altrimenti perchè avrebbe tirato in ballo anche Grasso? Forse anche Grasso è un critico cattolico? E alla fine, alcuni saggi gli hanno fatto capire che era meglio che la piantasse di dire sciocchezze pro domo sua (che oltretutto non erano particolarmente divertenti) e si mettesse a cantare che faceva meglio. Tutto qui.
Mettiamo un po’ di ordine. Beretta holding SPA è controllata al 97,11% dalla UPIFRA SA, holding lussemburghese il cui acronimo sta per Ugo-Piero-Franco, i nomi cioè di Gussalli Beretta e dei figli.
Gli altri azionisti sono Cadeo Pietro, Lorenzo Moretti, Luigi Moretti, Aldo Allevi, per un totale, compresa UPIFRA di 79.233.467 azioni – 99,0419%. Lo IOR pare non figurare tra gli azionisti.
Il cardinale nella foto è Jozef Glemp, Polonia. L’arma che impugna non è una Beretta, bensì è il nuovo fucile Dragunov SVD, chiamato negli ambienti militari russi “balalaika”, che si ispira all’americano ESR XM2010 (Enhanced Sniper Rifle), conosciuto prima come M24. I volti nella foto, non sembrano quelli dei tipici italiani, ma piuttosto polacchi/russi. La presenza dell’ex Primate di Polonia, e di un’arma russa, farebbe presupporre che la foto non sia stata scattata in Italia. Si ignora cosa ci facesse il cardinale con un’arma in mano (una foto fuori dal suo contesto è di difficile interpretazione).Non risulta che, prima di essere messo a riposo, il card. Glemp abbia mai fatto parte della commissione cardinalizia di vigilanza dello IOR. Sicuramente non è un tiratore scelto, considerando che appoggia il calcio sulla spalla destra e guarda nel mirino con l’occhio sinistro.
In conclusione, ho motivo di ritenere che la notizia sia un fake!
Ps: Già che ci sono, preciso che tutti noi italiani (evidentemente) siamo grati alla Beretta di esistere, dal momento che il nostro Presidente della Repubblica ha ritenuto pure di premiare l’azienda: http://www.beretta.it/A-BERETTA-IL-PREMIO-LEONARDO-QUALITA-2011/index.aspx?m=219&f=1&idn=170