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Come stabilito con recente sentenza

Appalti scuola, Consiglio di Stato boccia il Consorzio Nazionale Servizi

In discussione una "gara d’appalto indetta dalla CONSIP s.p.a. per l’affidamento, mediante stipula di convenzioni, dei servizi di pulizia e di altri servizi funzionali al mantenimento del decoro e della funzionalità degli immobili di istituti scolastici"


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Roma. ”(..) Manifestamente infondate sono le questioni di illegittimità costituzionale dell’art. 15 l. n. 287 del 1990, sollevate dalla difesa di CNS in via subordinata nella memoria del 19 gennaio 2017, per assunta violazione degli artt. 3 e 45 Cost., attesa la peculiarità della fattispecie oggetto del presente giudizio, connotata dalla finalizzazione dello strumento consortile alla perpetrazione di una concertazione diretta a distorcere gli esiti di una gara d’appalto e alla spartizione dei lotti, e tenuto conto che il tertium comparationis invocato dall’appellante presuppone un uso fisiologico – e non sviato – dello strumento consortile”.

Con recente sentenza, il Consiglio di Stato di Roma – Sezione Sesta – definitivamente pronunciando sul ricorso proposto nel 2006 dal C.N.S. Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa contro Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato – AGCM – e nei confronti di: Associazione Nazionale Imprese di Pulizia e Servizi Integrati – ANIP, CONSIP s.p.a., Ministero dell’Economia e delle Finanze, Associazione Nazionale delle Cooperative di Servizi Legacoop Servizi, Exitone s.p.a., e con l’intervento di ad adiuvandum: Manutencoop Facility Management s.p.a., per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Sede di Roma, Sezione I, n. 10303/2016, resa tra le parti e concernente: illecito antitrust, sanzione amministrativa pecuniaria – mcp. – respingendo sia l’appello principale sia l’appello incidentale e confermando, per l’effetto, l’impugnata sentenza.

Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 26 gennaio 2017, il consigliere Bernhard Lageder.

”Con la sentenza in epigrafe, il TAR Lazio aveva accolto parzialmente, limitatamente ai motivi che investivano la determinazione dell’ammontare della sanzione amministrativa pecuniaria, il ricorso n. 3542 del 2016, proposto dalla Società Cooperativa Consorzio Nazionale Servizi (CNS) avverso il provvedimento n. 25802 del 22 dicembre 2015 (e gli atti presupposti e consequenziali), con il quale l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) aveva ritenuto accertato, alla luce degli acquisiti elementi di prova ‘esogeni’ ed ‘endogeni’, che CNS, Manutencoop Facility Management S.p.A. (MFM), Roma Multiservizi S.p.A. (RM) e Kuadra S.p.A. (Kuadra), in occasione di una gara d’appalto indetta dalla CONSIP s.p.a. per l’affidamento, mediante stipula di convenzioni, dei servizi di pulizia e di altri servizi funzionali al mantenimento del decoro e della funzionalità degli immobili di istituti scolastici di ogni ordine e grado e dei centri di formazione della p.a. (per una durata di due anni, rinnovabili per un altro anno), avevano posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza contraria all’articolo 101 TFUE, consistente in una pratica concordata avente la finalità di condizionare gli esiti della gara attraverso l’eliminazione del reciproco confronto concorrenziale e la spartizione dei lotti da aggiudicarsi nel limite massimo fissato dalla lex specialis, irrogando alle predette imprese le sanzioni amministrative pecuniarie rispettivamente di euro 56.190.090,00 (nei confronti di CNS), di euro 48.510.000,00 (nei confronti di MFM), di euro 3.377.910,00 (nei confronti di RM) e di euro 5.763.882,00 (nei confronti di Kuadra)”.

”La gara, indetta dalla CONSIP s.p.a. per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze con bando pubblicato sulla G.U.U.E. del 14 luglio 2012 e sulla G.U.R.I. del 16 luglio 2012, si era svolta secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (con un punteggio massimo di 60 per l’offerta tecnica e di 40 per l’offerta economica), al prezzo base d’asta di complessivi euro 1,63 miliardi, ed era suddivisa in 13 lotti definiti con un criterio geografico, e precisamente nei lotti 1 Valle d’Aosta, Piemonte e Liguria (del valore di euro 110,6 mln), 2 Emilia-Romagna (del valore di euro 92,2 mln), 3 Toscana (del valore di euro 83,8 mln), 4 Sardegna e parte della Regione Lazio (del valore di 192,2 mln), 5 Lazio (del valore di 95,1 mln), 6 Campania – Province di Napoli e Salerno (del valore di 196,8 mln), 7 Campania – Province di Caserta, Benevento e Avellino (del valore di 91,2 mln), 8 Lombardia e Trentino (del valore di 105 mln), 9 Friuli Venezia Giulia e Veneto (del valore di euro 93,8 mln), 10 Umbria, Marche, Abruzzo e Molise (del valore di euro 112,5 mln), 11 Puglia (del valore di euro 194,3 mln), 12 Calabria e Basilicata (del valore di euro 89,8 mln) e 13 Sicilia (del valore di euro 172,3 mln)”.

”Secondo le previsioni del bando, ogni concorrente avrebbe potuto aggiudicarsi fino a un massimo di tre lotti, individuati a cominciare da quello di maggiore rilevanza economica e procedendo in ordine decrescente di valore, mentre i restanti lotti sarebbero stati assegnati al secondo classificato. Il bando aveva fatto divieto ai concorrenti di partecipare alla gara in forma individuale e contemporaneamente in forma associata (r.t.i., consorzi), oppure di partecipare in più di un r.t.i. o consorzio, a pena di esclusione. Il bando aveva altresì previsto a pena di esclusione che, in caso di partecipazione a più lotti, il concorrente, singolo o associato (r.t.i. o consorzio), doveva presentarsi sempre nella medesima forma (singola o associata) e, se associato, sempre nella medesima composizione. L’originario termine per la presentazione delle domande di partecipazione e delle offerte, fissato nel bando al 26 settembre 2012, era stato successivamente prorogato dalla CONSIP al 15 ottobre 2012”.

”(….) In sostanza, l’Autorità illustrava nelle relative conclusioni che gli acquisiti elementi di prova avevano fatto emergere incontrovertibilmente che, in occasione della procedura di gara in questione, le quattro imprese sopra richiamate avevano posto in essere un’intesa anticoncorrenziale per il suo stesso oggetto (sub specie di pratica concordata), con la finalità di condizionare gli esiti della gara attraverso l’eliminazione del reciproco confronto concorrenziale e la spartizione dei lotti, così da aggiudicarsi i più appetibili nel limite massimo fissato dalla lex specialis. La condivisione della scelta degli otto lotti su cui presentare l’offerta e la conseguente decisione di non partecipare ai residui cinque messi a gara avevano inoltre, secondo la ricostruzione dell’AGCM, influenzato gli esiti della procedura con riguardo a tutti i tredici lotti oggetto della procedura”.

”In particolare, secondo l’assunto dell’AGCM, risultava che CNS e la sua principale consorziata MFM avevano deciso di partecipare separatamente alla gara, laddove, se quest’ultima avesse partecipato in qualità di impresa indicata dal consorzio, il numero massimo di lotti che si sarebbero potute aggiudicare congiuntamente, sarebbe stato pari a tre, mentre, partecipando separatamente, avevano potuto contare sull’aggiudicazione di sei lotti. Inoltre, le due imprese, una volta decisa la partecipazione autonoma, avrebbero dovuto concorrere come soggetti assolutamente indipendenti, del tutto prescindendo dai legami consortili, mentre risultava che avevano individuato i lotti su cui avrebbero rispettivamente concentrato i propri ‘sforzi’ tramite scambi indiretti di informazioni al fine di perseguire un comune disegno, per il quale risultava essenzialmente che CNS aveva partecipato alla gara avendo tra i propri principali obiettivi quello di tutelare i contratti storici e il portafoglio della propria consorziata di maggior peso quale era MFM, curandone gli interessi in via principale e maggiore rispetto a quelli delle consorziate per conto delle quali pure aveva presentato le sue offerte”.

”Per l’AGCM, quindi, risultava un utilizzo distorto dello strumento consortile da parte di CNS, il quale aveva principalmente avuto riguardo alle consorziate di maggior peso rispetto a quelle di più ridotte dimensioni. La strategia di gara di CNS era risultata del tutto irrazionale – se non nell’ottica della concertazione con la concorrente MFM e le imprese RM e Kuadra –, oltre che incoerente con i principi che lo stesso consorzio aveva riferito essere alla base delle proprie scelte partecipative, presentandosi esso solo in alcuni lotti e non in altri, e coincideva unicamente con l’obiettivo collusivo condiviso con MFM di aggiudicarsi complessivamente sei lotti in luogo di tre, come emergeva dalla scelta – estranea a una sana logica imprenditoriale – di non presentare offerta per i lotti comprendenti l’Emilia-Romagna e la Lombardia (lotti 2 e 8), poi aggiudicati a MFM, e di presentare offerte decisamente non competitive per i lotti relativi alla Toscana e al Veneto (lotti 3 e 9), entrambi pure aggiudicati a MFM”.

LEGGI LA SENTENZA INTEGRALE
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redazione stato quotidiano.it – riproduzione riservata

Appalti scuola, Consiglio di Stato boccia il Consorzio Nazionale Servizi ultima modifica: 2017-02-20T18:06:09+00:00 da Redazione



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